Ieri ho riportato dal parco due bei rami, uno più piccolo con un corpo centrale e due rametti simmetrici laterali, uno davvero grande e molto ramificato, tutto sbilenco, di una stranezza barocca.
Tutte e due pieni di gemme.
Ho messo il piccolo in un vaso, ché quando mette le radici lo trapianto. Il grande l'ho messo nell'angolo a sinistra degli scalini, sotto il finestrone della sala, bene in vista, solitario, con i capitelli e le pietre d'angolo disposti simmetricamente sotto -- retaggio di un passato di architetto -- e, soprattutto, molto, molto spazio intorno.
Circondati dallo spazio e dalla luce, appena filtrata e ammorbidita dalle tende leggere, i rami spogli del grande si allungano e si protendono in una staticità mobile, asimmetrica, viva.
Appena si entra, è l'elemento che più colpisce della stanza.
Ma non è il ramo in sé per sé che lo rende particolare: è lo spazio intorno, il vuoto. E la luce che prende, che gli batte dolcemente sopra e lo avvolge.
Come un tokonoma.
E' un elemento della casa che attrae nella sua mancanza di elementi aggiuntivi, ha importanza in sé ed è unico, un oggetto che polarizza l'attenzione degli ospiti e rappresenta il fulcro del senso estetico.
Ma è grazie allo spazio intorno che si nota, lo spazio fa da cornice all'oggetto, come l'aureola sottolinea la santità del personaggio o il nimbo l'eccezionalità di quell'uomo speciale che è stato il Buddha.
Come in calligrafia, le lettere e l'armonia di una pagina stanno essenzialmente nello spazio: sia lo spazio intorno che la spaziatura fre le lettere. L'ho imparato bene quando imparavo quest'arte.
Lo spazio definisce il pieno; la mancanza, il vuoto sottolineano l'importanza all'oggetto nel mezzo.
E qui mi rifaccio all'Impostore.
Grazie, sei stato davvero carino a citare quello che ho commentato su Qix quando si parlava di podcast!:) Che non scadono mai, i pensieri in fondo sono universali, senza tempo e senza spazio; anche il podcast è un mezzo moderno ma i concetti base valgono dall'inizio della civiltà elaborata, cioè della cultura. Homo sapiens. Quindi, anche i commenti valgono, mica scadono!:)
Michele si rifaceva a me che dicevo, contrapponendomi all'assoluta spontaneità del commento prima, che bisogna limare di continuo, studiare, correggere, rivedere, scavare, cancellare e rifare, confrontare: cosa? te stesso prima di tutto. Cosa? le tue parole? Cosa ancora? quello che "metti fuori". Senza perdere la freschezza e la verità dell'emozione originaria.
L'Impostore, che di podacast se ne intende (mentre io ne ho fatto solo uno con Ludo, quello sull'India) aggiungeva "da fruitore sono attratto dalla capacità del podcaster di mettersi in gioco, e di giocare anche con l'impermanenza della voce": è il vuoto che sottolinea il pieno. Il suono e la voce passano e lasciano la scia. Sono veri nella loro impermanenza e il loro bello è tutto qui, nella risonanza interiore, nell'evocazione, nelle immagini che richiamano o suscitano alla mente. Aldilà del fatto "concreto" di quello che uno dice, c'è il suono. E' ineffabile ed impermanente, eppure presente e vivo e vitale. E ci devi essere, lì, in quel momento, con tutto te stesso. Il suono è evocatore, nella sua impermanenza lascia l'orma interiore di te.
Lascia nell'altro il senso profondo di chi sei e chi lascia questo segno, questa traccia, lascia un po' della sua l'anima. Anzi, non la lascia, non se ne priva: la condivide.
Ho una piccola esperienza di radio e di TV e so che, aldilà degli argomenti specifici di cui trattavo -- le donne afghane, la situazione politica indiana e quella nepalese, la guerra in Shri Lanka e così via -- di cui forse importava poco alla massa della gente, è proprio l'impermanenza che rimane che ha attratto chi mi ascoltava e di questo ne ho anche io molti segni, me l'hanno detto diverse persone (che hanno telefonato alla radio e alla televisione, che hanno commentato): è l'impressione, il segno senza corpo, l'orma che ha fatto ombra e si è fatta strada in chi ha guardato o ascoltato.
Giorni fa, tornando da Macerata, ho incontrato in treno una signora originaria di Crotone che vive da oltre 50 anni a Berna, in Svizzera, che stava sul sedile davanti a me. Mi guarda e poi mi scruta, e poi mi guarda ancora e tutta contenta (io stavo scambiandomi ricette con la vicina) mi fa: l'ho sentita alla Radio Svizzera! Mi volto un po' stupita e le dico ah grazie signora e quando? Di che parlavo? Le è piaciuto le è interessata la trasmissione? E lei beh sì ma non ho capito niente, solo che mi è piaciuto.
La signora, che aveva fatto la cameriera per tutta la sua vita adulta e degli attacchi suicidi delle Tigri del Tamil e il separatismo hindu (era l'argomento del giorno) non gliene importava moltissimo, aveva solo dentro l'impressione di me: il ricordo di una voce. Voce impermanente, non aveva capito neanche il contenuto. Ma ricordava quello che la voce le ha suscitato. La voce, una voce sconosciuta e impermanente: è quella che le è piaciuta. Se ne va, il contenuto se ne va e la voce rimane un attimo e sfugge. Eppure se la ricorda e le è piaciuta.
Perché? Perché, ha detto la signora, viveva anche lei quelle cose!
Io le domando cosa ha vissuto signora, e lei mi fa non so ma lei mi ha fatto sentire che era lì, come se fosse viva (voleva dire, credo, in carne ed ossa).
Ecco, aldilà di quello di cui parlavo, per cui ho studiato diversi annetti e che sono gran parte della mia vita e del mio passato -- perché in Asia ho vissuto-- le è rimasta una cosa effimera, in fondo, che vale tanto quanto uno si mette in gioco. Una voce che conta per quanto chi ne fruisce ci si rappresenta e forse, in qualche oscuro e magico modo, ci si proietta.
E la voce, questo segno impermanente, è la mia anima.
Io infatti ero tutta lì. Succede che mi chiamino in diretta e senza preavviso per commentare o chiedere di politica estera (pagata nè!) ed io, in diretta, spiego, commento, parlo e rispondo alle domande. Non le conosco prima e non so mai quando mi chiamano. Spesso, anzi, sono presa alla sprovvista. Una volta, per es., mi hanno chiamato che era già passato un giorno dal ritiro di Sonia Gandhi dalla candidatura di Primo Ministro indiano, la notizia, insomma, era già bella che stata esaminata e digerita e, in più, mi stavo lavando i denti che -- come si sa, in radio possono anche essere neri incancreniti di carie e puzzolenti, tanto chi ci fa caso?
Ma ero in gioco, completamente, con la mia scienza e coscienza e tutta la mia passione. Ero lì. Ineffabile e presente. Eppure le mie cose le sapevo, sapevo perfettamente quello di cui stavo parlando e credevo di poter azzardarmi a fare previsioni politiche, visto che avevo gli elementi in mano. Che è il motivo per cui mi chiedono (e mi pagano).
E avevo spazio e tempo, mettevo fuori coi miei tempi una cosa effimera e fresca, la mia voce che risponde in diretta ad una domanda specifica che non conosco, e sono tutta lì. Ma non spontanea, quello che dicevo non era spontaneo ma, in realtà, era il frutto di anni di lavoro, di pensieri, di sensazioni; e anche la modulazione della voce, insegnando, usciva fuori come se parlando fossi allo stesso tempo quella che parla e quella che si ascolta. Il fruitore il fruito e il mezzo di fruizione. Ero tutta presente a me stessa, in modo costruito ed assolutamente spontaneo. E' un atto di coscienza.
C'era una cosa che ho trovato difficile nel podcast con Ludo: lui mi incalzava con le domande ed io non riuscivo a prendermi il mio spazio. Lui aveva una specie di ansia di colmare in fretta le pause, come se fossero vuoti nel senso di assenza, di mancanza. Come se bisognasse "dare" tutto subito, senza pausa e senza sorriso.
Invece ci vuole spazio, ci vuole tempo. Specie in diretta. Le frasi non si devono accavallare di continuo per rincorrere le emozioni, o i pensieri, non devono litigare e fare a botte fra di loro. Ci vuole l'agio di allargarsi, di espandersi; e di tacere qualche volta, per qualche secondo.
I tempi e gli spazi sono essenziali nella diretta, lo sanno bene i comici che spaziano in modo magico le battute perché sanno che, altrimenti, non fanno ridere!
E lo sa bene chi fa all'amore..
Ecco quello che volevo dire all'Impostore. E' la continuazione del suo discorso.
Che all'impermanenza si aggiunge lo spazio, che l'impermanenza, anzi, è spazio.
Come l'oggetto del tokonoma, unico, solitario, che sta al centro del suo spazio ed è tutto lì, si mette in gioco e ricerca la semplicità. Non è l'assoluta spontaneità, è una semplicità cercata, voluta. E' tutto lì. E si può cambiare, è impermanente. Ma nella sua impermamenza acquista valore per lo spazio e perchè, per usare le parole di Michele, si mette in gioco: per esserci proprio lì, tutto lì, in quel momento, in quell'angolo, sotto quella luce. Una sofisticata semplicità.
Il mio bel ramo è un tokonoma che sta al volto del Buddha come un podcast. E' una assolutezza e un'aderenza al momento assoluta e ricercata. E sono tutti sottolineati dello spazio e dal tempo, dalla luce che è impermanente, dal ricordo che è saldo nel suo essere effimero. Un piccolo pieno circondato da spazio, da luce.
Ed ora ascolterò i podcast dell'Impostore, ora mi sa che mi toccano...:)
L'Impostore è bravo. I primi podcast sono fenomenali :) Amo il cinema e le colonne sonore…
Splendido Enrica :-); oggi dovrei (se l'imponderabile-tecnico non è contro di me) mettere in linea un numero sul Giappone del cinema e della musica. Non si avvicina neanche un po' alla forza del tuo post, ma tende al centro (dopo circa 20 minuti) della musica di Toru Takemitsu, che ha cercato per una vita di sbarazzarsi del pensiero analitico quando componeva. Per questo il tokonoma mi sembrava un'immagine davvero molto bella; anzi più che un'immagine l'assenza dei margini intorno all'immagine che permettono di uscire dal frame, che è un po' tutto il cinema o la musica che esce dal cinema, che preferisco. Grazie Enrica :-). E grazie anche a Luca, come sempre, troppo gentile.
Beh ehm Ludo mi ci ha preso un po' in giro per il ramo-tokonoma, ma ti ringrazio di avermi capita.
Non càpita di essere capìta!:)
Ti scaricherò se posso oggi, così ti sento nella mezz'ora o più di viaggio in metro. La musica dei giapponesi, persino quella classica, mi piace molto e mi fa sentire a mio agio.
Uhm, con che cosa lo senti? :) Urge lettore MP3 per Natale mi sa…
(Ludo si scorda che me lo ha già regalato tempo fa…)
ludo regalale un gioiellino
AGATA!:)))))) Quanto ti voglio bene non sai!
I gioielli sono l'unica cosa che mi piace davvero, non ci tengo al resto. Quando luccicano mi sembro una gazza ladra….:)
E fattelo regalare anche tu, mi raccomando!
ah il mio non regala niente e quando dico niente voglio dire proprio niente.
le donne son tutte uguali,vogliono una fede al dito un figlio e qualche gioiello.
eheheh lo sai bene tu!:)
io non mettola fede(mi da fastidio)non mi piacciono i gioielli e i figli li venderei volentieri.ma nessuno se li compra.
però hai tutti e tre. Come mai?
gioielli non ne ho.mio marito è avaro.
Avrà altre qualità.
C'è chi è generoso perché si sente in colpa, ti piacerebbe?
E c'è chi è generoso perché ti dà uno, magari solo 1 che ti spetta, poi per sé spende 10 di superfluo. Ti piacerebbe?
Gli uomini sono strani coi soldi, ma la somma è: ho visto che spendono volentieri per le amanti o con le amanti, se a loro sfizia. E' un LORO gioco.
Con le mogli però sono avari. E' normale.
A meno che non ammettano di essere innamorati.
Perché in casa giocano di meno e invece se sono carini e generosi con le mogli sanno che magari poi si crea un'atmosfera amorosa, bella e invece, altra cosa che ho visto, vogliono farsi i cavoli propri. Cercano sempre di farsi i cavoli propri, magari non rinunciando alla moglie però.
Voglio dire: avere tutto, fuori casa e dentro casa.
Senza capire che non si servono due padroni!
E magari poi lamentandosi di come stanno a casa.
In sunto: dare il meno possibile di sé, dei soldi, del tempo e la disponibilità, della comunicazione, della chiarezza, dell'allegria: questa mi sembra la politica del marito italiano.
Portare a casa anzi da fuori musi e mugugni, problemi, cavolate.
Mi sbaglio?
sbagli?non so,non credo che mio marito abbia amanti,quelle costano e lui è troppo avaro per avere un'amante.ma sta attento altuo di marito,casomai dovesse trovarsela lui un'amante….
non adesso si capisce,tra un po' di anni.mi pare tu mi abbia detto ha moltepretendenti.
il mio non aveva pretendenti e se ce le aveva non se ne accorgeva.troppo occupato a contare i suoi soldi.in quanto a disponibilita' lui non mi ascolta,sente,ma il messaggio si ferma li' non arriva al cervello,quindi non ascolta.devo dire una cosa due tre volte,poi mi ascolta.all'inizio ripetevo,ora ho rinunciato e non gli parlo piu'.
a parte le cose solite,porta giu' la mondezza,hai comprato il latte?non camminare sul pavimento appena lavato.(è il suo sport preferito credo gli dia enormi soddisfazioni)poi è pure milanista,e come tutti i milanisti non sa perdere.
occorre dire che gli interisti non sanno vincere.oggi abbiamo vinto 4 O.COME FACCIO A LAMENTARMI,PER ESEMPIO?
anche io ho molti pretendenti se è per questo, e non me li vado neanche a cercare! Intendo dire che non vado in giro a caccia e non mi mostro disponibile, sono lì, e non so neanche perché e per come.
Bisogna vedere quello che uno vuole: sia lui, sia io! Non è il fatto di avere i pretendenti.
Le solite cose la mondezza ecc.? Ahahahah ma è un rapporto basato sulla comunicazione di servizio! Sì agli uomini piace, tanto la moglie c'è, ogni tanto una bottina, fare le 2-3 cosucce tipo comprare il latte ecc., e poi farsi i cavoli propri.
Non è così che viglio vivere e non ci vivrò.
E non dirmi che ti piace Agata!
beh fa un mucchio di cose mio marito,non solo butta la mondezza.
e mi è d'aiuto quando ho bisogno.mi porta alla pinetina a vedere l'inter e pure a vedere il milan a milanello,per par condicio.compila il modello della tasse,paga i conti,prepara la cartella al bambino con la merenda,lo porta a spasso tutti i giorni,mi accompagna da mia madre.il tuo che fa di tanto speciale? racconta dai.
ti assicuro Agata che mio marito ne ha fatte tante di cose speciali.
Ma in effetti, la cosa più speciale della sua vita è stata scegliere me.
Perché sa che con me deve essere un uomo, che ama che soffre che gode che sceglie che sbaglia e che paga, quando sbaglia: che vive da uomo la sua vita e se la fà da sé, insomma, e non è un perenne burattino manovrato dalla moglie, che magari non è libero neanche di comprarsi un cellulare nuovo, pur guadagnando taaanto, però è libero di avere l'amante per anni che razzola per casa!
Sai, per le persone che vengono da un certo retroterra familiare è una gran scelta, un gran passo scegliere me come amica, come donna, come moglie o come conoscente, pure.
E non è speciale tutto questo? Cambiare rotta quando non sei più un ragazzino? Anzi, dare una rotta alla tua vita? Un'impronta, uno stile?
Certo vedremo come procede la cosa, gli slanci iniziali e le grandi scelte non bastano, è nella quotidianità che si vede una persona…
E la specialità non è neanche cosa uno fa, ma *come uno fa.*
Con disponibilità? Col sorriso? Oppure col muso? Come un dovere gravoso che si fa sbuffando? cercando di non essendoci né con la testa né col cuore?
Voglio dire, ti accompagna: ma lo senti vicino, state bene, c'è un clima rilassato o lo fa perché qualcosina ti deve pur dare, prima di ricominciare a farsi i cavoli suoi? A contare i soldi, come dici tu?
che faresti se scoprissi che ti mette le corna con una collega di lavoro magari?come reagiresti?
e tu?
beh un paio di volte lauro è venuto a casa con dei regalini che una sua collega di lavoro(pure sposata)gli aveva fatto.regalini di ottimo gusto,delicati e di classe.
sapeva che poteva permettersi di portarli a casa.io non faccio scenate.
so di un suo collega che ha lasciato moglie e figli per mettersi con una piu' vecchia di lui(sono ancora insieme da anni)
quando la relazione era clandestina(anche per molti colleghi di lavoro)il tipo era costretto a lasciare nella scrivania i profumi e lefoto fatte con lei,nei cassetti della scrivania che ha sul lavoro.
la donna che regala cioccolatini a mio marito è l'unica donna in mezzo a tutti uomini sul lavoro e quando qualcuno le fa una gentilezza,l'aiuta sul lavoro lei si sdebita,tutto qui.
mio marito è sempre stato un uomo fedele e non fa il cascamorto con le donne.
e il tuo?
Agata, più vecchia di lui? Se era una donna che si metteva con un uomo maggiore di lei avresti detto "più grande di lui!"
Anzi, neanche l'avresti detto.
E poi ci sono tante donne che hanno fascino e bellezza da vendere, anche rispetto a donne più giovani. E magari anche qualche proprietà da vendere!
Cmq, mi sembra Agata che ancora ci sia un po' di strada da fare per essere donne con pari opportunità. Che ne dici cara Agata?
Il punto poi è l'età? Il punto è la slealtà e l'ambiguità di avere relazioni extraconiugali nascoste. Di non comunicare a tutti i costi, in tutti i possibili modi, prima di arrivare al punto di non-ritorno!
Se glielo diceva prima magari la situazione con la moglie si risolveva e non se ne andava con un'altra, più grande o più piccola che fosse….
ho capito.quanti anni hai piu' di ludo?
Non sempre parlo di cose personali, Agata. Anzi, specie in un blog, che è una "pubblicazione".
però parlo che le corna sono un fatto delicato, che sicuramente si può scongiurare molte volte e risolvere in modo positivo. Se uno vuole. E la comunicazione è la prima cosa, il dialogo verbale e non.
Non esistono altri modi, d'altronde.
Se uno sta male con una persona solo il dialogo può risolvere. Abbozzare o nascondersi o fare cose distruttive, come le corna, certamente no.
il tipo che ti dicevo collega di mio marito(e che ho pure conosciuto anni fa)è uno che le corna a sua moglie le ha messe regolarmente,con ogni tipo di donna,ragazza,sposata,onesta,meno onesta,ricca,povera.
ogni tanto ne trovava qualcuna che s'innammora e che gli lasciava paingendo dei bigliettini sulla sua macchina.il tipo è molto amico di mio marito e di lui sa vita morte e miracoli.anche il tipo sa vita morte e miracoli di noi due.
ha avuto sottomano ragazze giovani e molto carine e pure molto intelligenti.
ma ha scelto questa,che io non conosco se non per le descrizioni che ne fa mio marito.lavorano nella stessa ditta ma in un altro reparto.il soprannome è LA SECCA datole da un napoletano.
essere magre magre a giorno d'oggi è un grandissimo pregio come tu sai.era pure rimasta incinta quando era qncora sposato il tipo ed ha dovuto abortire.ma poi ce l'ha fatta a prenderselo,io queste donne giovani o vecchie che siano che son riuscite dove altre piu' carine e intelligenti di loro(e piu' giovani)hanno fallito le rispetto e le temo.
l'ho visto il tipo,vuoi sapere perche' piace?quando una gli parla lui sembra interessatissimo e tutto occhi e orecchi per la sua interlocutrice.deve essere quello perche' bello non è,vestirsi non sa.
ognuno vive come può. Io sono gandhiana: aderire totalmente e completamente alla verità. Anche a costo del sacrificio personale, anche della stessa vita.
Se uno è nel giusto smuove le montagne perché la verità si impone da sola e viene sempre a galla. Ottiene tutto, se è nel giusto.
Io l'ho fatto e lo rifarei questo sacrificio per la verità, che è la realtà, non me ne pento. Mi costa molto, anzi moltissimo, ma aderire alla verità è ormai un'abitudine e mi sento libera. Perché solo realizzando la verità mi sento libera, senza mediazioni.
C'è gente che ne combina di ogni ma si sente tutta la vita in gabbia!!! Depressa e scontenta, non basta mai e deve sempre superare il limite. Perché non cerca la sua verità per paura di soffrire, di dover scegliere, di doversi sacrificare.
Domanda al tipo amico di tuo marito, o a lei, se si sentono liberi! Se sono davvero felici di essere come sono…!!!
Temere queste donne? E perché, perché hanno coltivato per mesi o anni una storia con uno sposato? Allora fallo anche tu, se ti piace o se la rispetti davvero.
Tu ti rispetteresti a fare così Agata?
Io no, mi farei abbastanza schifo.
la coppia cosi' formata il tipo e la secca stanno benissimo insieme,la sai una cosa?lui è diventato perfino fedele.che vuoi di piu'?un cruccio la secca ce l'ha,non ha piu' potuto aver figli(datal'eta')e rompe le scatole quando il tipo fa dei regali ai suoi legittimi figli.ma non la conosco non ti posso dire di piu'.
credo che la coscienza non esercitata stia muta e zitta e che non rimorda affatto.
io?che c'entro io?son mica secca.ma tu hai maggiori possibilita'.
ma questa donna è davvero una strega allora!
Almeno stesse zitta, se lui vuole dilapidare anche tutto lo stipendio e il patrimonio per i legittimi figli, che male ci sarebbe? In fondo, lei chi è? Dovrebbe essere felice di avere uno così vicino, fedifrago e dilapidatore: è pure più giovane di lei!!!!!:)
quanto alle mie possibilità, certo, ce l'ho. Ma il bello non è fare le cose perché non si può fare fare diversamente: è farlo per scelta. Solo così sono libera, non perché sono obbligata ma perché decido io e scelgo io cosa fare quando e con chi.
In sunto: essere fedeli perché non si hanno possibilità di essere infedeli è un obbligo, essere fedeli per scelta (anche con tanti corteggiatori) è un atto di libertà. Chiaro il concetto?
Questo vale per tutte le cose, soldi lavoro ecc. ecc.
Sulel cavolate sono fatalista ma sulle cose importanti voglio decidere da me. Quelle che posso, ovvio, non le malattie o lo tsunami…
sai quante volte non sei nelle condizioni di fare libere scelte?un mucchio.
comunque non credo che la secca sia una strega come dici.è una donna normalissima
mai invece. Puoi sempre scegliere. Come divevo, magari ci perdi, ma puoi scegliere.
D'altronde, tutto non si può avere……:)
tutto è relativo.
Splendido sito!)) In avanti auguro buona fortuna!
Leggo ed imparo sul vostro luogo. grazie!
Buon luogo piacevole senza qualsiasi cosa dispari, ben progettata!