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La notte è finita

Anna FrankOggi si celebra il Giorno della memoria della Shoah.

Io ero una ragazzina un po’ troppo seria e mio padre, ex paracadutista della Folgore con le campagne d’Africa alle spalle, mi regalò un libro per farmi ritrovare il sorriso. Era Il Diario di Anna Frank, la ragazzina ebrea morta a sedici anni nel campo di Bergen Belsen.

Da allora, ogni volta che ho un problema all’apparenza insolubile o il mondo intorno a me mi sembra opprimente, alzo gli occhi al cielo e ripenso a una bellissima frase che ho letto nel diario (forse ora deformata dal tempo e dai ricordi):

Se puoi guardare il cielo senza timore ricordati che sei intimamente puro e tornerai comunque felice.

Grande Anna, dolce Anna, riesci ancora oggi a regalarmi la speranza e il sorriso.

Sulla guerra e sulla morte dei soldati della Folgore caduti in Afghanistan

paracadutisti uccisi a KabulSe potessi listerei questo blog a lutto. Mi associo al cordoglio di tutta la nazione, anzi, di tutto il mondo per i nostri uomini caduti in Afghanistan.

E, come ogni giorno, penso a qualcuno che, sebbene se ne sia andato tantissimi anni fa, è sempre vicino a me: mio padre Elpidio, paracadutista della Folgore, morto anche lui anzitempo per una guerra inutile.

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Come Folgore dal cielo: il PDL N. 1360 e gli eroi della Seconda guerra mondiale

fregio della FolgoreNon mi unisco al coro dello sdegno ma, al contrario, sono davvero contenta della proposta di legge dell’Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra a coloro che hanno partecipato alla Seconda guerra mondiale. Dovrebbero modificare delle frasi, emendare il testo, ma il succo della cosa, l’onorificenza, mi sembra un atto dovuto.

Il motivo è semplice. Mio padre, uno dei primi paracadutisti della Folgore, VII Battaglione, 21° Compagnia, è stato dal 25 luglio 1941 al 1943 in Africa orientale, ha vissuto per mesi in trincea ed è stato anche fatto prigioniero

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Niente aiuti, uomo bianco!

young monkSi potrebbe intitolare così la missione umanitaria di un gruppo di amanti dell’Oriente che si chiama Himalayan Aid. Ne ho letto su un giovane blog, che ho conosciuto da poco ma che amo molto, Thais blog. Un blog di un amante dell’Oriente: certo, non disinteressato perché il blogger è un mercante d’arte, ma prima di tutto lo dice chiaro e forte, e poi so per esperienza che spesso sono proprio i mercanti che l’Asia la conoscono e la capiscono di più.

Spesso l’avvicinano per curiosità e per guadagno ma poi finiscono per innamorarsene profondamente, proprio come lui

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Band of Brothers/Fratelli al fronte

Punteggio da 1@ –>5@ = @@@@

Oggi 29 gennaio abbiamo visto la prima puntata di Band of Brothers in originale, tradotto come Fratelli al Fronte. Dieci puntate in tutto.

E’ la storia della Easy Company, un’unità di paracadutisti scelti dell’esercito USA che furono lanciati in Normandia nel D-Day e hanno compiuto decine di azioni valorose. Hanno guidato l’attacco nell’offensiva sul Reno fino a conquistare il rifugio di Hitler, il Berchtesgaden o Nido delle Aquile.

In questa prima puntata i fratelli si addestrano e aspettano di venir lanciati. Comandati da un imbecillone alto e fisicato dall’ IQ 35, se ne liberano con un inghippo. Viene sostituito dal rossiccio che il bellone scemo aveva proditoriamente mandato davanti alla Corte Marziale (che poi non c’è andato).

Bellissimo taglio di scene, film montato benissimo, suggestivo, musiche superbe e dense di pathos, recitato da attori davvero bravi. Anche nella realtà sembra che quei paracadutisti fossero davvero così: ben organizzati, ben nutriti, ben addestrati, molto coraggiosi e valorosi. Tutto molto bello e molto giusto.

Che dire? Ho pensato ai veri eroi, quelli di El Alamein, i paracadutisti della Folgore come mio padre, mandati a morire per 3.000 Lire al mese con pochissimo addestramento, paracadutati con l’ombrello che spesso s’impigliava sulli ali o si spaccava in volo (ma, tanto, raramente riuscivano a toccare il suolo perché venivano colpiti prima), 1 pagnotta al giorno per cibo, 1 solo litro di acqua al giorno nelle trincee in mezzo al deserto da bere e per lavarsi, coperti di pulci che toglievano a manciate da sotto le ascelle.
Niente di romantico, niente di organizzato, niente che recasse con sé il sentore del “sacro momento”, di fare già parte della storia e di appartenere allo scelto popolo degli eroi.

Eppure mio padre ci credeva davvero, è partito a 20 anni e ha fatto tutta la guerra, è stato ferito nel lancio di una granata e decorato — ma nessuno lo decorerà mai delle malattie tropicali che lo hanno portato alla morte appena sessantenne — è stato fatto prigioniero dagli inglesi (gente che, diceva mio padre, è tanto civile con gli animali per quanto è animale coi cristiani), è tornato una volta in fin di vita e si è segnato per ripartire immediatamente.
Uno dei primi 50 della Folgore, uno dei primi 100 del Nembo.

L’unico ricordo che ho di lui sono due distintivi che si mettono all’occhiello, un paracadute d’oro con le ali e un fascio littorio alato, e due decorazioni.

Bello il film Band of Brothers, diretto da David Frankel e Tom Hanks. Ma anche triste: sugli eroi veri, senza paracadute di scorta, chi ci farà mai un film romantico tutto brotherhood e buoni sentimenti?
O forse era solo edulcorato per noi spettatori, chi sa.