A proposito della proposta della Lega di separare i ragazzi della scuola che non parlano bene la nostra lingua, con la scusa di aiutarli, pubblico il commento di Skip al mio sondaggio.
Skip da dodici anni insegna in una scuola elementare e parla a ragione veduta. La sua mi sembra una risposta pacata, ma molto ben argomentata, a tutti i dubbi che si possono avere circa quella che mi sembra una proposta demagogica e ipocrita, francamente indegna di un popolo che fino ad ora non si è macchiato (se non dopo il 1938, e per breve tempo), dell'orrendo crimine del razzismo.
E questo è il commento integrale di Skip (nome?).
Mi scuso per la prolissità dell’intervento che spero serva a chiarire alcuni punti, perlopiù inerenti la scuola primaria nella quale opero.
Da più di dieci anni nel mio Circolo il bambino straniero è valutato in base a test interdisciplinari per poi essere inserito nella classe più rispondente al suo livello di abilità (e non solo per l’età anagrafica come dice Cota). Gli insegnanti poi predispongono un Piano di Studi Personalizzato che viene svolto sia dai docenti titolari di classe che da altri del plesso, utilizzando le ore di compresenza per attività di recupero linguistico dei bambini stranieri con gruppi di livello a classi aperte.Il bambino straniero, come quello con disturbi specifici di apprendimento ( dislessia, disgrafia ecc…), svolge il suo programma anche durante le attività di lezione frontale. Sicuramente ciò complica l’organizzazione della didattica perché significa riuscire a svolgere attività diversificate e ben programmate.
Ma poi cosa significa formare classi per stranieri? I bambini non devono acquisire solo padronanza della lingua italiana, necessaria anche per poter studiare. Devono svolgere anche il programma di matematica… a questo non hanno pensato? Nell’ipotetica classe per stranieri si svolgerebbe un unico programma di lingua e come sarà gestito un diversificato programma di matematica? ( mi riferisco alla scuola primaria).
Proprio durante le attività ludico-ricreative tutti i bambini hanno occasione di confrontarsi tra loro, di socializzare e imparare la lingua giocando. Le educazioni (musica e suono, motoria, arte ed immagine) sono aggreganti. Inoltre, grazie a questi bambini, si promuove di fatto uno scambio interculturale nel rispetto reciproco delle propria identità personale e collettiva.
Da circa 12 anni ad oggi, ho insegnato ad alunni cinesi, ecuadoriani e anche a qualche bambino francese, tedesco, polacco, rumeno, marocchino e tunisino. Non bisogna necessariamente conoscere la loro lingua: ci si avvale di semplici dizionari e della capacità di questi bambini ad apprendere abbastanza in fretta la lingua parlata (la lingua scritta è più complessa, ma per tutti).
In questa mozione si parla di “percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza”. Sono anni che queste cose sono svolte nelle classi comuni di scuola primaria, garantendo anche qualcosa in più del curricolo formativo essenziale.
A me pare una grossa forzatura per giustificare tagli sulle ore di compresenza dei docenti di scuola primaria e pedagogicamente infondata per ciò che riguarda l’aspetto formativo dell’apprendimento. Ci sono molti quesiti, mai definitivamente e inequivocabilmente spiegati, idi questa riorganizzazione scolastica, inerenti
- le modalità di attuazione del tempo scuola nelle primarie ( 24 ore oltre ai vecchi congelati tempi pieni di 40 ore…o reintroduzione del tempo Morattiano di 27 ore di tempo base + 3 opzionali + da 6 a 10 opzionali di tempo mensa)
- la mancata definizione di un progetto Educativo di base, calato in programmi didattici sui quali di conseguenza si sarebbe dovuto strutturare il tempo scuola necessario alla loro realizzazione.
- ore aggiuntive di docenza da 22 a 24 nella scuola primaria (per chi insegnerà nelle classi a 24 ore? Per tutti? A carico di chi? Qui rischia di saltare anche la collaudata e funzionante organizzazione del tempo pieno con più insegnanti a scavalco su più classi).
Quesiti tecnici che sono la struttura portante di qualsiasi organizzazione scolastica. Come mai non sono mai stati spiegati dai media o di persona dalla Ministra, che continuano a parlare di soluzioni già condivise dal mondo della scuola (voto in condotta, valutazione in decimi, educazione civica, caro libri e grembiule)? Cosa aspetta la Gelmini a evitare lo scontro sociale chiarendo definitivamente questi punti a noi incapaci di capire, disinformati e manipolati?
Preciso che in questa protesta scendono in campo tutti coloro che operano nella scuola (e non siamo tutti di sinistra come si vuol fare credere per fare passare la protesta come espressione di dissenso politico). Per la prima volta gli insegnanti sono concordi al di là di ogni schieramento e colore politico e di ogni avvicendamento storico, perché la scuola è e deve restare super partes, in quanto fa riferimento a valori, funzioni e responsabilità che coinvolgono tutti e non passano di moda.
Il dissenso viene proprio da coloro che hanno sempre operato con senso di responsabilità, passione, consapevolezza del loro ruolo istituzionale e sociale, fiduciosi nei vari cambiamenti attuando anche riforme non pienamente condivise, svolgendo attività di coordinamento, di supporto alla didattica e ai docenti, di collaborazione coi Dirigenti Scolastici semplicemente perchè c'è la consapevolezza che l’istruzione pubblica, così come viene prospettata, sarà ancor meno garantita e ci sono altre possibili soluzioni per ridurre le spese.
Grazie , Enrica.
Mi chiamo Maria. Insegno da 16 anni ma 12 anni fa ho fatto la prima esperienza di insegnamento con una bimba cinese, inserita nella mia classe. Una bambina molto volenterosa ed intelligente che ha insegnato l'italiano ai genitori ricorrendo agli esercizi di italiano dei suoi quaderni. Poi,di anno in anno, nella mia scuola sono arrivati nuovi alunni stranieri ( attualmente raggiungono la percentuale dell'11%). Nello scorso ciclo ne ho avuti 4 di nazionalità diversa, attualmente 4 di nazionalità cinese ed ecuadoriana. Confesso che all'inizio non sapevo da che parte cominciare. E' stato necessario coordinarsi bene tra colleghe del team ( una continuava il lavoro iniziato dall'altra, privilegiando l'alfabetizzazione linguistica), aggiornarsi ,condividere le nostre esperienze e metodologie con altre colleghe del plesso cercando di utilizzare le compresenze su gruppi di livello a classi aperte, sfoltire il curricolo ,predisporre unità di apprendimento semplificate di storia, geografia e scienze. L'importante è che i bambini progrediscano gradualmente ed imparino. Io ho la fortuna di svolgere un lavoro unico per le occasioni di formazione e crescita personale che vivo con una sorta di giuramento d’Ippocrate, che nessuno ha mai sancito ufficialmente, ma che di fatto esiste più di quanto si pensi tra noi insegnanti.Gli stessi che temono di vedere vanificati dal decreto Gelmini anni di formazione specifica,ogni forma di confronto e compensazione tra colleghi, di recupero dello svantaggio per gli alunni in difficoltà e di approfondimento per le eccellenze. Si teme di non poter rispondere al meglio agli emergenti bisogni sia dei bambini che dei genitori che lavorano. Nel decreto mancano i presupposti della didattica…si parla solo di razionalizzazione di risorse e contenimento di spese.Emerge l’esigenza di non investire in una scuola primaria che dà le basi dell’apprendimento, che è il segmento dell'istruzione più complesso sì, ma anche il più funzionante, che ha il merito di essere nei primi 10 posti a livello europeo per competenze e rendimento, e viene considerato solo una dispendiosa zavorra .
Ciao Maria!:) Conosco due insegnanti di scuola primaria e scondaria e loro, ma non solo loro, vivono quello che fanno con una dedizione e una fede, vorrei dire, che mi stupiscono. Professionalità, pazienza e un continuo sforzo di migliorare, di usare al meglio quello che hanno. E domande (e risposte) etiche.
Incredibile.
Sinceramente spesso ho pensato che se tutti fossimo così in tutti i rami del lavoro, l'ìItalia andrebbe meglio. So anche che il nostri asili e la nostra scuola primaria sono considerati degli esempi ovunque. A Boston andavano a imparare la best practice in non so quale asilo dell'Emilia, dicevano che fosse il migliore del mondo!
E infatti concordo perfettamente: le riforme in atto della scuola e dell'università smantelleranno solo la scuola pubblica. E sono fatte solo per risparmiare sul pubblico.
Andremo a finire che chi ha i soldi manderà i figli a scuola privata, ottima e carissima, e chi non li ha li manderà nelle scuole pubbliche, pessime. Una tendenza che già in USA, patria del privato, si sta cercando di superare, ma che viene importata qui!
uh, ecco il problema. da quel che so la situazione nelle scuole medie è ben diversa: il problema principale è che non è possibile la compresenza quindi molte delle cose che si possono fare con i bambini stranieri alle elementari non si fanno, inoltre i ragazzi che arrivano hanno già un'età in cui non è così facile imparare una lingua nuova in velocità.
Si dice "Devono svolgere anche il programma di matematica…" ma cosa vuol dire svolgere programmi di altre materie per ragazzii che non sanno nemmeno cosa vuol dire Ciao?
Michele, ho insegnato, se pure per poco, in un liceo americano, e ti assicuro che imparare la lingua per i ragazzi, specie in un ambiente di uso e di bisogno (parlare coi coetanei), è un processo velocissimo!
E anche all'università, dove ho avuto spesso studenti stranieri: certo, li aiutavo a parte (o in classe, perché spiegare in inglese non fa male neanche agli studenti italiani) e loro erano molto motivati.
Mi chiedo cosa tu faccia di lavoro.
Fortunatamente non lavoro. Vado a scuola.
Conosco l'ambiente? boh…
Michele, tu sei transitorio, chi ci lavora è permanente. Si spera che tu in qualche anno la scuola la lasci!
Tu hai la tua personale esperienza, chi insegna vede tantissimi alunni, tantissimi casi.
Non è comparabile il sistema d'insegnamento negli Usa con quello italiano.
Riguardo al commento della SKIP e ad alcuni altri sull'argomento, credo di poterli indicare come classici esempi di quell'ideologia "pseudo-democratica", di cui parlava K. Lorenz, manifestazioni di "dogmi religiosi", applicati alla realtà effettuale, ignorando le leggi scientifiche che la regolano.
Mi rallegro di aver lasciato l'insegnamento ( precipuamente dedicato, con passione ed entusiasmo, alla formazione dei docenti delle primarie ) in tempo utile per svolgere altre attività.
Vista l'attuale situazione della nostra scuola, di ogni ordine e grado, si trattò di una scelta saggia e positiva.
hai ragione, Enrica (posso?), tuttavia sono convinto che dopo 13 anni di scuola dell'obbligo e 18 anni di convivenza con 2 genitori insegnanti e 2 fratelli studenti, una mia opinione (condivisa peraltro da molti amici, anche loro studenti, non certo destrorsi -UDS-) può avere qualche fondamento …
Fabio Conti, non mi spiego perché l'idea che non collima con le sue dovrebbe essere "pseudo-democratica". Invece le sue sarebbero democratiche, immagino.
Michele noi non esprimiamo il punto di vista degli altri, ma il nostro. Io lo esprimo sulla mia personale esperienza dopo 15 anni di insegnamento universitario, anni nei quali ho visto tanti studenti e il problema della docenza, della qualità dei contenuti e dei modi di insegnamento, dell'interesse e delle motivazioni, degli studenti stranieri ecc. me li sono posti in maniera attiva: non chiedendo ma offrendo, facendoci i conti dall'altra parte della barricata. Anche ai ministri non interessa: interessa risparmiare. Se poi bisogna stare attenti acnhe alle fotocopie integrative, ai video, alle slide, che importa?
Non parlo per gli studenti: parlo per come insegnante che pensa agli studenti. Tu parli come studente, non credo che ti ponga il problema di come rendere una classe più attiva, più partecipativa, con standard di qualità più alti e rendimenti migliori (spesso, anzi, ottimi).
Devo dire anzi che le classi dove c'erano gli studenti stranieri (che parlavano poco la nostra lingua, studenti Erasmus) c'era quel bel pizzico di competitività in più che faceva sì che anche gli italiani studiassero e partecipassero di più.
Per un motvo semplice: c'era lo scritto e gli stranieri potevano tradurre anche in inglese. Come io, spesso, rispiegavo in inglese. E i voti agli scritti (sanscrito era scritto e orale) era raro che scendessero sotto il 28!
La vicinanza con culture diverse stimola in modo positivo la competitività, stimola a migliroarsi.
Il discorso è diverso, cara Garzilli.Consiglio la lettura di "Lorenz allo specchio", Armando editore.
Vorrei ringraziare la maestra Maria per il ruolo da lei svolto,e per la responsabilità a cui si è assunta in virtù di aiutare i bambini stranieri. Grazie Maestra.
Non ho fatto altro che il mio lavoro. Ciao
Liu zb, ognuno a modo suo, ti assicuro che ci sono tantissimi italiani che credono in alcuni valori. Specie riguardo i bambini.
Skip, beh, lo hai fatto bene.