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Monaci sempre più agguerriti: il modello Myanmar/Birmania si allarga all'India

protest in Delhi

“Dateci indietro la nostra terra!” Questo è lo slogan che circa 25.000 persone scandito da tre settimane in India, nella dimostrazione che vede Dalit, tribali e intoccabili, e contadini senza terra percorrere la strada che va da Agra, dove sta il Taj Mahal, a Delhi, sede del governo. Sono partiti agli inizi di ottobre e arriveranno al parlamento indiano alla fine del mese. Reclamano perché il governo mantenga la sua promessa di ridistribuire la terra ai più poveri. Qui l’articolo di oggi del Guardian Unlimited e una serie di foto.

I 25.000 sono capeggiati dai monaci buddhisti che cantano e suonano:

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Attacco dei Naxaliti a Chhattisgarh: tu che ne pensi Ernesto?

Ernesto Guevara detto CheNel Chhattisgarh non c’è solo la favolosa etnia i cui adolescenti praticano il rito del Gothul, ma anche il temutissimo gruppo dei comunisti Naxaliti, un gruppo ben più a sinistra della sinistra del Communist Party of India. Sono uomini e donne combattenti che si dichiarano disperati e pronti a tutto se le disparità fra i gruppi privilegiati degli Induisti, dei Parsi e gli altri gruppi e gli Adivasi e i Dalit non viene abolita — sia a livello governativo che economico, nell’amministrazione e nella gestione ordinaria del potere. Questo è il loro blog “ufficiale”, ammesso che abbiano qualcosa di ufficiale, dove è ovvio che i gruppi sono armati e combattenti. Basta vedere le foto.

I Naxaliti sono da sempre vicini ai Maoisti sia indiani che nepalesi, prima che questi ultimi diventassero un partito del governo ad interim e cominciassero a litigare con la Seven Party Alliance (SPA), la coalizione dei sette principali partiti che ha tolto il potere a re Gyanendra, per la torta delle elezioni di metà giugno.

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L'India e gli Adivasi dell'Espresso

O, meglio, di Alessandro Gilioli. L’India nascosta: foto magnifiche, racconto su di un gruppo di Adivasi dell’India centrale fatto da uno che le cose le ha viste e le sa raccontare. E che mi ha ringraziato dei suggerimenti indiani. Grazie, sei carino Gilioli!:)

Insomma, comprate l’Espresso di questa settimana. Perché l’India è un paese immenso abitato non solo dagli induisti, i musulmani, i parsi, i sikh e così via, ma anche dagli Adivasi. Sono gli indigeni che abitavano l’India prima che le varie tribù Arya scendessero a ondate successive dal 1900 a.C. circa, quelli che ora gli indiani induisti chiamano, con un certo distacco, tribals. Hanno una cultura propria e una religione colorata d’animismo e di tradizioni locali, miti, riti, musiche e danze che il resto dell’India neanche conosce.

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Invito a Pune dell'ex-ministro Ram Jethmalani

Oggi siamo stati tutto il giorno al campus di legge, 6 conferenze la mattina e 6 il pomeriggio. Verso la fine i posti erano vuoti. Eravamo tutti stanchi morti anche perche’ ieri siamo stati invitati ad un resort messo su da un avvocato locale. Lei insegna e fa anche la manager, fa tutto meno che l’avvocato, ed e’ piena di soldi. Il posto era bello, verde e lussuoso, ma troppo cibo, luci a schiera intorno al bordo della piscina, troppo di tutto. E per arrivarci che fatica! C’era il coprifuoco in molte parti della citta’ per i disordini dei Dalit di ieri pomeriggio e abbiamo preso vie tortuose, sterrate e lunghisime. Un’ora di viaggio per uscire solo dalla citta’. Appena mangiato ci hanno riaccompagnato all’albergo al volo, come usa qui.

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India: Conversione al Cristianesimo e al Buddhismo di migliaia di Dalit

Sabato 14 a Nagpur, in India, nella ricorrenza del compleanno di Ambedkar, migliaia di Dalit o Intoccabili si sono convertiti in massa al Buddhismo e al Cristianesimo, nonostante le leggi restrittive che limitano e rendono assai difficile abbandonare dell’Induismo per abbracciare queste religioni.

Motivo? La discriminazione sociale a cui sono sottoposti i Dalit, detti anche Fuoricasta, Pariah o Intoccabili. In barba a chi dice che la religione non è anche un fenomeno di identità culturale e sociale!

India: gli Intoccabili o Dalit in lutto per Kanshi Ram

Dalit womanIl 9 ottobre, per un infarto cerebrale, è scomparso a Delhi, all’età di 72 anni, Kanshi Ram, detto il “Messia degli Intoccabili”. La sua scomparsa è una grande perdita non solo per i 250 milioni e più di fuoricasta o Dalit che vivono in India, ma per tutti i negletti e i diseredati della terra, per tutti quelli che credono nella dignità umana e nei diritti fondamentali dell’uomo.

Kanshi stesso era nato intoccabile, benché avesse avuto modo di studiare e poi di lavorare sin da giovane per il governo. Nel 1970 aveva formato la All India Backward and Minority Employees Federation, dando ai Dalit una identità politica. Aveva cominciato coll’unire le forze dei Dalit per il voto nel 1981 e nel 1984 aveva fondato il Bahujan Samaj Party (BSP), che ha per simbolo un elefante: un animale molto forte, paziente, che lavora moltissimo, ma che non dimentica. Col BSP, un partito basato sulla casta, i Dalit avevano acquisito una voce politica e un reale accesso al potere.

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Replica all'articolo di Repubblica "India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili"

Questa è una replica di Michelguglielmo Torri, lo studioso di India che ho già citato in Nepal: origini della crisi, Gyanendra e storia, all’articolo di Raimondo Bultrini “India, la rivolta dei bramini contro gli Intoccabili” apparso su Repubblica del 25 maggio scorso. E’ stata inviata alla rubrica “Lettere” del giornale: perché i giornalisti sanno scrivere bene di tutto, ma spesso sanno poco o niente di quello che scrivono. Di seguito c’è la replica di Torri e poi l’articolo di Raimondo Bultrini. Buona lettura!

Replica di Michelguglielmo Torri:

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