Tag Archives: archeologia

Perché un libro su Giuseppe Tucci e Gentile, Mussolini, Andreotti?

Piccolo aggiornamento: il libro è n. 1 nella classifica di vendite su Amazon sezione Geografia, n. 3 su Ideologie politiche, n. 18 Biografie e Autobiografie e n. 305 nella categoria Bestseller.

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Salvare il bello dell'Italia dall'America

Members of the list are urged to sign a petition directing an appeal to the Extraordinary Commissioner for Rubbish Disposal of the Regione Lazio (the area around Rome, Italy). The Commissioner has proposed to install a big, new dump for Rome’s rubbish just a few kilometers from Hadrian’s Villa, the World Heritage Site near Tivoli, Italy. Please join an increasing number of archaeologists and museum professionals in expressing your opposition to this plan by signing the petition available online.

Oggi mi è arrivato questo messaggio dalla lista di archeologia a cui sono iscritta. Vogliono costruire una discarica per i rifiuti a pochi chilometri da Villa Adriana, la meravigliosa villa romana costruita presso Tivoli dall’imperatore Adriano (118-138) come residenza imperiale, ora patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Sono professori universitari e direttori di museo americani che hanno scritto al nostro governo e ci chiedono di firmare. Loro lo chiedono a noi. La petizione infatti è in inglese.

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La triste fine del Museo Civico di Arte Orientale di Trieste

testa di Buddha del GandharaCircolano indiscrezioni secondo cui il Museo Civico di Arte Orientale di Trieste chiuderà.

Il museo è situato nel bellissimo Palazzetto Leo di Via San Sebastiano 1 e offre in mostra non solo collezioni e oggetti d’arte orientale, ma anche memorie e ricordi di viaggio, armi, strumenti musicali, testimonianze di vario tipo e reperti di carattere etno-antropologico provenienti da tutta l’area asiatica, in particolare dalla Cina e il Giappone e acquisiti dai Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste a partire dalla seconda metà del XIX secolo.

Il museo ospita al primo piano la sezione “Trieste e l’oriente” e la sezione Gandhara, di cui ho parlato più volte, al secondo piano la sezione Cina e al terzo e quarto piano la sezione Giappone.

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Il Buddha che dorme ancora

Buddha Sette anni dopo che i Talebani hanno distrutto i Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, una missione archeologica franco-afghana ha scoperto parti di un Buddha dormiente di 19 metri, sepolto nella terra.

Non è chiaro che fine faranno, ma intanto, per proteggerli, sono stati ricoperti di nuovo dalla terra: non si sa se sono più pericolosi i talebani o i ladri d’arte antica e reperti archeologici.

Ma il Governo ci ha pensato? Le conseguenze dei tagli alla scuola e all'università

Charlie Manas the BeautifulDicevo due giorni fa che l’università sta scendendo sul piede di guerra, e con ottime ragioni, per gli enormi tagli progressivi aprovati con la Legge 133/08 (ecco il testo). Mi chiedevo ieri se davvero i ministri Gelmini, Tremonti e il governo tutto hanno pensato all’enorme portata e alle conseguenze della legge.

L’istruzione, a tutti i livelli, e la ricerca, non sono dei beni di un partito o di una corrente politica ma di tutti, di uno stato. Sono di tutti, perché le scuole e le accademie pubbliche sono di tutti. I bambini che ci vanno sono figli di persone che si riconoscono nella destra, nella sinistra, nel centro, nella chiesa cattolica, sono figli di estracomunitari. L’istruzione e la ricerca sono il paradigma dell’andamento presente di uno stato e rappresentano lo sviluppo futuro.

Con questa legge, mentre il costo della vita progressivamente sale, in cinque anni, progressivamente, i soldi erogati per l’istruzione e la ricerca diminuiscono. Con quali conseguenze?

Intanto ne dico tre, enormi, che saltano subito all’occhio:

1) la prima è che non ci saranno soldi, che già sono molto pochi, per finanziari degli studi superiori sulle materie considerate inutili, andamento peraltro auspicato da tempo da diversi intellettualoni di destra e di sinistra: i soldi sono pochi, bisogna impiegarli bene, selettivamente, dare la priorità alla ricerca in discipline cosiddette utili: chimica, fisica e via dicendo.

E così, le materie inutili, cioè quelle che non portano direttamente o indirettamente degli utili, in parole povere soldi, verranno sempre più a morire: tutte le arti, le discipline storiche, l’archeologia, lo studio dell’Asia, le scienze sociologiche per compiere studi sull’immigrazione, per esempio, o le scienze musicali, che sono impiegate anche per la cura di vari disturbi neurologici e psicologici. Perché senza soldi non si allestisce neanche la recita dell’oratorio.

2) Prenderanno sempre più piede i finanziamenti privati sia per sostenere le cattedre universitarie che fanno comodo al donatore, sia per la ricerca, con enormi conseguenze etiche: le ditte farmaceutiche, per esempio, finanziano studi ed esami di laboratorio sui prodotti che vanno a smerciare, con cui fanno montagne di soldi, certo non sui prodotti che usano solo in pochi. Ci sono malattie non di massa, o non di moda, che verranno sempre più trascurate.

3) Ma le farmaceutiche, al momento attuale, non finanziano neanche le medicine per i nostri animali, perché non rendono certo l’investimento di denaro per la ricerca, la produzione e la distribuzione.

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Blog e cultura: Wikipedia è cultura?

Questa è una riposta alla chiosa di Luca De Biase al post “Blog e cultura”, che già ho scritto in parte nel suo blog. Infatti, partendo da un commento che gli è stato fatto, De Biase ha affermato che una rivoluzione culturale necessaria e attuabile dovrebbe partire da uno sforzo collettivo verso un interesse comune e che Wikipedia rappresenterebbe questo “sforzo collettivo verso un interesse comune”.

Io sempre avuto delle riserve verso Wikipedia (anche se ci hanno citato): non nel metodo, che è buono e giusto, ma nel risultato, cioè nei contenuti.

Ho già scritto il 22 dicembre 2005 quando negli ambienti scientifici di lingua inglese c’era stato un vivace dibattito sulla attendibilità di Wikipedia da quando il Dr. T. L. Simmons (New Zealand) aveva scritto di aver corretto un articolo di storia inglese su Wikipedia usando fonti come i grandi studiosi Mark Bloch, Norman Cantor e Joseph Strayer per controbattere alcune argomentazioni su di una voce sull’invasione di Guglielmo il Bastardo, ma gli amendamenti gli erano stati cancellati da un anonimo assai ignorante che “rappresentava il punto di vista di qualche oscuro apologeta pro-Sassone”. Ma quell’anonimo di storia inglese non ne sapeva niente. E concludevo, dopo aver raccontato le mie esperienze, che non solo Wikipedia dice cose spesso superficiali, perché spesso le voci sono scritte dai non addetti ai lavori, ma sbagliate.

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Il giornalismo addormentato

Sapete la notizia del saccheggio e della distruzione, in Iraq, dei siti archeologici mesopotamici dei Sumeri e dei Babilonesi, che ho dato nel post di ieri mattina (o, meglio, ieri notte — perché era l’alba)?
Spiritual seeds mi ha segnalato che La Stampa ne parla stamattina.

Ma non erano i giornali che dovevano dare le notizie estere in anteprima? I blog non fanno solo chiacchiericcio?

Confrontate il mio titolo, “La morte della storia o l’altra faccia della guerra“, col titolo de La stampa, “L’altra guerra in Iraq: ci rubano la storia“. Sono potenti e meravigliose coincidenze linguistiche, non credete? Dare un titolo doppio semanticamente e morfologicamente simile!

Ogni tanto mi chiedo, specie per quello che riguarda le notizie dall’Asia e quelle culturali: noi, i giornali, che ce li compriamo più a fare? Anche i blog dei giornali, che li apriamo a fare?
La maggior parte dei blogger sta in flirt permanente con i giornalisti che hanno un blog, sperando nell’articoletto su carta stampata, nella citazione o, almeno, nel link.

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La morte della storia o l'altra faccia della guerra

Ancora Iraq.
Le motivazioni altamente umanitarie della guerra e della nostra partecipazione erano piuttosto chiare ma vorrei sapere quello che i nostri capoccioni diranno di questo nuovo scempio, di cui parla Robert Fisk su The Independent.

Un’antica civiltà, quella mesopotamica dei sumeri e, poi, dei babilonesi, sta scomparendo senza ritorno, in un paese dove la civiltà dell’uomo è scomparsa da decenni.

2,000-year-old Sumerian cities torn apart and plundered by robbers. The very walls of the mighty Ur of the Chaldees cracking under the strain of massive troop movements, the privatisation of looting as landlords buy up the remaining sites of ancient Mesopotamia to strip them of their artefacts and wealth. The near total destruction of Iraq’s historic past – the very cradle of human civilisation – has emerged as one of the most shameful symbols of our disastrous occupation.

Pioggia fredda

rainE’ stato già detto da più parti ma lo ripeto. Piove tantissimo con una pioggia fredda, c’è sciopero dei mezzi qui a Milano, mi aspetta da fare un editing pesante di quasi 1000 pagine (circa 2 Kg), mi aspetta un articolo storico rimandato da 2 anni, mi aspettano i cambi editoriali e assai bizzarri della bibliografia di un altro articolo di sanscrito rimandato da oltre 3, mi aspetta da mettermi d’accordo per un contratto per un libro che non ho firmato da 1 e mezzo, mi aspetta il famoso video ché devo provare le cose che mi hanno detto, mi aspetta da scrivere agli autori di un altro libro che sto curando e sono tutte primedonne capricciose, devo telefonare ad una donna molto difficile per intervistarla prima che se ne vada per sempre, in sovrappiù non posso andare in biblioteca perché piove troppo per trascinarmi dietro il trolley con carte e computer.

Le cane chiamano, le micie saltano (anche sul tavolo), il merlo fuori chiede di continuo molliche (è un ospite graditissimo ma piove!) e se esco e prendo anche una sola goccia d’acqua mi ammalo. E ogni tanto c’è qualche fulmine sparso che fa paura a tutte noi cinque, cane, micie e la sottoscritta. E infatti loro stanno tutte nascoste in vari punti della casa. Io faccio outing ma disperato. :)

Insomma, è una giornata così così per tutte noi cinque donne. Non so perchè. E penso con una punta di invidia a chi in questo momento se ne sta bello al caldo in un paese caldo…

p.s. Ho scordato che dovrei leggere una 45ina di papers accademici già approvati, fare le prime correzioni e mandarli agli editor e convincerli a lavorare. Che è la cosa più difficile.

(foto)