Giappone, Google Crisis Response
Un aiuto concreto per il Giappone. In yen.
Un aiuto concreto per il Giappone. In yen.
Oggi è il compleanno di Google.
Una cosa molto carina che hanno fatto per festeggiare è la pagina Project 10 alla 100 con la scritta “Vuoi cambiare il mondo? Anche noi” e il link per proporre delle idee “che aiutino quanta più gente possibile“.
Le telefonate dagli Stati Uniti col servizio Google Voice in Gmail costano 0,02 dollari al minuto, meno di Skype quindi, e pare che nelle prime 24 ore di servizio siano state oltre un milione.
Basta mettere come lingua l’inglese e istallare Google Chat Voice. Io l’ho provato con l’India e va stranamente bene. Peccato che le telefonate gratuite siano solo fra Canada e Stati Uniti, anche se a qualcuno in UK il servizio ha funzionato, e che i paesi serviti siano pochini. Questi sono i prezzi.
Il video ufficiale è carinissmo, ovviamente.
Il giorno prima che Google indirizzasse il traffico su Hong Kong Liu Yunshan, direttore del dipartimento della propaganda del partito comunista cinese, ha notificato ai maggiori quotidiani, televisioni, stazioni radio e alle più grandi compagnie Internet 18 argomenti proibiti.
Fra questi la rivalutazione dello yuan chiesta dagli USA, la corruzione, i problemi legati alla regione autonoma del Tibet e dello Xinjiang, le difficoltà degli studenti a trovare lavoro dopo l’università, la sicurezza alimentare, l’aumento del prezzo dell’olio per cucinare, l’alto prezzo delle visite mediche e la disparità di accesso alle cure. Ovviamente Liu ha bandito la critica contro la Cina mentre ha incoraggiato quella verso gli USA.
Nonostante il pessimismo di Umberto Eco, l’articolo economico di fondo del 26 aprile del Newsweek di Stefan Theil, Why Europe Will Win, spiega perché l’Europa stia lottando contro la crisi economica globale molto meglio degli USA e persino del Giappone, e la sua crescita incida molto di più sui paesi del mercato emergente – quelli del BRIC, Brasile India Russia e Cina - e anche sull’Europa orientale e sui paesi dell’OPEC, cioè quelli che esportano il petrolio e detengono i 2/3 delle riserve mondiali, che hanno grandi capacità di spesa.
Henning Kagerman, ex-CEO della SAP, la più grande azienda europea di software, afferma che in Europa piuttosto che inventare nuove tecnologie
Solo per pochi (via Tiziano Fogliata):
Google sta sperimentando una nuova funzionalità sul proprio servizio mappe che sarà particolarmente apprezzata da tutto i viaggiatori che consultano Google Maps prima di pianificare i propri itinerari.
L’esperimento consente di visualizzare il prezzo degli hotel nell’area interessata, dopo che l’utente ha inserito la data del check-in ed il numero di notti di permanenza in albergo. Al momento tale servizio non è accessibile a tutti gli utenti di Google Maps, ma solo ad un ristretto numero.
Secondo The Wall Street Journal davvero Google potrebbe lasciare la Cina, spalancando le porte del mercato a Microsoft, che ha già assunto tre concorrenti.
A conferma di questo il fatto che Kai-Fu Lee, il presidente fondatore di Google China, a settembre dell’anno scorso ha lasciato bruscamente Google, in disaccordo con la politica aziendale. Ma sarà vero? Google si lascerà togliere dalle mani un mercato enorme e in espansione come la Cina solo per motivi ideologici?
Dopo anni che Google ha cominciato a digitalizzare milioni di libri in tutto il mondo, compresi dal maggio 2007 i primi 800.000 libri e manoscritti in sanscrito e in kannada dell’India, finalmente si appresta a farlo anche in Italia. Comincerà con le collezioni più preziose delle biblioteche nazionali di Roma e di Firenze.
I giornali di mezzo mondo notano che l’Italia “non era in grado di mantenere le sue collezioni nazionali di libri antichi per la mancanza di bibliotecari adeguati e per i fondi limitati”. L’ennesima bella figura.
Chinese hackers are believed to have attempted to penetrate India’s most sensitive government office in the latest sign of rising tensions between the two rival Asian powers, The Times has learnt. M. K. Narayanan, India’s National Security Adviser, said his office and other government departments were targeted on December 15, the same date that US companies reported cyber attacks from China. (The Times)
E così sembra che anche i computer del governo dell’India abbiano subito degli attacchi da parte dei cracker cinesi. Ovviamente la Cina nega tutto. Motivo? Le relazioni diplomatiche con gli USA, che dopo l’accordo sul nucleare sono molto buone, molto migliori di quanto siano mai state.
Ma davvero la Cina sta facendo terrorismo informatico?