
"Dateci indietro la nostra terra!" Questo è lo slogan che circa 25.000 persone scandito da tre settimane in India, nella dimostrazione che vede Dalit, tribali e intoccabili, e contadini senza terra percorrere la strada che va da Agra, dove sta il Taj Mahal, a Delhi, sede del governo. Sono partiti agli inizi di ottobre e arriveranno al parlamento indiano alla fine del mese. Reclamano perché il governo mantenga la sua promessa di ridistribuire la terra ai più poveri. Qui l'articolo di oggi del Guardian Unlimited e una serie di foto.
I 25.000 sono capeggiati dai monaci buddhisti che cantano e suonano: nel medioevo i monaci buddhisti tibetani hanno combattuto contro gli invasori e ora quelli indiani combattono, con mezzi assolutamente pacifici, contro le ingiustizie e per i diritti umani. Nonostante la reazione di sostanziale indifferenza dell'India per la situazione in Birmania, per non urtare la Cina, evidentemente anche in India i monaci buddhisti hanno deciso di fare sentire la loro voce per alleviare le sofferenze dei più poveri. Questo mi pare che sia lo spirito della fratellanza universale.
Non è un caso che Gandhi fosse indiano, eh!
…Certo che però la rani di Jhansi era tutt'altro che una pacifista!
Mi vedo questi poveracci camminare per km e km… E me li immagino un po' come dei samnyasin moderni.
Buona giornata :)
Ciao la Sò, lo sono dei samnyasin moderni.
buona giornata anche a te:)
Ho linkato il tuo articolo (quello su Oriental notes) in un post sulla Birmania. Spezziamo la cortina del silenzio! Diamo visibilità alla resistenza birmana.
Writer, ho tolto il link perché questa è la nostra policy. Cmq la resistenza birmana è abbastanza visibile, diciamo, è che le nazioni vicine se ne fregano abbastanza.
Ma hai fatto bene a fare il post.