Cerco di chiamare The Coronet Hotel a Pune, l’albergo anonimo (ma confortevole) dove si terrà la conferenza e dove mi hanno assegnato una camera doppia deluxe. La pagina recita:
These contemporary and ultra-stylish rooms are well suited to the needs of the international business traveller. Includes [...] attached luxurious bathroom. Well equipped with guest amenities like international direct dial facility, laptop connectivity and dial-up internet access, minibar, tea / coffee maker and a flat screen colour television with satellite programmes. Guest facilities also include complimentary buffet breakfast.
continua
Mentre qualcuno si chiede di cosa parlerà al prossimo BarCamp che si terrà a Torino il 2 dicembre, io quel giorno sarò in India come uno dei 25 delegati della Comunità Europea alla conferenza “‘The role of the State in a liberalized economy” in seno al progetto Poros. La conferenza è sponsorizzata dalla CE, organizzata dall’EPLC (European Public Law Center) e dal Ministero della giustizia indiano e vari altri enti e organi nazionali e sovranazionali, fra i quali l’Indian Law Society (ILS) Law College di Pune.
Parlerò il 2 dicembre e il titolo della mia relazione è “Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.” Parlerò anche dei blog, del ruolo che hanno nel processo democratico. Dico la verità? Ho studiato tanto! Mentre sul processo democratico e dei rapporti fra stato e cittadino me ne occupo, se pure non in modo continuo, da un po’ di anni (diciamo 15), di Web 2.0 no. Così ho letto, letto, letto e mi sono fatta spiegare un po’ di cose da Ludovico. Sapete che ho capito? Che siamo circondati dalla tecnologia! Viviamo in un oceano, un marasma di tecnologia e non ce ne accorgiamo neanche più. Fa parte della nostra vita di ogni giorno. Almeno qui, in Occidente.
Da oggi, quindi, comincerò a fare il resoconto delle mie giornate indiane, dei giudici, degli avvocati e dei ministri, dei luoghi, dei computer (cercherò di fare la presentazione in PowerPoint) e.. dell’organizzazione! Parlare dell’”organizzazione” indiana è la parte più difficile, insieme al fatto che starò in viaggio, fra volo e standby, 32 ore esatte all’andata, un po’ più al ritorno.
Quindi, stay tuned. Domani telefono all’albergo per sincerarmi che mi abbiano dato la camera che voglio. Dovrei avere una bella camera doppia con connessione, anche se non ci faccio niente perché a fianco della hall c’è l’Internet point. Vorrei anche cambiare il volo Mumbay-Pune in servizio limousine, dato che sono solo 160 Km. Vi racconterò.
Sono successe un po’ di cose di là, nel blog su Giuseppe Tucci: un lettore che vanta 27 anni di amicizia con Fosco Maraini che si arrabbia con me e col mio “allegro cultural-blog“, altra definizione che faccio mia, immagine e copyright, veridicità delle notize, diritto alla privacy.
A few things at stake. Ditemi cosa ne pensate.
Preparatevi perché fra poco si parte per le spedizioni, 9 in Tibet e 5 o 6 in Nepal dal 1927 o 1928 fino al 1948. Partenza da Roma, in treno fino a Brindisi o Napoli, imbarco per Mumbay, da lì si risale l’India e in Kashmir si appresta la spedizione per il Tibet. Diversi mesi fuori. Niente male eh?
Che pasticcio e che mancanza di gusto la storia di circa una settimana fa del ristorante Hitler’s di Mumbay, con tanto di simbolo della svastika sopra! Che è un antico simbolo solare, non c’è dubbio — non è uncinata come quella nazista — ma che, abbinata all’insegna, è assolutamente impropria, a dir poco, e non lascia adito a dubbi. Come se non bastasse, il poster di Hitler troneggia sulla vetrina e i camerieri indossano una maglietta con la svastika sul petto. Qui sono tutte le foto.
Ma gli indiani non hanno mai disprezzato del tutto Fascismo e Nazismo europei degli anni Venti-Quaranta. Comincerò quindi col dire che Gandhi, di cui ho fatto mio l’augurio per il 2006:), venne a Roma al ritorno dalla Tavola Rotonda di Londra. Voleva vedere il Papa, che però non lo ricevette, ma il 12 dicembre del 1931 si incontrò per oltre venti minuti, invece, con un entusiasta e generoso Mussolini, che aveva bisogno di consenso all’estero e di personaggi importanti che “legittimassero” il Fascismo e assecondassero le sue mire espansionistiche e imperialiste, di cui aveva già parlato in diversi discorsi. Anche Gandhi aveva bisogno di appoggi internazionali ed era ovvia l’ostilità di Mussolini alla Corona Britannica, che col sistema delle colonie in Asia teneva sotto un pugno di ferro, addolcito da qualche riforma, anche l’India. Insomma, Mussolini e Gandhi avevano un nemico comune.
Fu ricevuto a Palazzo Venezia — oh, quell’indiano mezzo nudo col buffo dhoti, seguito dalla capretta sui pavimenti di marmo! — e a Villa Torlonia Mussolini
continua