Ieri a Roma pioveva. Ero furiosa per le dichiarazioni offensive di Berlusconi, ché poi una diventa cattiva e gli augura che lo facciano provare a lui (magari un bel signore alto giovane e abbronzato, perché no? Ma io sono buona e non l’ho pensato). Così ho chiamato il taxi per non arrabbiarmi ancora di più, infradiciandomi tutta per arrivare alla stazione.
L’auto era sporchissima. Ho commentato con il tassista che a Roma ho trovato sempre i taxi sporchi, e lui:
A signo’, embè, pefforza, piove che la lavo affa’? Poi se risporca. Aspettiamo la primavera, aspettiamo.
Un po’ mi ha fatto ridere perché mi è sembrato Totò, che in un film non si lavava perché tanto poi si sporcava di nuovo. Poi mi sono arrabbiata ancora di più perché con questa mentalità, per cui tutti fanno battute, da quelle oltraggiose del capo del Governo al tassista spiritoso con la macchina lurida, ci vorranno eoni perché l’Italia sollevi di nuovo la testa.
(Nella foto, il cielo di Roma da via degli Scipioni)
Oggi, 2 novembre, si ricordano i nostri cari passati nel mondo dei più. A’ livella di Totò l’ho riletta dall’amico Nello e mi ha intenerito perché mi ricorda mio padre, che me la recitava da bambina con la sua voce pacata e scanzonata.
Io la offro a dei signori di mia conoscenza (sono bel gruppetto!), che hanno la fortuna di essermi parenti, per i quali i soldi e gli interessi, le proprietà, le ville, gli investimenti, le eredità e compagnia bella sono il principio e il fine ultimo della vita.
So che mi leggete e quindi vi prometto una cosa oggi, qui e in pubblico: verrò a trovarvi nel vostro ultimo letto e ve la reciterò, miei cari, senza astio e senza odio, anzi, con grande gioia.
Avete tentato di trasformare questo nel più squallido dei mondi possibili ma a quel tempo, ne sono certa, vi dannerete. Perché, nonostante tutto, i soldi e il resto non ve li porterete nella fossa. E sarete uguali a tutti, senza privilegi, senza snobberie, senza prepotenze e senza le arie ridicole che vi date. E quello sarà il vostro personale Inferno.
Buone Feste!
Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll’adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.
continua