Ieri ho ricevuto questo comunicato stampa per un servizio che connette Yahoo! News e Facebook che mi ha un po' inquietato.
Io uso Facebook al minimo, cioè con quasi tutte le funzionalità private (fra me e chi conosco personalmente). Ci sono dagli inizi inizi e ogni tanto mi diverte, ma è uno dei social network più impiccioni che esistano.
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Parlano tutti ma proprio tutti dei mondiali in Sudafrica. Nessuno però dice una cosa: pare che molti posti allo stadio siano vuoti. Ieri parlavo con una persona in Mozambico e mi diceva che lo stadio è mezzo vuoto e pieno di bianchi, ma non di neri.
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Domani, giovedì 24 settembre, Prabhakar Raghavan, Head of Yahoo! Labs, il dipartimento di Yahoo! dedicato alla ricerca scientifica e tecnologica applicata a Internet, sarà insignito della laurea honoris causa dal Corso di Studio in Scienze Tecnologiche Informatiche dell’Università di Bologna, sede di Cesena.
Se siete da quelle parti andate a sentire la sua lectio magistralis. Io francamente ci andrei, so già che sarebbe tempo ben speso perché uscirei con delle idee, dei dubbi, delle domande, a parte il piacere che avrei di salutarlo.
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Roma, in diretta dal RomeCamp. Per adesso la presentazione in Aula1: Ambiente è di una noia mortale. Lui rigido in giacca, seduto, spiega con tono assolutamente monotono, monocorde e lievemente imbarazzato qualcosa di Yahoo!. Le presentazioni in Aula 2: Tecnologia e Aula 3: Società leggermente meno soporifere.
Questo BarCamp ha avuto un battage pubblicitario incredibile sui social network, specie grazie ai vari inviti, richiami, rimandi e sollecitazioni di Facebook, la moda del momento. Decisamente un po’ eccessivi. Comunque sarà certamente bellissimo, ne parleranno tutti, vedremo foto e video e ci sarà un fiorire di link ma, per ora, sembra tutto alquanto moscio.
La cosa più bella del BarCamp è rivedere gli amici e conoscerne di nuovi. Vedere se ci sono progetti, iniziative e idee interessanti che nascono dall’incontro di tante persone. Infatti mi ero segnata anch’io ma, dato che fra poco devo andare un paio di giorni a Roma, al Ministero degli Affari Esteri, ho pensato bene di godermi questa influenza a Milano.
Così mi sono persa il RomeCamp ma, per ora, ne ho guadagnato in Pocket Coffee.
Da un bel po’ mi sono iscritta a Facebook e ogni tanto ricevo messaggi da amici. Qualche giorno fa, però, ho ricevuto due email da due ragazzi sconosciuti che hanno il mio stesso cognome, Antoine da Parigi e Luis dal New Jersey. Vogliono sapere se facciamo parte di un’unica famiglia. Antoine mi ha anche detto che suo padre è orfano e non sa assolutamente niente dei suoi avi paterni.
E poi dicono che i social network non sono utili. Servono anche al ricongiungimento familiare!
Da giorni mi era stato anticipato via email e oggi ho ricevuto un regalino da Yahoo!, un bel libro su carta patinata con le più belle foto di Flickr di tutto il mondo scattate il 5 maggio 2007. Sapete tutti che nel marzo 2005 Flickr è stata comprata da Yahoo!
Un pensiero davvero originale per lanciare Flickr.com in sette nuove lingue, fra cui l’italiano.
This is my hack!
La colonnina verde dei voti era molto più alta di quella rossa e così Per, un ragazzo danese che è stato tutta la notte vicino a noi a programmare, senza mai alzare la testa, è stato uno dei 15 vincitori circa su 73 concorrenti. E’ stato premiato con una radio col digitale terrestre. Questo è Per. La foto a lato è di un hacker sconosciuto mentre medita sul bean bag di Yahoo!, presa qui.
Mentre me ne stavo andando ho conosciuto Premsagar (che significa Oceano d’amore) e Madhava (che è il nome del dio bambino Krshna), altri due vincitori. Sono soci unici di una società di consulenza fondata 2 mesi prima. Erano venuti da Bristol per provarci, per lavorare insieme per un giorno intero senza interruzioni, per vedere il livello degli altri hacker. Senza davvero aspettarselo hanno vinto. Ambedue erano stati già contattati per un job interview da Yahoo!.
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Qualche hacker lo dice chiaramente sul palco, mentre in 60 secondi presenta quello che ha fatto: “aiutateci a diventare qualcuno.”
Mi piace la franchezza di questi giovani uomini, e donne, che provano a migliorare la loro vita con la loro passione.
Su questa pagina trovate tutto, canale IRC, blog, foto e il resto per seguire l’evento, se vi siete ammalati e non siete potuti venire.
A pranzo e dopo ho parlato a lungo con un famoso programmatore che scrive anche online, Jacob Kaplan-Moss. E’ uno dei maggiori programmatori di Django e lavora per il Lawrence Journal World, un giornale in stampa e online basato a Lawrence, in Kansas, che ha ricevuto i più grandi premi di giornalismo in USA e ha segnato la strada del giornalismo online.
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Stanotte a mezzanotte sono andata via, a dormire. La rappresentanza italiana, 2 in tutto, sono rimasti a programmare fino a tardi e poi si sono buttati sui cuscini.
C’erano in tutto 40-50 persone che programmavano, la linea a notte fonda andava, ma tutti per conto loro. Quel grande senso di stare insieme a creare e collaborare non c’era. I pochi coraggiosi in realtà mettevano a punto le cose già fatte a casa, pronte per la presentazione. La potete godere dal blog dell’evento.
Stanno qui per ritagliarsi il loro posticino nel Web 2.0 e, perché no, vincere, fare il grande balzo nella vita. Per avere successo, per fare soldi, per diventare qualcuno.
Niente community, solo Wild West.

(Come vedete, io sono stata “hackerata”. Qui tutte le foto del giorno)
Ho parlato con Chad Dickerson e Matthew Cachmore, ho mangiato doverosamente solo junk food, mi sono tuffata sui tavolini più centrali, ho preso l’acquazzone quando un fulmine ha colpito il palazzo prendendo l’antenna delle connessioni che ha rimbombato come se ci avessero bombardato e l’allarme antincendio ha fatto aprire le finestrone sul soffitto, sopra la nostra testa e sopra i nostri computer. Però la wireless connection non andava. Andava a singhiozzo prima del fulmine e dopo non andava per niente.
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Sono in questa stanzona buia, polverosa, moquettata e computerizzata al massimo di circa 1000 m.2 dell’Alaxandra Palace. L’entrata è in puro stile vittoriano indiano, alte palme, fontane, vetri: ma dentro è tutta un’altra cosa. Infatti sono al primo Hack Day europeo, a Londra.
E’ il primo giorno e i circa 500 geek non sono ancora venuti tutti, ma i tavoli, da 6 o più, sono già pieni di computer e di persone. Uno ciascuno.
Noto una donna, anzi, due. Solo alla reception è pieno.
Il tavolo in fondo è stracolmo di junk food di ogni tipo.
Tutto in puro stile hacker. Hacker non è quello che cracka i siti ma che costruisce: software, hardware, robot. Quasiasi cosa. In effetti è uno stanzone pieno di costruttori. I migliori progetti e i codici più originali, infatti, verranno premiati domani pomeriggio.
L’evento è sponsorizzato da Yahoo! e dalla BBC per trovare talenti. Alle 12 parlerò con Chad Dickerson, Sr. Director e Developer Network di Yahoo! e con Matthew Cachmore, Development Producer per la BBC. Vedremo che mi dicono sulle aspettative delle aziende, sui ragazzi che vengono qui, sulla comunità che si sta formando.
La cosa bella, infatti, è la comunità, che è stata appena definita come Wild West. E’ proprio vero, questo è uno stanzone pieno di cowboys.