Slow down now

boh, lunedì 10 agosto 2009 10:51:22

do less slowlyPerché fare molto quando si può fare poco o niente? Ecco un decalogo di consigli adattissimi per le vacanze, ma da applicarsi soprattutto in seguito, di un sito di ispirazione buddhista di Christopher Richards, un ghostwriter che soffre d'insonnia.

Da non perdere assolutamente gli articoli "Compassion for multitasking women" e "The Art of Doing Nothing".

NB: per chi cerca lavoro, è vacante il posto di vacanziero professionista.

  1. Drink a cup of tea, put your feet up and stare idly out of the window. Warning: Do not attempt this while driving.

  2. Do one thing at a time. Remember multitasking is a moral weakness (except for women who have superior brain function.)

  3. Do not be pushed into answering questions. A response is not the same as an answer. Ponder, take your time.

  4. Learn our Slow Manifesto.

  5. Yawn often. Medical studies have shown lots of things, and possibly that yawning may be good for you.

  6. Spend more time in bed. You have a better chance of cultivating your dreams (not your aspirations.)

  7. Read the slow stories.

  8. Spend more time in the bathtub. (See letter from Major Smythe-Blunder)

  9. Practice doing nothing. (Yes this is the difficult one)

  10. Avoid too much seriousness. Laugh, because you're live on earth for a limited time only.

Commenti dei lettori

  1. Stefano

    Bell'articolo! Boh è sempre piena di spunti intelligenti…! (E così appassionata, ma non c'entra con questo, dei suoi maestri).

    Il tema mi colpisce da molto. Io vivo una vita l'informatica, in cui i loro appartenenti professionali sono poco più di schiavi, dove lavorare 70 ore la settimana ed essere pagati per 38 è normale.

    Nuovi schiavi?

    Tutto nasce da una malintesa idea di efficienza nel nostro lavoro che è da sempre intriso e ispirato allo stile e ai modelli statunitensi di vivere.

    I professionisti dell'informatica hanno perso per strada il sano concetto europeo e italiano di vivere slowly. Sbagliando. A loro spese.

    Esiste una questione aperta nella nostra professione che prima o poi esploderà-
    E io ci voglio essere :-)

  2. Stefano

    Io vado forte nel punto 8. :-)

  3. Boh/orientalia4all

    Stefano, lo so, il fatto è che chi lavora al computer spesso si rende anche schivao da solo, gli diventa una vera e propria mania, un'ossessione.

    ps Io vado forte ai nn. 1 e 5, ma se potessi anche al 6. Quando decido di fare niente, raramente ma capita, sono specialista del n. 9.

  4. diego

    sì in effetti l'accelerazione negli ultimi 20/30 anni è stata solsanzialmente una fregatura; per esser concreto: ricordo bene quando lavoravo con la linotype, che in una tipografia realizzavamo in una giornata, in 4 persone, l'impaginato che io, oggi, da solo, realizzo in due ore; ma, e qui casca l'asino, io non ho adesso un tenore di vita 5 volte più grande di quello di trent'anni fa; anzi, rispetto ai miei colleghi più anziani debbo lavorare più a lungo per avere una pensione ancor più bassa; e allora, questo smisurato, fantastico accrescersi della produttibità, a chi è andato? chi se ne è giovato? chi si è preso quell'enorme valore aggiunto? non certo chi ci lavora, non certo l'operaio o l'artigiano? chi è ingrassato sul nostro forsennato produrre? è ora che ci restituiscano il maltolto, altro che discorsi vuoti! il mondo dell'informatica, poi, come struttamento della gente, direi che fa ribrezzo assai

  5. Boh/Orientalia4All

    Diego, non è solo sfruttamento sai: la gente dell'informatica spesso lo fa con gioia, perché in realtà ti dà un grande senso di potenza essere molto bravo al computer. E dà il senso di avere ricche relazioni sociali. Non hai davvero né l'una né l'altra cosa, ma tant'è.

    Giustissimo mi pare quello che dici sull'enorme valore aggiunto. Mi solo per rimanere a livello degli altri bisogna lavorare molto di più e meglio, e soprattutto molto più veloci. Come per produrre libri e articoli scientifici: ora è facilissimo pubblicare rispetto a 20 anni fa e c'è una mole enorme di pubblicazioni in giro, ma fatte veloci, irrilevanti, anzi, spesso vere e proprie schifezze. Ma se non le fai non sei a livello e non vinci neanche un concorso di lavavetri (a parte avere il padrino, questo è la base, allora come ora).

    Chi ne ha guadagnato? La ricerca? Gli stampatori? Gli editori? Le università? Non mi pare. Mi pare invece che ci siano molti più soldi in mano a pochi o pochissimi. E rispetto a loro, la gente si è impoverita, anche se il livello medio si vita si è alzato. E' una questione relativa.

  6. Stefano

    Adoro il punto 1 e soprattuto il punto 9 !
    Ma il mondo si ostina a ostacolarci in questa difficile e raffinata prassi.

    Bene per il 5 anche..
    Sbadigliare ci rende più gattosi e micieschi. Ovvero, simpaticamente belli :-)

    Una donna da sposare: l'ho sempre detto ! :-)

  7. Stefano

    @ diego e boh (su: lavoro da schiavi)

    "Breviter" che il tema meriterebbe un argomento a parte. E mi scuso della serietà e del fatto che in realtà non sono breve…

    Gli informatici lavorano per passione. Ma parlavo della professione.
    Nella società dell'informazione, ovvero nella società dove non si produce più ma si trasforma, si consuma, si amministra, l'informazione è chiave. Ma qualcuno al deve materialmente realizzare poi.

    Alcuni tizi (spesso "yesmen" poco intelligenti, pedissequi e pedanti di grosse aziende elefantiache) pensano ad un nuovo prodotto o scovano un nuovo margine di profitto spesso di tipo finanziario e pensano a qualcosa. Lochiamano prodotto, o comunque gli danno un nome: qualcosa di vagamente logico da realizzare, ma fortemente logico dal punto di vista finanziario e amministrativo per loro.

    Magari due grosse aziende si fondono, si pensa ad un prodotto immateriale, circolano e girano migliaia di milioni di euro in questi accordi in termini di interessi, e profitti futuri e presenti.
    Idee di carta. Fondate sul nulla, su ideuzze scopiazzate da altre aziende o rivisitazioni di idee antiche tratte da libri di economia vecchi di 10 anni.
    O semplicemente furberie di quartierino.

    Poi l'idea da astrazione viene scaricata ai livelli sottostanti. Ora fate…
    Fate per un premio di fine anno. Fate per fare contenta la direzione.
    Fate nel vostro interesse.
    L'idea scende nei livelli gerarchici e si propaga in accordi con società minori, in modi illogici e assurdi , sempre come astrazione e idee mai verificata.

    Attratti da profitti margini e percentuali, aziende partner, outsourcer dicono tutte "sì si può fare. Ma certo!"

    E l'idea stupida e priva di contenuti seri si propaga esternamente e internamente,
    fino a scaricarsi sull'ultimo gradino in questa società dell'informazione.
    La persona che deve trasformare l'idea in qualcosa che funzioni.

    Questo è di norma un informatico non laureato, un neolaureato, un giovane con poca esperienza un informatico con 10 anni di lavoro nel settore. O con tre settimane di esperienza.
    Non importa. Tutto fa brodo.

    Queste idee, generate non seriamente e propagate immondamente, generano ore e ore di lavoro per informatici che lavorano per medie piccole o grosse aziende a costi fissi.
    Mi spiego. Se come partner Y dell'aziendona XX prendo il budget A per realizzare un pezzo di questa idea NN e ho pianificato per questo, per dire 60 giornate uomo (soldi per 60 gg di lavoro persona), in quello devo stare.
    Se l'idea è stupida e immonda, questo in realtà si traduce in 600 gg uomo, che si scaricano sulla foglia finale.

    Un informatico sottopagato. Spesso laureato e competente ma pagato come un lavavetri di strada.

    Gli informatici non hanno contratti di categoria (siamo assunti con contratto metameccanico o simili), non hanno un ordine professionale, non hanno un sindacato. Non hanno livelli professionali. Non hanno protezione salariale, definizioni di diritti, termini di malattia, non hanno diritto a recuperi dopo lunghe settimane di lavoro extra.

    NOn solo. Recentemente si sentono dire (IBM): se non ti va, comunque in India ci sono informatici che per un dollaro al giorno fanno il tuo stesso lavoro e sono individui laureati anche loro.

    Gli informatici, mi permetto, non sono degli appassionati che lavorano per passione. Sono i nuovi operai.
    Nuovi schiavi.

  8. diego

    buon stefano, da un thread sulla pigrizia siamo passati ad un thread dove si narra del farsi un culo così (il gesto elegante delle mani lo lascio all'immaginazione)

    benissimo, l'anno passato, il giorno di capodanno, mi si è rotto un tubo in cucina

    i miei cognati sono multilaureati in informatica, ed erano inutili, per fortuna nel mio palazzo ci abita un idraulico, che io, untuosamente, ho sempre salutato con servile amicizia, difatti è venuto a salvarmi

    con tutto il rispetto per la gentile e senz'altro graziosa ospite delle nostre tiritere, anche un esperto in sanscrito, per quanto raro e di altissima caratura culturale, poco avrebbe potuto sul tubo riottoso

    difatti ho pensato che tutta la mia enorme biblioteca fisolofica non vale un manuale hoepli del perfetto idraulico, che decisi di comprare

    poi, pigramente, non l'ho comprato, ma continuo a salutare con deferenza e un piccolo inchino il mio vicino di casa

  9. Boh/orientalia4all

    Stefano, dipende. Ce ne sono tantisismi che hanno fatto della loro passione un lavoro. Magari, sono anche sottoimpiegati, ma di fatto fanno per lavoro quello che è la loro passione. Ne conosco a bizzeffe.

  10. Boh/orientalia4all

    ahahAHAH Diego, tu, untuosamente, hai sempre salutato con servile amicizia l'idraulico del palazzo? Sei un uomo davvero intelligente, l'ho sempre detto. La mia stima è cresciuta di 1000 punti.

    Ps no non sono bravissima nei lavori pratici, però con le piante sono pratica e molto brava, nonché sarei brava a fare… i pizzi a uncinetto. E so fare bene i dolci e in genere soufflè, timballi e cose al forno: qualcosina di pratico so fare anche io, vedi?:)

  11. Julo d.

    "Perché fare molto quando si può fare poco o niente?"

    A questa frase preferisco:

    "Perché fare oggi quello che domani puoi far fare ad un altro?"

    Comunque la migliore soluzione per risolvere un problema rimane di trasformare il tuo problema nel problema di qualcun altro. Funziona nel 99% dei casi. L'1% è rappresentato da quelle volte in cui la persona su cui hai scaricato il problema è così brava da fartelo tornare.

    trovate uno schema di problem solving che consiglio
    ;-)

    Pace e benedizione
    Julo d.

  12. Stefano

    Mi scuso dell'off topic .. e continuo. Discuto di norma di queste cose sul mio sito, dato che sono un informatico, che ha lavorato per 15 anni come operatore IT prima di darsi alla ricerca, e ringrazio della occasione di poter resporre (Una Tantum) il mio punto di vista brevemente su un tema da cui mi batto pubblicamente nelle sedi da alcuni anni.

    Nessuno mette in dubbio che farsi il culo è il sugo di ogni professione.
    Ma anche aprire e chiudere uno stomaco è mera prassi.
    Ma nessuno chiede di fare questo ad un praticone, bensì ad un Medico e in particolare ad un chirurgo.

    Chi opera come Medico fa prassi e professione, non teoria. E' un praticone.
    Techne la chiamavano gli antichi l'arte medica, per distinguerla dalla Episteme.
    Lascio a Enrica gli approfondimenti, altrimenti rischio lo svarione.

    La scienza è teoria e contesto teorico. La prassi è risolvere problemi.
    Io per professione devo fare scienza, sono tenuto. Un medico no.

    Ma nessuno si aspetta che chi opera chirurgicamente, per quanto sia prassi, non sia meno che un professionista e che abbia studiato per non meno di 6 o 10 anni. E che sia riconosciuto da un ordine professionale.
    Nè nessuno crede giusto sottopagarlo, o non pagarne gli straordinari. Prassi diffusa nel nostro campo.

    Essere medico non è sempre stata una professione onorevole. Chirurgo-Barbiere era una sporfca professione di praticaìoni nel 1400, non scienza. Roba come fare il cuoco di trattoria di pessimo ordine.
    La presenza di una università di medicina e di ordine ha creato un una realtà più professionale ed elevata. Anche se resta pratica.

    Riflettiamo insieme. Se io estraggo un dente - una operazione francamente poco rischiosa e molto praticona - se lo faccio senza essere un dentista, o un medico, che cosa rischio?
    "Abuso della professione medica" da 1 a 5 anni.

    Gli informatici sono dei professionisti seri, che studiano anni, che hanno una competenza teorica di rilievo e professionale elevatissima.
    Non sono idraulici. Sono professionisti.
    Sono sottopagati e sfruttati. Fa comodo così.

    Rimando al mio sito per approfondimenti… nel caso.

  13. diego

    buon stefano, il tuo ragionamento è fondato e anche comprensibile, però dal mio punto di vista ha un difetto: in fondo cerchi una protezione corporativa, come quella che hanno tante categorie professionali e che su quella, e solo su quella, basano la difesa del proprio reddito

    io sono personalmente nemico dell'idea che il mercato debba essere l'unico regolatore, anzi a me piacerebbe una forte e solida rete di protezione sociale, ma attenzione, per tutti! non solo per questa o quella corporazione

    il problema è: l'idraulico di domenica è prezioso, l'informatico no, e da lì non si scappa

    per i dentisti posso dirti che c'è una grossa crisi: la gente non ha più i soldi per andarci, e stanno facendo sconti a gogo per tirare avanti, molti di loro

    insomma stefano, capisco e c'è delle buone ragioni, ma la soluzione che prospetti, è in fondo solo una protezione corporativa (legittimo chiederla, ma non troverai solidarietà se non in altre corporazioni, che ne so: giornalisti, taxisti, notai, ecc)

    sugli idraulici, io non li considero inferiori ad un professore di filosofia, ad un accademico, ad un magistrato, perchè per me ogni uomo ch fa il suo lavoro è sullo stesso piano

    perchè tutelare alcuni ed altri no?

    naturalmente stefano scrivo per apporto dialettico, per meglio enucleare il tema così interessante da te sollevato, certo che la tua sapiente scrittura saprà meglio acclarare il tema

  14. Julo d.

    @diego
    "il problema è: l'idraulico di domenica è prezioso, l'informatico no, e da lì non si scappa"
    non sono d'accordo con questa frase.
    Certamente per un desktop l'informatico di domenica non è prezioso, ma per moltissimi server che erogano servizi l'informatico è prezioso 7/24. Fai conto che ormai tutti i servizi di trasporto aereo e su treno vengono gestiti da computer. Un guasto su uno di questi e si blocca tutta una nazione. Anche telefoni, e comunicazioni varie ormai dipendono da computer.
    Certamente i server che gestisco io, anche se rimangono fermi un giorno non creano nessun danno, solo una serie di fastidi agli utenti. Però ti assicuro che la capacità di rottura di un utente che per cinque minuti non riceve posta elettronica è notevolmente alta!!!
    Pace e benedizione
    Julo d.

  15. diego

    deduco, caro julo, che anche tu sei uno del settore; però allora perchè è avvenuto questo? perchè gli informatici non fanno un bello sciopero e bloccano tutto, come sarebbe giusto? lo domando non in termini retorici, ma proprio per saperlo

    si è laureata troppa gente? ci sono gli indiani che premono alle frontiere ( e quelle informatiche sono ancor più labili di quelle territoriali)?

    sono d'accordo che un lavoro serio e difficile vada pagato il giusto, ma la soluzione corporativa mi lascia perplesso, anche se ne comprendo la ratio

    forse troppo individualismo, in una faase iniziale, ha nociuto; quando gli operai, i tanto vituperati operai scioperano, gli informatici, che fanno? entrano in ufficio o scendono in strada anche loro?

    son problemi complessi, e certo capisco di non avere gli strumenti per afferrare il bandolo della matassa

    comunque, è un tema di non poco interesse, quello delle profesisoni recenti, senza tradizione sindacale alle spalle

  16. Boh/orientalia4all

    diego, un idraulico e un professore universitario, a meno che sia un ordinario, non sono sullo stesso piano: il primo guadagna notevolmente di più, non comincia a guadagnare a 35-40 anni ma a 15-18, non ha come minimo una laurea e varie pubblicazioni, non deve andare a imparare all'estero.

    Che poi sono ambedue necessari nella società, d'accordo. Però il mio prof di sanscrito, o Tucci, per me sono stati anche esempi, modelli, l'idraulico no. E io ai miei studenti dò e cerco di rappresentare anche un metodo, uno stile, che magari all'idraulico non si richiede. E lo sono stata per diverse fanciulle. Questa è una grande responsabilità, a parte la responsabilità in sé della ricerca.

  17. Boh/orientalia4all

    Julo, se un server è giù può fare un sacco di danni, altro che. Se pensi ai server delle società per transazioni bancarie, o a quelli degli ospedali.

    Io conosco un bel po' di gente che scarica i problemi su qualcun altro, e così è libera e felice. Comodo eh?

  18. Stefano

    Dico solo una cosa al buon diego di cui comprendo l'argomento.
    Non è questione di corporazione ma di regole e non solo le voglio ma mi sembra il minimo.
    Esiste l'ordine dei ragionieri comnmercialisti. Siamo da meno noi informatici?

    Siamo laureati, devo ricordare, con una laurea scientifica che ha un percorso identico a quella di ingegneria (in verità la nostra a tratti è scientificamente più complessa).

    Se fossimo meno di un ragioniere come porfessionalità e preparazione, saremmo a piedi tutti da tempo.
    Nella società dell'informazione se gli informatici fanno sciopero, e lo faranno molto presto, resteremmo tutti a piedi.

    Niente connessione a internet, niente cellulari (i cellulari sono informatica non elettrotecnica), niente anagrafe, niente burocrazia, niente email, niente gps, niente TV satellitare e dal 2012 niente Tv digitale. Niente di niente. Oggi tutto funziona sopra una infrastruttura informatica.

    Siamo sicuri che non c'è un problema?
    Secondo me sì, e nessuno se ne è accorto.

  19. Stefano

    Diego dice una cosa vera e importante: è un tema interessante quello delle professioni recenti. E lo ringrazio del gancio che mi ha dato. Il problema non è capirci noi, ma far dialogare soggetti guidati da forti e differenti interessi, che entrano in gioco nel settore, che qui ahimè non sono presenti :-)

    Ma ora taccio, avevo promesso un "breve" intervento, e preferisco la conversazione impegnata ma interessante e anche divertente a cui ci ha abituati Enrica nel suo blog, che apprezzo sempre più.

    Rimando cortesemente al mio sito (cliccando sul mio nome) per eventuali dettagli, o polemiche, spero di no:-), sull'argomento.

  20. julo d.

    Non sono un informatico. Sono però una di quelle persone che 20-25 anni fa nel proprio lavoro (sono tecnico di laboratorio) si sono imbattute nei computer, ne hanno intravisto le possibilità, ne sono rimasti affascinati e hanno iniziato ad usarli sempre più e sempre più approfonditamente. Poi quando dopo un po' mi-hanno-proposto/mi-hanno-obbligato a dedicarmi solo a questo, ho valutato e ho accettato. Se fossi rimasto in laboratorio adesso avrei fatto più carriera. Però il cambiare tipo di lavoro mi ha portato, da un punto di vista personale, tutti i vantaggi che ti da un cambio di questo tipo, senza averne i traumi che da cambiare tutto l'ambiente.
    Ha però significato anche dovermi mettermi a studiare (quando faccio qualcosa mi piace farla bene, al meglio delle mia possibilità), e l'ho fatto a mie spese di tempo (alla sera e alla notte) e di denaro. E ha anche significato una notevole rottura: mi chiamano appena c'è un problema, che sia la sera, la domenica, o che sia in ferie. Però ho sempre messo le cose in chiaro: il mio orario di lavoro è quello, fuori da tale orario non mi rompano le palle. E soprattutto non me le rompano per il pc del figlio, o della moglie, o del vicino (ti assicuro che mi hanno chiesto anche questo, e me l'hanno chiesto in orario di lavoro!!!!!). Diciamo che ho riciclato un bel po' di battute di Davide Bianchi ;-)
    Il guaio è che siccome il pc non è difficile né si ha percezione di pericolo, tutti pensano che basti accenderlo e si può usarlo. A mio avviso dovrebbero fare come con le macchine: senza una patente non lo puoi usare. Ma questo è un altro discorso.
    Comunque personalmente sono per l'abolizione di tutti gli albi (fa conto che come alpino non sono neanche iscritto all'ANA), e sinceramente la creazione di un ulteriore albo penso sia solo la creazione di un ulteriore baraccone inutile e mangiasoldi.
    Per i problemi "di categoria" penso che basti l'applicazione della legge di mercato: vuoi qualcosa? Lo paghi.
    Gran parte dei nostri problemi deriva da questo fatto: a noi il nostro lavoro piace, ci diverte, e lo facciamo più per passione che per i soldi, e la gente l'ha capito e se ne approfitta. Una volta ero sempre pronto, ma da quando ho capito quanto detto sopra, e ho iniziato a dire anche di no, le cose sono cambiate. E sono meno stressato, e lavoro sempre con lo stesso entusiasmo.
    Pace e benedizione
    Julo d.

  21. diego

    è per me un grande stimolo ed anche, per usare desueti termini, un onore, interloquire con persone qualificate; dopo questa piccola captatio benevolentiae, vorrei soffermarmi su un punto che è emerso in tutti gli interlocutori: il lavoro dell'informatico è un lavoro che spesso lo si intraprende con passione; e questa passione è anch'essa foriera di benefici come di malefici; se un lavoro ti piace, se un lavoro è, per così dire "bello", è più facile che vi sia concorrenza di altri appassionati e che chi ne fruisce tenti di sfruttare la tua passione; per rimanere in tema idraulico, ogni tanto noterete quelle autobotti con la pompa che vanno a stasare i pozzi neri; e lì vi sono operai che con pompe, bocchettoni, strumenti vari, vanno a stasare; e so che quelle ditte hanno un buon giro di lavoro, e questo perchè? perchè nessuno per hobby va a spurgare le fogne; lo stesso discasi per il prezioso lavoro delle badanti, perchè è richiesto? perchè nessuno per hobby, perchè lo trova divertente e interessante, va a fare il bidet alle persone anziane non autosufficienti; quando un lavoro invece è bello, interessa, suscita passione, subito ti trovi con tanta concorrenza, anche sleale; io faccio il grafico, per vivere, ebbene vi sono statali col lavoro sicuro che lo fanno nel tempo libero, levando il lavoro a chi ci vive; questo a mio avviso è un aspetto da considerare: un bel lavoro soffre di concorrenza più di un lavoro disagevole; insomma la passione cui accenna boh è anche una fregatura

  22. Boh/orientalia4all

    Julo, parole sante! Specie se pensi che anche nei nostri ministeri a *noi* per degli studi, mettiamo i policy brief sulle varie nazione asiatiche, pagano il doppio di un articolo del Sole24Ore. Il che fa ridere, se pensi che il governo impara dlele cose su paesi anche e soprattutto dai policy brief. E sono lunghi e richiedono studio, e responsabilità. E in teoria il governo ci costruisce l'azione politica.

    Intendo dire che ci sono tutta una serie di lavori, come quelli di studio, che sembra che tu debba farli più o meno gratis. Proprio perché sono belli, prestigiosi, o ti piacciono. E tu sei brava e volenterosa.
    Bisognerebbe saper mettere dei paletti, ma il mercato è così inflazionato che c'è gente che lavora anche gratis, per metterlo sul cv!

    E qui mi rifaccio a Diego: ma perché, c'è solo bisogno del lavoro delle fogne? va bene a nessuno piace, ma non solo gli italiani che lo fanno hanno la 3° media, ma gli stranieri sono magari ingegneri o medici nei loro paesi (cosa capitata qui nel palazzo dove vivo).

    Quindi, giusto che si paga la piacevolezza della professione: ma tutti gli altri parametri, come quello della qualità e della difficoltà, del tempo per arrivarci ecc., degli studi all'estero, non li consideriamo?

    A me, per dirne una, mi chiedono spesso di scrivere recensioni. Gratis. Anche le case editrici, non solo gli amici (per gli amici lo faccio volentieri). Ma dico, ho un numero di lettori pari a un giornale regionale e rimango per sempre, quindi in proiezione di più (di lettori), tu casa editrice mi chiedi una recensione gratis? E magari solo segnalandomi il libro, neanche mandandomelo? Ecco, questi lavori nostri, come quello degli informatici che si mettono a scrivere sui giornali, togliendo spazi e lavoro a chi lo fa per mestiere (e magari ci capisce ci più), sono una categoria considerata "non lavoro" e quindi la gente pensa che se ne può approfittare. Anche perché, a dire la verità, c'è chi per un articoletto su un giornale nazionale scrive gratis, e anche per un servizio intero! E ci sono quotidiani che non pagano.. (niente nomi, siamo inglesi;)).

    Tanta carne al fuoco, I'm sorry..

  23. Stefano

    Caro julio, la tua opinione è chiara e la condivido, e conosco la passione che anima diego. Noi tutti l'abbiamo.

    Ma non è l'opinione e la situazione della maggior parte degli operatori del settore (700.000 persone in Italia): in special modo esiste una generazione di neolaureati che esce dalle nuove università da circa il 2000, che hanno delle prospettive di lavoro tremende davanti.

    Su questi argomenti interesso docenti della mia università, e esponenti delle grandi aziende, faccio conferenze sul tema, e quello che sento è preoccupante. E' tutto palese e noto, solo che non arriva nei circuiti informativi e quindi resta sottotraccia.

    In 5 anni un neolaureato triennale ESCE dal mercato. E questo rischio lo corriamo tutti. Anche tu julio.

    Alcune di queste grandi aziende già manda lavoro in outsourcing in India. Un laureato indiano lavora per 1 dollaro al giorno. Sei competitivo su questo tu?
    E diego lo è?
    Riuscite a vivere con 60 dollari al mese voi? In india ci vivi… a Milano e a Roma?
    Come credete che andrà a finire, che ci terranno a lavorare a 10 volte il costo, per pura filantropia…? O siamo a rischio licenziamento tutti…?

    Esiste una realtà del mercato che si paleserà in pochi anni che riguarderà tutti noi e che state sottovalutando.

    Vogliamo fare un discorso terra terra? Personalmente potrebbe non importarmene, non sono un IT da 5 anni, curo la mia carriera di ricerca da 8 anni. Questi problemi potrebbero benissimo non riguardarmi, e potrei stare zitto e coltivare il mio orticello, non mi cambia nulla parlare a favore o contro queste cose.

    Ma ho molti amici che NON sono ricercatori con cui ho studiato che vedo e frequento. Molti ex studenti a cui tengo come ex-professore e a cui non mi sento di raccontare balle.
    E io stesso ho 15 anni di carriera nell' IT vengo da quel mondo, di cui mi sento tuttora parte.

    Affronto però la questione con la serietà del ricercatore: non mi faccio opinoni, chiedo, organizzo convegni, domando agli esperti e agli operatori, fornisco e chiedo opinioni fondate sui numeri, references, e studi sensati.
    La prospettiva non è bella.

    Non difendere la nostra categoria è semplicemente stupido, nel senso che è contro il nostro stesso interesse.
    Già ora senza un laurea non si viene più assunti. E fare i consulenti fre-lance non è più come nel 1985-2001, si gudagna poco.

    Se perderete il lavoro nei prossimi 5 anni, e ahimè può capitare, siete così certi che troverete chi vi assume di nuovo?

    Io mi batto non per i miei personali interessi, perchè i miei sono altrove, Enrica che è Docente può attestarvi che i meccanismi universitari non sono influenzati dal mercato. Anzi.

    Ma mi batto perchè venga riconosciuto quello che è vero. Sono un informatico come voi. Non importa se si abbia la laurea o in dottorato o se si è periti-informatici o autididatti. Sono un autodidatta anche io. Sono diventato informatico e DOPO mi sono laureato. Molto tempo dopo.
    Faccio parte della categoria.

    Mi batto per regole chiare, contratti di categoria, riconoscimento della professionalità, etica professionale. Cultura professionale, in breve, e difesa del lavoro e della vita quotidiana e del futuro dei professionisti dell'informatica.

  24. Boh/orientalia4all

    Mi sembra un discorso molto chiaro e lecito. Ma da non farsi da solo. La libertà e i diritti non si regalano, e nessuno può ottenerli per un altro: si conquistano e se chi lavora se ne frega…

    Ps io mi sono battuta per un diritto acrosanto degli studenti e io ne ho avuto danno, a livello amministrativo intendo, gli studenti nessun beneficio. Gli studenti devono farlo da sé. Possono essere appoggiati ma non sostituiti. Gli informatici anche.

  25. Stefano

    Concordo, Enrica.

    Tutto quello che credo è che nel giro di qualche anno la situazione arriverà ad un punto critico. Il "sistema" sta in piedi ora nonostante le imprecisioni, le facilonerie, gli incuicismi, perchè comunque al momento c'è lavoro per tutti.
    Dal 1985 al 2001 c'è stato surplus di offerta rispetto alla domanda. Più offerta di lavoro che informatici. In quel periodo si sono formati molti laureati.
    Dopo il 2001 c'è stato un crollo economico importante legato al 9/11, ma gli informatici non sono certo scomparsi. Anzi.
    Dal 2001 ad oggi i compensi da dipendente e da consulente sono diminuti molto.

    Ora c'è una crescente pressione estera, una continua crescita di concorrenza e una forte contrazione economica. Non ci sarà posto per tutti.

    Quando i posti scaseggeranno tutti si porranno la domanda: siamo tutti uguali, italiani e indiani, laureati e non? In quel momento, se la coperta sarà corta, ognuno tirerà l'acqua al proprio mulino. E saranno fatti amari.

    Allora serviranno qualcuno dirà servono regole chiare, giuste, e riconoscimento della qualità professionale e un rispetto della deontologia professionale.

    Mi sto solo preparando…

  26. Julo d.

    @Stefano
    Dici cose molto giuste, solo che la soluzione che proponi (la creazione di un albo professionale) a mio avviso non risolve nulla. Sarebbe una soluzione prettamente locale e in un ambito che è sempre più mondiale sarebbe tranquillamente bypassata dai datori di lavoro.

    Se io oggi perdessi il lavoro sarebbero cavoli amari, ma non tanto per il mio tipo di lavoro, quanto per il fatto che a 5 anni dalla pensione non ti prende nessuno, qualunque tipo di lavoro tu faccia.

    Ho però due figli, uno che si è appena affacciato sul mondo del lavoro e l'altro che si affaccerà tra poco. E in tutta sincerità sono molto preoccupato per loro.
    E poi lavorando in una università vedo ogni giorno un mucchio di giovani che sanno benissimo che ciò che li aspetta è una vita di precariato. E questo se va bene, perché se va male saranno per anni a carico dei genitori.

    A mio avviso questo sistema sta arrivando al limite. Il guaio è che servirebbero persone intelligenti e con idee nuove. E invece la nostra classe politica, ma anche quella economica, è tra le più anziane (sia di età che di mentalità). Ma anche a livello mondiale mi pare che tutte le proposte siano delle semplici variazioni sul tema.

    Sono portato a credere che prima o poi (e penso più prima che poi) questo sistema arriverà al punto di rottura. In quel momento saranno veramente "organi sessuali maschili a pH inferiore, e di molto, a 7" per tutti. Ma sarà anche l'occasione per ricreare un sistema che sia un po' migliore di questo.

    Pace e benedizione
    Julo d.

  27. diego

    in questa interessante discussione ho fatto la parte, che poi era quella giusta per me, dell'uomo della strada, così da fornire agli altri, ben più qualificati interlocutori lo spunto per scrivere pareri qualificati e pertinenti

    ora vorrei, mi sia consentito, dire la mia

    credo quasi tutti sappiamo la leggenda di socrate, il quale, poche ore prima della esiziale cicuta, chiese di avere delle lezioni di cetra da un maestro; a chi gli obiettava: ma tanto stai per morire! lui rispose: perchè mi piace sapere

    qualche secolo dopo, durante le scorribande dell'alto medioevo, uomini di chiesa, gli ammanuensi, trovarono necessario, utile alla gloria del Signore, ricopiare con pazienza gli scritti della cultura classica, salvandoli dall'oblio

    allora io penso: la cultura, il sapere, la conosenza, la sua conservazione e diffusione, sono il pilastro della nostra stessa civiltà, sono la stessa ragion d'essere del nostro ritenerci civili

    mio padre, uomo semplice, ha sempre avuto una venerazione religiosa per la cultura, c'era questa consapevolezza diffusa

    se oggi, invece, questa filosofia, questo valore, non è diffuso, ma anzi è dileggiato per cui un outlet lo si ritiene più importante d'un liceo, è finita

    sembra un discorso alla lontana, ma se non si rifonda da lì, non c'è speranza, secondo me

    io sono solo un dilettante della cultura, ma i dilettanti non bastano

  28. Stefano

    Credo che se per costruire un ponte o una casa serve un ingegnere (laurea + albo) o un architetto (laurea + albo) e un geometra (diploma + albo) e un ragioniere (diploma + albo) o un economista ragioniere (laurea + albo) e non puoi costruire con un ingegnere indiano in outsourcing ignoto a tutti, e con 20 operai assunto in nero che dormono in un casolare di campagna, è solo perchè ci sono regole.

    Gli ordini stabiliscono anche i minimi i massi compensi, i modi, la deontologia (ad esempio non puoi costruire con sabbia un muro), le best pratice (la casa deve tendere a consumare meno oggi).
    E' il minimo. Mi sembra il minimo della decenza.
    O stiamo dicendo che il caos fa bene a tutti?

    La deregulation informatica fa comodo alla aziende e solo a loro.
    Fa comodo pagare pochissimo un laureato specializzato .
    Trovo assurdo che noi NON si prenda le nostre difese. Anzi che si faccia propria l'opinione di una azienda. Lavora "per passione" mi raccomando.
    Io vorrei lavorare per vivere, per uno stipendio, per pagare il mutuo, per pagare il dentista ai miei figli, per un tenore di vita adeguato alla mia preparazione.
    Non "per passione".
    Per passione sto a casa mia e vado fare mountaibike in alto adige, o vado a suonare in orchestra. Che non mi viene l'ictus.

    Cmq il problema è sul piatto da tempo, gli operatori del settore non si lamentano (ancora) perchè per ora c'è ancora lavoro per tutti. (a me non sembra che ce ne sia tanto comunque, è tutto lavoro pessimo e di pessima qualità professionale)
    Ribadisco che non sarà così per sempre.
    Semplicemente queste informazioni non arrivano MAI nei circuiti informativi.
    L'idea generale è che "Gli informatici siano degli stravaganti che vivono sui loro PC e fanno cose stravaganti e stralunate da tecnonerd conj questi strumenti". Non è così sono professionisti, laureati, operatori grafici, esperti della conoscenza, ingegneri, bioinformatici, tecnici.
    Sono tantissimi tra l'altro sono quasi 1 milione di persone, persone con famiglia. Parliamo di circa 1 - 3 milioni di voti.

    Tenete conto poi delle fasce fragili: esiste una intera generazione di informatici (cresciuta tra il 1985 e il 1999) che non ha una laurea, ma solo grande esperienza Io ero uno di quelli,
    Perchè "basta la passione". Basta "che sai fare". Adesso le aziende non se la fanno più bastare questa cosa perchè per manipolare dati nel mondo 2.0 servono competenze più elevate occorre attaccare una semantica complessa da rilevare al dato, servono tecniche più sofisticate: Machine Learning, Business Intelligence, Datawarehouse, Reasoning, Ontologie, Software Engineer, Team Engineering.
    Ora le aziende vogliono la laurea e vogliono quella di 5 anni possibilmente.

    Se il mercato si contrae, e basta che continuino ad uscire neolaureati per i prossimi 4-5 anni senza che il mercato si riespanda per questo, ci sarà un surplus di offerta.
    A quel punto i non sufficentemente qualificati (una intera generazione di informatici non laureati), i non paraculati, i 57-enni neolicenziati, i neolaureati in informatica senza esperienza i 35-enni neolicenziati…. saranno disposti a lavorare per pochissimo. O saranno costretti a uscire da questo mestiere.

    Non tutti reagiranno compostamente.

  29. Stefano

    @diego.

    Il discorso della cultura è complesso.
    Ci sono gli umanisti, i filosofi, gli psicologi, i medici, gli avvocati, gli scienziati, i letterati.
    Per ognuno la cultura è qualcosa di diverso.

    Per me la cultura è sapere il Sanscrito, Suonare musica, leggere Marziale o Celso dalle fonti. Cultura umanistica.

    Ma nel mio mestiere penso che la cultura sia creare nuova conoscenza. Anche conoscenza sociale. Non guardare indietro andare avanti.

    Sono cose diverse credo.

    Penso ci sia la cultura acquisita. E quella si assorbe dai libri, si apprende a scuola, o anche solo su wikipedia, o da soli, leggendo molto, chiedendo, essendo aperti, seguendo i MAESTRI.

    Ognuno ha i propri "maestri". Grandi o piccoli. Grandi per sè magari. Magari è il prof di italiano al liceo o quello di disegno alle medie. Il proprio padre (mio padre è un uomo di raffinatissima e intelligentissima cultura). Il proprio padre putativo al lavoro qualche volta.

    Ma poi c'è una cultura che si deve ancora creare, e va creata dal nulla. Che è frutto di una lotta, di una competizione tra menti e scuole di pensiero, tra persone reali fatte di sangue e ossa.
    E' quella che fra 10 20 o 50 anni tutti chiameranno "un libro che ha segnato una svolta nel pensiero", "una scoperta scientifica capitale", "un poltico esemplare", "un film che ha segnato la storia del cinema".

    Questa che sarà cultura, ora è amore sangue lotta e vita.

    Ammiro molto di Enrica, leggendo il suo altro bellissimo blog.
    L'amore che ha per i suoi padri putativi, e anche per i suoi allievi.
    Amore, sangue e vita.

    Enrica per me è una donna di cultura. Cultura vera.
    Per capirci. :-)

  30. Boh/orientalia4all

    diego, pure a casa mia c'era e c'è una venerazione religiosa per la cultura, come cosa però ovvia, naturale, lo erano tutti da secoli. Infatti dopo la guerra premiavano con lauree i decorati come lui e lui l'ha rifiutata.

    E infatti non morirà, è nel nostro DNA e si tramanda, sia la cultura sia l'amore per essa. Stanne certo. La cultura fa la differenza.

  31. Boh/orientalia4all

    Stefano, se non smetti con i complimenti ti banno!:)

    Ma chi l'ha detto che cultura è solo quello che è tramandato, e non quello che si produce? Appunto, guardare avanti?

  32. diego

    carissimo stefano, è un errore a mio modesto avviso percepire come separata la cultura umanistica da quella tecnologica, perchè è proprio da lì che nasce l'idea che l'intellettuale tecnico sia in fondo solo un operaio specializzato; gramsci aveva già colto il problema e l'intellettuale per lui doveva invece "mescolarsi attivamente alla vita pratica", diventare nuova classe dirigente in un nuovo mondo in cui la produzione industriale è centrale, in piena e cosciente percezione di sè e della propria importanza; invece cos'è accaduto: l'intellettuale umanistico si è rinchiuso nella sua nicchia spocchiosa e l'intellettuale tecnico si è annichilito in servile obbedienza al manager commerciale; solo in un processo collettivo che individui una grande prospettiva, un cambio di passo che coinvolga tutti, una nuova cultura della dignità del sapere, stà la soluzione; il piatto di lenticchie non andava mangiato, questo è sicuro

  33. Boh/orientalia4all

    diego, non solo concordo in pieno, ma ti dirò di più: le lenticchie gonfiano la pancia. Lì per lì saziano e soddisfano, ma ti gonfiano la pancia e a lungo andare ti ingrassano. Non fanno per niente bene..

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