Sul Corriere della Sera di oggi, a pagina 35, Sergio Romano risponde a una domanda di un lettore su Giuseppe Tucci.
Non ne sa molto, solo quello che si dice di lui a livello ufficiale, e dice anche cose totalmente sbagliate, ma lo fa con una sicumera da far invidia al giornalista più superficiale.
Questo sì che è principio di autorità.
Non direi di autorità quanto di anzianità. E' il principio per cui chi c'è già (nella scuola, in azienda, nel giornale, in autobus, in ufficio, sul territorio, …) ha più diritti di chi, anche se più preparato, potrebbe entrare. Così è meglio per chi c'è già occupare sempre tutto il posto anziché rischiare che un nuovo ingresso metta in discussione tutto l'assetto. Quindi è meglio rispondere a tutte le domande (anche senza citare la fonte delle risposte) piuttosto che chiedere a qualcuno esterno alla struttura.
Beh, lo capisco, però parlava come se sapesse con sicurezza tutto! Com'è che uando io scrivo sui giornali si aspetta da me la massima verificabilità?
Perché non sei abbastanza anziana (nel ruolo eh, l'età anagrafica non conta). Ma poi ti piacerebbe scrivere sul giornale senza dover controllare le fonti, come se fosse un blog? :-)
Autorità, per fortuna o purtroppo, è sempre meno spesso sinonimo di auterovolezza…
Bubbo, allora vuoi dire che sono anziana nell'età? Guarda che ti banno eh…:)
Io ho la base di studiosa, non posso, e poi per carattere non mi piace dire bufale neanche sul blog, però lui esagera…!
valentina, già..
Ehhh..poverello ..vita difficile quello del grande giornalisti commentatore. Gli tocca dire sempre la propria opinione su tutto, anche su cose delle quali non ne sa un fico secco.
Pensa come siamo fortunati noi che possiamo anche tacere quando non abbiamo nulla da dire.
Beh quando apro bocca non è detto che dica cose intelligenti…però lo faccio solo per piacere e non per "potere".
:)
Ma lui era un ambasciatore, poteva starsene a fare l'ambasciatore pensionato. Non credo che avfrebbe avuto problemi ehm di soldi;)
E comunque Alessandro tu forse sei fortunatissimo ma io sento che prefererei fare la grande ex politica e giornalista commentatrice su Corriere della Sera..:)
Caro Romano,
ho letto con attenzione il profilo su Giuseppe Tucci ("Corriere", 10 giugno) e sono rimasto sorpreso dalle inesattezze in cui lei incorre nel seguire le tappe della vicenda biografica del grande esploratore. La prima inesattezza riguarda il "dotto saggio di epigrafia romana", che non può esssere definito tale in quanto si tratta di quattro paginette dedicate alle "Inscriptiones" delle campagne maceratesi. Furono raccolte all'età di 17 anni quando non aveva ancora conseguito la maturità classica! La seconda inesattezza concerne il "compendio del pensiero filosofico indiano", che non poteva attrarre l'attenzione di Giovanni Gentile, perché si tratta di una recensione del volume di F. Belloni-Filippi "I maggiori sistemi filosofici indiani" (Sandron), pubblicata sulla "Rivista Italiana di Sociologia" nel 1916 e non nel 1919. La terza inesattezza riguarda la spedizione in Tibet, che lei confonde con quella compiuta nel 1929 in Nepal, del cui viaggio diede lo stesso anno un resoconto su "Nuova Antologia" (pp. 347-358). Riguardo ai rapporti tra Tucci e il fascismo, la questione è molto più complessa di quanto si ricava dalle sue frettolose righe sull'argomento, ma sicuramente non cominciarono nel 1933 alla costituzione dell'Is.M.E.O., se è vero che Tucci diresse il periodico "Alle fonti delle religioni" negli anni 1921-1924 e attinse ai fondi dello Stato fascista per compiere i sui viaggi.
Nunzio Dell'Erba, Torino
Signor Nunzio Dell'Erba, riguardo ai suoi rapporti col Fascismo dimentica che nel 1925-26 Tucci fu mandato in India al seguito del suo professore Formichi, a Vishvabharati, e che entrambi rappresentavano il loro governo e quando Tagore ripudiò Mussolini (e le due visite in Italia) anche loro tagliarono i rapporti con quella università. Che divenne professore a Napoli grazie a Gentile (nel 1931), e non certo per chiara fama (era stato fino ad allora in India) e che fu trasferito a Roma perché non lo volevano (non c'era mai!) quasi immediatamente sempre grazie a Gentile, che era professore senza quasi mai insegnare con permessi lunghissimi e percepiva lo stipendio, e aveva permessi lunghissimi anche per scrivere, sempre grazie a Gentile e Mussolini, e tanto tanto altro…
Cmq Sergio Romano è stato un ottimo diplomatico e spesso dà belle risposte, ma su questo credo semplicemente che si rifaccia a quello che c'è scritto in giro. Non è uno studioso.
Quello che è incredibile è con quanta sicurezza lo dica!
Gentile Signor anonimo, io non dimentico un bel nulla! Non entro in merito alle sue osservazioni su Sergio Romano, ma mi sembra che Lei non faccia altro che confermare la mia tesi sul rapporto tra Tucci e il fascismo. La lettera non è un artciolo né un saggio, ma una semplice lettera indirizzata al "Corriere", forse anche lunga per i "desiderata" del Nostro ex diplomatico.
Dottor Nunzio Dell'Erba
1) Se lei clickasse sul nome di Giuseppe Tucci vedrebbe che non sono anonima.
2) La mia espressione è un modo di dire retorico per confermare (ma che mestiere fa?). (A parte che molte cose le ha scordate davvero: per esempio i fondi furono anche quelli di industrie ed enti, certo fascisti, dato i tempi)
3) Certo che è una lettera, come ho detto io prima dicendo che quella di Romano è una risposta: ma come forse saprà, non si deve essere studiosi per rispondere con perfetta cognizione di causa.
Grazie, comunque, della risposta e della cordialità.
Anonima
Gentile Sig.ra anonima,
lei si esprime come un libro chiuso tra parentesi, anacoluti e interrogativi. Le ripeto che la mia è sic et sempliciter una lettera, diretta al giornale milanese per la rubrica gestita da Sergio Romano: si legge che Lei non ha molta dimestichezza con la stampa quotidiana del nostro Paese. Lei ha sfondato una porta aperta, anzi apertissima: non posso credere che Tucci avesse attinto anche ai fondi privati!
Se proprio vuol sapere che lavoro svolgo e chi sono - può ricorrere a un qualsiasi motore di ricerca, dove si ritrova la mia attività culturale, il mio indirizzo e persino la mia email. Ma si documenti prima di scrivere su un personaggio così complesso e prima di "rispondere con cognizione di causa", perché senza riferimenti culturali precisi (libri, saggi, articoli etc.) non ci può essere un confronto democratico e civile.
Dottor Nunzio Dell'Erba
Gentile Signor Nunzio Dell'Erba,
E a lei chi glielo dice che non mi sia documentata? Se avesse letto tutti i libri di Tucci (360 pubblicazioni, come lei forse sa) saprebbe che ha attinto, e abbondantemente, a fondi privati.
Ma di questo gliene farò partecipe a tempo e luogo. Intanto può leggere il mio blog su Tucci.
E che fosse una lettera già scritta al Corriere non era proprio chiaro, avrebbe potuto ben dirlo.
Comunque, mi pare che lei abbia già qui un confronto democratico e civile: oppure si sente sotto dittatura? La vedo molto spigliato, sicuro e, mi permetta, un tantinello arrogante.
Cordiali saluti
Gentile Signora,
avevo intenzione di non polemizzzare più con Lei, perché dalle sue risposte ho tratto la convinzione che non legge o non comprende le mie email. Ha ragione a dire che la frase - "che fosse una lettera già scritta al Corriere non era proprio chiaro" - "non era proprio chiara", perché era chiarissima; ma se l'articolo su Giuseppe Tucci era apparso sul "Corriere" nella rubrica delle lettere curata da Sergio Romano, ma se la mia lettera era indirizzata a quest'ultimo, ma se nella prima riga cito "Corriere, 10 giugno", a chi se non a Romano poteva essere indirizzata? Va bene che Romano scrive anche sulla carta igienica di casa sua, ma non è che ci volesse molto acume a comprenderlo. Comunque è impossibile continuare uno scambio di opinioni su Giuseppe Tucci, se non sono chiare queste premesse elementari. Io arrogante, povero me con chi sono incappato! Non spari frasi a vanvera tipo "si sente sotto dittatura" e ritorni a un dibattito scientifico, documentandosi meglio e quello che è più importante non si dia molte arie e non faccia la saccente.
Distinti saluti
Nunzio Dell'Erba
Signor Nunzio Dell'Erba,
la sua lettera aveva tutto il tono di una lettera aperta.
Ma lei, come pare, non accetta neanche la più velata critica, o appunto. Mi spiace molto, la democrazia e il dibattito sono un bene prezioso sa?
Cordiali saluti