Ho appena ascoltato il mio oroscopo, Leone con molti pianeti in Gemelli (ripeto pedissequamente perché non ci capisco nulla):
Oggi pesate risposte e decisioni.
Sto rimandando da diversi mesi la firma di un contratto per un libro (agevole eh, non il mio solito leggiadro malloppo di 1000 pagine) di storia moderna dei paesi dell’Himalaya. Proprio ieri l’ho ripreso in mano e mi proponevo di sentire il proprietario della casa editrice, che ormai al telefono mi piange in sanscrito. Che faccio, rimando a domani?
Si potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su un giovane blog, che ho conosciuto da poco ma che amo molto, Thais blog. Un blog di un amante dell’Oriente: certo, non disinteressato perché il blogger è un mercante d’arte, ma prima di tutto lo dice chiaro e forte, e poi so per esperienza che spesso sono proprio i mercanti che l’Asia la conoscono e la capiscono di più.
Spesso l’avvicinano per curiosità e per guadagno ma poi finiscono per innamorarsene profondamente, proprio come lui
L’11 gennaio di quest’anno è partito per la sua ultima avventura Sir Edmund Hillary (1919-2008), l’uomo che il 29 Maggio 1953 conquistò l’Everest, il picco più alto della catena dell’Himalaya.
Ci era arrivato con Tenzing Norgay il sirdar Tenzing, che nel 1948 aveva accompagnato Giuseppe Tucci nella sua ultima spedizione nel Tibet centrale fino a Lhasa.
Tenzin era il capo-carovaniere e tutte le persone di servizio, mulattieri, portatori e altri carovanieri, obbedivano a lui. Era una figura importantissima perché faceva da tramite fra i capo-spedizione e le decine di uomini, trovava i mezzi di trasporto, dava il suo parere sul percorso migliore, discuteva sui prezzi, era responsabile dei servizi. Tenzing Norgay era un sirdar eccezionale e di non comune resistenza fisica.
Tenzin nel suo libro ricorda Hillary come un alpinista serio, un po’ silenzioso, un po’ timido.
Un mio amico sanscritista mi ha detto che la sua amica di Dharamsala, in India (dove vive il Dalai Lama), che lavora in un’agenzia di viaggi, ha già molte richieste per dei preventivi per Natale in tutte le migliori strutture spa, i famosi centri benessere. Si trovano nei parchi nazionali dell’India e nel Bhutan. In questo paese ce ne sono ben 5: per un piccolo regno di meno di 650.000 abitanti non è male.
Vi dò qualche idea se volete fare una capatina per le sante festività. Per esempio, potete andare all’Ananda spa dell’Himalaya, vicino alla valle di Rishikesh. Potete avere un trattamento spa personalizzato, giocare a golf (6 buche) nella foresta all’interno delle terre del Maharaja o, se siete davvero spirituali, assistere alle lezioni di Veda e Vedanta senza le quali “ si è vittimizzati dallo stress e dalle impurità“.
I trattamenti sono yoga o ayurveda (secondo la medicina vedica tradizionale) e la cucina è rigorosamente spa. Se volete copiare una delle loro ricette fate pure. Sopra c’è la foto di un loro piatto, il Pickled brown rice & vegetable sushi. A me pare una porzione piccolina, però è spa.
E ora un’occhiatina ai prezzi. Si va dai più economici — una stanza singola a 1330 USD per tre notti (quasi 440 dollari a notte) e 1775 USD per una stanza doppia — a quelli più sostenuti,
E’ stato già detto da più parti ma lo ripeto. Piove tantissimo con una pioggia fredda, c’è sciopero dei mezzi qui a Milano, mi aspetta da fare un editing pesante di quasi 1000 pagine (circa 2 Kg), mi aspetta un articolo storico rimandato da 2 anni, mi aspettano i cambi editoriali e assai bizzarri della bibliografia di un altro articolo di sanscrito rimandato da oltre 3, mi aspetta da mettermi d’accordo per un contratto per un libro che non ho firmato da 1 e mezzo, mi aspetta il famoso video ché devo provare le cose che mi hanno detto, mi aspetta da scrivere agli autori di un altro libro che sto curando e sono tutte primedonne capricciose, devo telefonare ad una donna molto difficile per intervistarla prima che se ne vada per sempre, in sovrappiù non posso andare in biblioteca perché piove troppo per trascinarmi dietro il trolley con carte e computer.
Le cane chiamano, le micie saltano (anche sul tavolo), il merlo fuori chiede di continuo molliche (è un ospite graditissimo ma piove!) e se esco e prendo anche una sola goccia d’acqua mi ammalo. E ogni tanto c’è qualche fulmine sparso che fa paura a tutte noi cinque, cane, micie e la sottoscritta. E infatti loro stanno tutte nascoste in vari punti della casa. Io faccio outing ma disperato.
Insomma, è una giornata così così per tutte noi cinque donne. Non so perchè. E penso con una punta di invidia a chi in questo momento se ne sta bello al caldo in un paese caldo…
p.s. Ho scordato che dovrei leggere una 45ina di papers accademici già approvati, fare le prime correzioni e mandarli agli editor e convincerli a lavorare. Che è la cosa più difficile.