Strage della 'ndrangheta in Germania e integrazione

boh, giovedì 16 agosto 2007 09:50:01

Rozzano"Mafia-Morde wie im Kino, Morti di mafia come al cinema": così si intitola l'articolo di Die Ziet sulla la strage di San Luca, avvenuta a Ferragosto a Duisburg ad opera della 'ndrangheta, l'organizzazione criminale transnazionale calabrese. Le vittime del regolamento dei conti sono 6 italiani che appartengono agli Strangio- Nirta, in lotta con i rivali dei Pelle-Vottari. Questo è l'articolo del Corriere della Sera e quello di La Repubblica. Qui c'è il video di Amato su Sky TG24.

Pochi giorni fa sono tornata con l'Eurostar proveniente da Napoli. Vicino a me c'era Angelo, un uomo di circa 36-38 anni e suo figlio, un bambinetto simpatico che urlava, scalciava, rideva sguaitamente senza motivo e, in sunto, si annoiava a morte e faceva tutto quello che gli saltava per la testa, come un reuccio dispotico.

Come ti chiami? gli faccio per distrarlo, dato che mi aveva già più che distratto dal lavoro che stavo facendo. Silenzio. Mi fa uno sberleffo e mi sfida guardandomi per diversi minuti con i suoi occhi nerissimi e un po' aggressivi.
Manc pe' 'a capa te l'aggia dì.
E quanti anni hai? Sei grande, sei alto, sei quasi un uomo! Gli dico imperterrita. Al che si mette a ridere e mi risponde:
Cinq'anne.. E apre la mano.
Edill 'a patrete, quant'anne tieni veramente? Gli fa eco il padre, compiaciuto.
Aggio ditto cinq! Urla. E per tutta risposta si alza dando casualmente un calcio al padre. Che sta zitto.

Angelo mi dice che ha compiuto appena 4 anni. Ci mettiamo a chiacchierare del più e del meno. Lavora come scaricatore per una piccola cooperativa e vive a Rozzano, ridente comune alle porte di Milano dove, mi dice con orgoglio, il 95% degli abitanti è napoletano, calabrese, siciliano, pugliese, romano e così via. E' un posto bellissimo, mi spiega, perché lui si sente a casa e tutti si conoscono, non c'è criminalità, neanche quella spicciola e se hai bisogno di qualcosa tutti ti danno una mano. Ci sono negozi dei vari paesi e puoi comprare tutti i prodotti che trovi giù -- meno le mozzarelle buone, quelle grandi, saporite, con la camicia, che fanno il latticello appena le tocchi. E' l'unico neo di Rozzano, le mozzarelle.

Lui viene da Secondigliano, un ridente quartiere della periferia di Napoli. E' andato via perché è una zona di guerra, una guerra della camorra e di questa con lo Stato, che non sa fare altro che reprimere e mandare le forze dell'ordine ma non dà posti di lavoro. Dice che stava sempre alla finestra a vedere se l'altro suo figlio di 18 anni tornava da scuola o glielo avevano già ammazzato. Dice che lavorava solo se la camorra decideva che poteva lavorare e ci volevano le raccomandazioni e le benedizioni dei vari boss e bossetti locali.

Con me parla in un italiano preciso, da libro di scuola elementare, ma riceve una marea di telefonate di amici e mezzi parenti -- chi lo viene a prendere alla stazione, chi porta le freselle fresche, chi passa per una birra, la moglie gli chiede se per cena vuole anche la carne e così via -- e lui risponde solo ed esclusivamente in dialetto stretto, quello di paese, per intenderci.

Mio figlio Alessandro -- e guarda il bambino che per avere 4 anni è davvero grande -- sta crescendo da milanese. E' andato al nido da quando aveva 8 mesi, ha amici perbene figli di gente che lavora con onestà. Lavora, fa i cavoli suoi e poi va giù per le ferie. A Milano è tutto facile, basta cercare lavoro e si trova, senza raccomandazioni e senza pizzo, e Mammina [la moglie, ndr] lava i capelli in casa alle signore perbene e fa tanti soldi. Giù non si può.

Guarda Alessandro con malcelato orgoglio. Quando due sorelle molto attempate dall'altra parte del corridoio, originarie di Montoro, che tornavano a casa in un paese vicino Nizza, all'ennesima pedata gli dicono in napoletan-francese che Alessandro bisogna fermarlo un po', che deve dirgli qualcosa, che i bambini vanno educati e che è per il suo bene, lui lo guarda e fa, col petto gonfio di ammirazione:

Io devo dire qualcosa a mio figlio? Ma non ci penso proprio. Cresce come un vero milanese, lui è nato qui e deve stare bene qui. Io dire qualcosa? Manco p'a' 'capa.

Non so se i bambini milanesi siano tutti così ma penso che Alessandro, che ora ha voglia di chiacchierare con me e parla ininterrottamente, non spiccica una parola in italiano. Parla solo in dialetto stretto con molti termini pugliesi, calabresi, sicilani e così via. Non ho il coraggio di dire a Angelo che la prima cosa per integrarsi davvero è parlare bene, correttamente, e poi una buona educazione e una buona cultura, perché bisogna essere meglio di chi ci ospita se vogliamo integrarci: ma integrarci al meglio di quello che c'è, non al peggio. Anche quando ci circonda.

Che valori avrà Alessandro e che farà a 14 anni, quando aprirà bocca coi coetanei milanesi e tutti sentiranno come parla, vedranno come si muove e come si comporta e lo prenderanno in giro ferocemente, come sanno fare i ragazzi? Avrà davvero così tanta voglia di essere milanese? Di riconoscersi in questa ridente città che lo ha visto nascere ma i cui genitori lavorano onestamente facendo cose che i milanesi non fanno più e trascorrono sempre le ferie e le feste al paese natale, in Terronia?

Ecco, io penso che per sconfiggere le faide familiari esportate all'estero ci voglia una vera integrazione che parta dalla base, con l'educazione, che muova i primi passi coi bambini. Non l'"educazione" ai valori dominanti di strafottenza, aggressività, menefreghismo, prepotenza, fatte con le buone, quasi in silenzio, con tanta ipocrisia magari, o con le cattive, in napoletano, in milanese o in italiano non importa. Un lavoro onesto e sicuro, certo, ma anche la cultura, un vero investimento nell'educazione: perché la vera povertà, la vera alienazione, l'isolamento dell'ignoranza portano alle mafie e al terrorismo e l'unico mezzo per sconfiggerli sul nascere sono quelli della cultura e del rispetto di sé e dell'altro. Questa è integrazione, questa è la vera ricchezza di un paese: l'investimento sull'uomo.

L'economista John Galbraith alle cene di facoltà diceva sempre:

La vera ricchezza, quella che porta all'integrazione, è quella culturale. Solo investendo nelle persone si avrà una crescita compatibile.

Spero che un giorno Alessandro, e anche Angelo, se ne rendano conto. Anzi, che ce ne rendiamo conto tutti.

(La ridente foto sopra è una vista di Rozzano)

Commenti dei lettori

  1. donMo

    Aveva perfettamente ragione il buon Galbraith.
    E' anche vero che a volte è più agevole integrare gli stranieri che vivono in Italia che gli italiani che ci sono nati.

  2. Boh/orientalia4all

    Penso che ci siano problemi per entrambi. Se tu venissi qui, in un tram, uno di questi giorni, dove ci sono quasi esclusivamente stranieri (e maschi, chi sa perché), te ne renderesti conto.

    Io cmq ho problemi di integrazione, hai ragione tu.

  3. chit

    Vero!
    Comunque è strano parlare di "soluzioni" (vivere serenamente in comunità rispettandosi a vicenda) che in realtà altro non dovrebbero essere che le regole e le basi della comune e civile convivenza… :?
    E pensare che siamo negli anni duemila…boh?!

  4. Boh/orientalia4all

    chit, in teoria hai ragione ma in pratica non è così. E forse non sarà mai così, chi sa, ci saranno sempre nuovi problemi di nuovi tipi di integrazione..

  5. sole

    l'integrazione è una di quelle parole tanto 'politically correct'….tutti se ne preoccupano ma nessuno se ne occupa, a cominciare dal nostro governo che fa tanto bla bla bla ma po????già, integrazione è certamente la compresenza, la mutua accettazione, il reciproco cambiamento, è la cooperazione delle diversità..si tende all'omologazione ad un modello culturale e sociale definito o come specifico di una certa società. però purtroppo in un momento come questo di profondi clash culturali come si fa ad integrarci?nemmeno in italia come hai fatto ben notare tu ci si integra, tanto tutto ciò che è diverso è sempre stato considerato negativo e così si fa finta. difatti il buon angelo è andato a rozzano dove sono principalmente emigrati dal sud..insomma anche la sua scelta di nuova dimora nn è stata fatta certo a caso, nn ha scelto la zona povera di milano ma la zona in cui egli si sente + a casa perchè circondato da persone di provenienza del sud.ma se nn comincia lui a cercare di integrarsi come fa a pensare che il milanese lo farà?
    credo che la cultura porti ad un allontanarsi dall'alienazione ed ad una coscienza di quello che è più giusto e sbagliato, come anche di opportunità nuove e scelte diverse che, nel caso di tot ignoranza e chiusura, porterebbe solo ad un arretramento della società stessa fino ad arrivare alla legge del taglione.

  6. ex-xxcz

    Bel post, non c'è che dire.

  7. Boh/orientalia4all

    sole, te ne intendi davvero di integrazione, hai ragione che bisogna saper mettere da parte l'alienazione e pensare a valori sovraculturali e sovranazionali. Se solo ci riuscissimo sempre, anche in casa, con gli amici, con tutti: ricordarci di chi siamo, essere chi siamo, senza fare delle nostre peculiarità un problema di identità e di affermazione.

  8. Boh/orientalia4all

    ex-xxcz: grazie, tutto vero!

  9. Isadora

    Uh, ma guarda, stamattina ho letto di straforo un articolo sulla storia a cui ti riferisci e stavo quasi pensando di farci un post. D'integrazione me ne intendo :-) ormai vivo e lavoro da dodici anni in Germania e spesso mi trovo ad affrontare gli sguardi increduli degli autoctoni quando racconto di essere arrivata qui da adulta, perché, a parte l'aspetto inconfondibilmente italico ed una lieve cadenza, non ho nulla delle caratteristiche del classico emigrante. Mica perché sono particolarmente "brava", ma perché credo fermamente in ciò che anche tu dici e ho fin dall'inizio messo in pratica in prima persona le mie teorie. Una fatica immane, ti dirò. Ma i vantaggi sono proporzionati alla fatica: io qui vivo, non vegeto cullandomi nel sogno della patria "perduta", ho un lavoro impegnativo, ma tutto sommato appagante, vado al cinema, a teatro, leggo il giornale e coltivo amicizie: vivo cioè una vita normale, cosa che, se non ci si integra nel luogo in cui ci si trova a vivere, è impossibile. Nel mio blog cerco di raccontare la "mia" Germania e spesso, proprio attraverso il blog, sono confrontata con italiani che vivono qui ma fanno di tutto per non pensarci, che magari sono in Germania da anni, ma non sanno che l'ace gentile esiste anche qui (questa è vera, ne è nata una discussione tragicomica), che non hanno ancora imparato la lingua decentemente e di conseguenza non possono svolgere tutta una serie di attività elementari (guardare la tv? Fare una battuta con il fornaio?), finendo per odiare questo paese. Potrei scrivere parecchie pagine, ma mi sembra di essermi già dilungata troppo, per un commento.
    Alla prossima!

  10. Boh/orientalia4all

    ciao Isa, guarda che la storia è la mia! A quale articolo ti riferisci??:)
    Ero io sul treno col delizioso diavoletto e suo padre.

    Sì lo so che tu vivi in Germania, leggo spesso il tuo blog. Beata te che parli bene tedesco, io lo leggiucchio per le mie cose ma non lo parlo, anche se capisco quasi tutto. Non mi ci sono mai messa d'impegno, nonostante che ne abbia bisogno e mi piace pure.

    A presto allora!

  11. Isadora

    Quello su "Die Zeit" sulla strage di S. Luca che citi all'inizio… :-)

  12. o cangaceiro

    Ah, le cenette di facoltà
    con JKG oggi all'aldilà
    a cui tu non hai dato cura
    per ciò che attiene alla cul-tura

    la tua, henriette, è altra stoffa,
    quella dei blog dove si loffa.

  13. Boh/orientalia4all

    mia cara Isa, l'articolo non l'ho letto, anche perché il titolo già mi aveva fatto venire i nervi, era un titolo appunto da film che ridicolizzava parecchio la gravità della situazione, però l'alienazione a la mancanza di reale integrazione sono alla base del terrorismo. Anche se in questo ultimo caso c'è la componente ideologica/religiosa.

    Cmq, complimenti che vivi davvero nella società. Io l'ho sempre fatto dove ho vissuto, ma non sono certa di averlo fatto fino in fondo. Anche in Italia, non sono sicura di riconoscermi ancora in toto nella cultura italiana, voglio dire profondamente. Non faccio la lamentela della corruzione, la politica, ecc., ma mi rendo conto che ho davvero altri valori. Oppure, diciamo, dei valori.
    Pochi magari, pochissimi, ma per i quali sono disposta a dare la mia vita. E quando c'era da scegliere l'ho messa in ballo.

    Qui in Italia mi pare che il massimo valore sia il tira a campare e fregare l'altro più che si può, senza alcuna idea del sociale, della società.
    E poi, ovviamente, i soldi. Soldi soldi soldi. Sarà perché vivo a Milano, dove circolano così tanto?

  14. Boh/orientalia4all

    o cangaceiro, quanto hai ragione! Se avessi dato più cura alla cul-tura…

  15. Beppe

    Sono circa 15 anni che si legge e si sa di una enorme penetrazione della malavita nella Germania dell'est, fa parte probabilmente di un processo di crescita che va verso l'ampliamento del raggio di azione di queste organizzazioni.
    Basta pensare che negli anni 70-80 si espansero verso il nord, Milano in particolare per poi approdare verso nuovi "mercati".
    Anni '80…anni di craxi, debito pubblico incontrollato…per finire alla Gea e al Banco di Roma…
    La domanda è: i quattrini riciclati (montagne inimmaginabili di denaro) una volta ripuliti come entrano nell'economia e CHI li gestisce…

  16. Beppe

    acc…l'unico intervento impegnato che ho fatto e nessuno mi considera…adesso piango :):):):)

  17. Boh/orientalia4all

    La tua giustissima e interessante domanda impegnata penso che impegni più di un tribunale e di una organizzazione. Proprio a Torino esiste un ramo delle Nazioni Unite, l'UNICRI, che lavora alacremente contro la corruzione negli ambienti governativi (purtroppo, quelli internazionali). Quindi, riciclaggio (money laundering), mafia, e così via. Dietro a tutto c'è la mafia, infatti, quella italiana e non solo. Ma deve avere l'appoggio di ambienti puliti e ufficiali per operare, quelli della finanza e della politica.

    Quindi, la domanda esatta è: COME entrano nell'economia questi soldi? Da chi vengono riciclati? Poi, una volta puliti, tutti li possono usare, no problem: i partiti,
    le banche, i prandi privati come Berlusconi, per farti un piccolo esempio:)

    Tu che lavoro fai, dicevo?:)