No Music Day, No Words Day

boh, giovedì 22 novembre 2007 16:03:03

silenceLeggo che ieri è stato il No music day, un'iniziativa che dura cinque anni nel giorno precedente alla celebrazione di Santa Cecilia, patrona della musica. Vi sono tanti motivi per un giorno senza musica, ognuno può avere il suo.

Ne ha parlato anche l'International Herald Tribune e il Guardian Unilimited e l'ha osservato la BBC Radio Scotland.

Per me ieri è stato facilissimo non ascoltare la musica, neanche quella facile della radio, che mi distrae tanto: ho lavorato tutto il giorno sulle parole, circondata dal silenzio, e ho appena avuto il tempo di farmi un panino. Poi, qui a Torino pioveva, quindi la sera sono uscita di fretta a fare delle commissioni ma tutto era ovattato nel silenzio comunque, rotto appena dal ticchettio della pioggia sulle strade e sugli ombrelli. Poche auto in centro, poco caos. Niente musica.

Purtroppo la notte ho ascoltato il telegiornale e la questione dei Savoia che, dopo aver lasciato l'Italia in mano a Mussolini e aver firmato le leggi razziali del 1938, ora si sentono defraudati dall'Italia e chiedono allo stato (che incautamente li ha riaccolti) centinaia di milioni di euro come risarcimento per i danni morali subiti in 54 anni di esilio, più gli interessi sulle somme richieste e la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.

Allora ho delle proposte da fare:

1) un No Words Day alle facce di tolla che dicono cose assurde di questo genere, o altre: politici che si parlano addosso, direttori di istituto, mariti o mogli scemi, team leader che parlano a vanvera, bambini petulanti, madri ossessive e ripetitive, amici troppo chiacchieroni, blogger vuoti, e così via;
2) il risarcimento delle centinaia di famiglie a cui la caduta del feudalesimo ha tolto feudi e possedimenti, incluso la famiglia di mio padre;
3) il risarcimento delle famiglie dei dissidenti a cui il fascismo ha tolto beni e parenti, come la famiglia di mia madre;
4) e, soprattutto, il risarcimento alle famiglie a cui 20 anni di dittatura e di guerra hanno rubato vite e gioia di vivere.
5) Ai Savoia, e a tutte le categorie di cui al punto 1 sarebbe permesso parlare o rilasciare dichiarazioni solo in quel giorno: ma, ahimé, è un No Words Day e nessuno può parlare, o se parla non verrà ascoltato.

Il silenzio sta alle parole e alla musica come il vuoto sta al pieno nella calligrafia e nell'architettura. Ma per i Savoia il silenzio dovrebbe essere di vergogna.

Commenti dei lettori

  1. The segretaria

    Buongiorno, commento a nome del blog Corona's. Essendo Lei una grande esperta web, abbiamo pensato di chiederLe un parere per giudicare una miglioria tecnica che intendiamo apportare al nostro blog. Ci darebbe una mano?
    Cordiali saluti. Segretariaprecaria

  2. Boh/orientalia4all

    magari fossi una grande esperta web! In ogni caso, le ho mandato il mio indirizzo, se posso esserle utile in qualche modo.

  3. Fabio

    Però una almeno una risata (amara) me l'hanno regalata, quando uno dei Savoia (non so quale fosse) alla radio ha enunciato, a titolo esemplificativo, un torto subito. Quello di aver dovuto frequentare la scuola in Svizzera. Che destino crudele…

  4. Boh/orientalia4all

    Fabio, e noi che gli diamo pure retta! Non so chi sia più scemo..

    Cmq, io non li avrei fatti rientrare. Erano prepotenti quando hanno invaso il sud e sono prepotenti ora, dopo quello che hanno fatto.
    E poi che ci farà il padre, ci andrà con le donnine?:)