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Il Manifesto o l'Etica del blogger

Mi trova completamente d’accordo il manifesto programmatico di Qix e anche io faccio outing:

  • Se mi invitano, pagandomi almeno il viaggio e/o l’albergo, quando devo parlare o partecipare a discussioni faccio del mio meglio e dò del mio meglio: ma come voglio io, abbigliamento incluso — penso che la discriminante sia il mio cervello e la mia preparazione e che sia irrilevante la coscia di fuori o le arie che mi dò (senza alcuna allusione, sia beninteso);
  • Se vado alle altre conferenze o meeting, come a qualche BarCamp (3? 4 in tutto?), a mie spese, vado soprattutto per incontrare persone e divertirmi. Oppure per imparare, ma devo davvero imparare e quindi deve esserci qualcuno in grado di insegnare, il che non è così facile;
  • In altri tempi, mi piaceva andare alle conferenze e, verso cena, appartarmi. Era molto sfizioso,

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  • L'Asia, il Nazismo e il Fascismo I: la visita di Gandhi a Roma

    Gandhi in RomeChe pasticcio e che mancanza di gusto la storia di circa una settimana fa del ristorante Hitler’s di Mumbay, con tanto di simbolo della svastika sopra! Che è un antico simbolo solare, non c’è dubbio — non è uncinata come quella nazista — ma che, abbinata all’insegna, è assolutamente impropria, a dir poco, e non lascia adito a dubbi. Come se non bastasse, il poster di Hitler troneggia sulla vetrina e i camerieri indossano una maglietta con la svastika sul petto. Qui sono tutte le foto.

    Ma gli indiani non hanno mai disprezzato del tutto Fascismo e Nazismo europei degli anni Venti-Quaranta. Comincerò quindi col dire che Gandhi, di cui ho fatto mio l’augurio per il 2006:), venne a Roma al ritorno dalla Tavola Rotonda di Londra. Voleva vedere il Papa, che però non lo ricevette, ma il 12 dicembre del 1931 si incontrò per oltre venti minuti, invece, con un entusiasta e generoso Mussolini, che aveva bisogno di consenso all’estero e di personaggi importanti che “legittimassero” il Fascismo e assecondassero le sue mire espansionistiche e imperialiste, di cui aveva già parlato in diversi discorsi. Anche Gandhi aveva bisogno di appoggi internazionali ed era ovvia l’ostilità di Mussolini alla Corona Britannica, che col sistema delle colonie in Asia teneva sotto un pugno di ferro, addolcito da qualche riforma, anche l’India. Insomma, Mussolini e Gandhi avevano un nemico comune.

    Fu ricevuto a Palazzo Venezia — oh, quell’indiano mezzo nudo col buffo dhoti, seguito dalla capretta sui pavimenti di marmo! — e a Villa Torlonia Mussolini

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