Ieri davvero non sapevo cosa scrivere, le parole si affastellavano in testa e mi ribolliva dentro una certa rabbia. Questo qui, Calderoli, provoca ad hoc:
Fin da subito metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, esattamente come a suo tempo feci in quel di Lodi”. L’ex ministro delle Riforme già passeggiò con un maiale nella zona in cui avrebbe dovuto essere edificata la moschea della città lombarda. Il terreno, a suo dire, “fu considerato infetto e non più utilizzabile”.
Non so se ricordate la questione della maglietta del 15 febbraio 2006, quando Calderoli, in un’intervista televisiva del TG1 sulla libertà di espressione in Europa, mostrò una T-shirt con la caricatura di Maometto. Fu un atto cretino, sic et simpliciter, una pura provocazione immediatamente presa a pretesto dai fondamentalisti islamici, l’ho scritto in Islam e guerra di religione: fondamentalismo, cultural clash e le campane di Cambridge, per giustificarsi.
Al tempo, agli inizi di marzo 2006, pensavo di esserci andata giù pesante. Ma adesso è peggio, quello che ha minacciato di fare è uno sputo in faccia, un insulto bello e buono di bassisima lega (scusate l’involontaria allusione al suo partito). Se i fondamentalisti si arrabbiassero davvero non avrebbero torto. Non dico niente, non appoggio nessuno ma se io, credente praticante straniera di una qualsiasi religione, venissi offesa nella mia fede nel paese laico che mi ospita, in cui lavoro, di cui rispetto le leggi, dove la libertà di religione è intoccabile, come minimo chiederei spiegazioni ufficiali, solleverei una questione diplomatica. L’articolo 3 della nostra Costituzione italiana garantisce:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Di più, l’articolo 18 della Universal Declaration of Human Rights del 1948, di cui l’Italia è firmataria, afferma:
Everyone has the right to freedom of thought, conscience and religion; this right includes freedom to change his religion or belief, either alone or in community with others and in public or private, to manifest his religion or belief in teaching, practice, worship and observance.
Ora io mi chiedo: come si fa a garantire che una persona manifesti il suo credo religioso in pubblico, pratichi e lo osservi, se non gli è permesso di avere un luogo di culto adatto? Per i musulmani è la moschea. O il buon Calderoli vuole farli pregare in una chiesa cattolica? Oppure, non sia mai da lui, vuole semplicemnte che non preghino, anzi, che non ci siano, che scompaiano dell’Italia, se non dalla faccia della terra?
continua