
Ieri la Cina ha ammesso nel paese 26 giornalisti stranieri considerati imparziali e selezionati dal governo.
Non possono girare liberamente ma sono condotti in visite collettive organizzate, accompagnati dalle solite guide che riferiscono anche alle autorità (come accade tuttora in Russia).
Infatti da giorni le forze armate cinesi circondano i maggiori monasteri di Sera, Drepung e Ganden, teatro principale dei disordini dei giorni scorsi, hanno tagliato l’acqua e l’elettricità e impediscono alla gente di portare il cibo al convento. Questa punizione collettiva porterà i monaci a morire di fame e di sete.
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Questa sopra è la foto dei carrarmati cinesi a Lhasa.
La Cina ha dato l’ultimatum ai protestanti e ha imposto il blackout delle informazioni. I giornalisti non sono ammessi nel paese, Internet è controllato e Youtube proibito, la stampa cinese e pro-cinese sta diffondendo articoli e comunicati di questo tenore: si sa da fonti interne che è in atto una violenta repressione ma la stampa non sa esattamente cosa accade e come. Il 14 marzo sono uccise almeno 80 tibetani a Lhasa, ma il mondo non deve sapere. Il motivo ufficiale è che sono questioni interne alla Cina.
Ma il Tibetan Poeple’s Uprising Movement rivolge un appello perché la violenta repressione si fermi e chiede l’intervento internazionale.
Le proteste in Tibet continuano e oggi il Dalai Lama ha detto al New York Times che non può fare niente per fermarle e che è sicuro che la Cina reagirà con il terrore e la violenza brutale.
A mezzanotte scade l’ultimatum di resa totale della Cina. Dal sito dell’Amministrazione centrale tibetana oggi il Kashag, cioè il Consiglio, ha diramato questo Appello urgente. Chiede che le nazioni spingano la Cina a fermare la brutale repressione e che il consiglio delle Nazioni Unite mandi i delegati perché la situazione non si deteriori ulteriormente.
L’intenzione della Cina è chiara: repressione all’interno e silenzio all’esterno, per far scendere una cortina di silenzio e omertà su tutto, in modo che la stampa internazionale taccia e la questione tibetana non costituisca più un problema. Non si sa, non si vede, e la Cina ha mano libera.
Ricordo con terrore quello che disse Deng Xiaoping durante Tiananmen: Uccideremo 200.000 persone per 20 anni di stabilità.
In effetti, per la stabilità interna il governo cinese a Tiananmen ha massacrato circa 3000 cinesi di etnia Han, cinesi al 100% insomma, senza contare i feriti e quelli giustiziati e torturati in seguito. Cosa sarà capace di fare con i tibetani?
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