L'Italia dorme? La politica del petrolio

boh, mercoledì 21 maggio 2008 16:04:44

oilParlando d'Asia forse non tutti sanno che è in progetto un oleodotto che va dall'Iran, passando per l'Afghanistan e poi l'India e finirà in Cina. Iran-Cina collegati, passando per quello che sarà a breve il 5 paese con il PIL più alto del mondo, l'India.

Immaginate che potenziale politico ha il progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali.

E immaginate cosa succederà all'Europa, o al mondo occidentale, esclusi dal business. Forse sarebbe ora che l'Italia si svegli e cominci a pensare di risolvere i suoi problemi in modo concreto per far fronte ad altri scenari un po' più ampi: verso gli altri stati europei e verso la nostra sorella Asia. Che è qui, vicina, viva e ricca, ricca di risorse e presto anche di soldi. Non possiamo continuare a credere che tutto si risolva con guerre e occupazioni, come con l'Iraq.

L'uso della forza, benché il suo uso sia opinabile -- a parte i problemi etici che implica, ma anche senza considerarli -- è utile a brevissimo termine e per situazioni contingenti. A che serve a lungo termine con paesi che saranno sampre più forti, sempre più uniti, sempre più coalizzati? Vogliamo dichiarare guerra all'Asia intera?

Ecco, l'Italia dovrebbe pensare in termini più globali: o altrimenti staremo sempre qui a parlare dei problemi, come quello dei rifiuti a Napoli, vecchi e rimandati e riproposti di anno in anno, o quello dei rom o degli immigratri in genere, che non possiamo affrontare con una politica di stato ma solo in un'ottica comunitaria.

L'Italia dovrebbe pensare al bene comune, che è quello dell'intera nazione e dell'Europa e, più in là, dell'Asia e del mondo intero: la pace internazionale si garantisce solo con l'equilibrio delle forze, con la soluzione dei problemi e con gli investimenti (nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell'economia, nella gente, nelle risorse in genere) a lungo termine, non con i convegni o i ministri-veline. Oppure quando ci sveglieremo saremo fuori della storia, saremo noi il paese tornato a essere, in confronto agli altri, in via di sviluppo.

Commenti dei lettori

  1. Oskar NRK

    Come non essere d'accordo? L'Italia - ora come non mai - ha ripreso un'ottica di distacco verso l'estero e coloro che dall'estero provengono. Una chiusura, un'autarchia che presto ci porterà alla rovina di questo passo.
    Come dici tu bisogna trovare punti di incontro, non evidenziare le solite fratture. Altrimenti saremo noi il cosiddetto "terzo mondo".

  2. Boh/orientalia4all

    Sì e purtroppo sotto molti aspetti, per esempio quello culturale, già lo siamo.

  3. LiuZB

    Anche la tolleranza religiosa/culturale/civile,il rispetto per gli altri,

    Credo che ai girno di oggi nn deve più esserci nè la sinistra nè la destra, ma ci vuole un PARLAMENTO CHE PENSA AI VALORI D'ITALIA. Ma tutti quei parlamentari almeno conoscano la Costituzione italiana?

  4. LiuZB

    Mi spieghi un attimo cos'è Italia? Mi è venuto un dubbione dopo di avere letto l'articolo "milano senzatetto,terrum.."

  5. Bubbo Bubboni

    "L'uso della forza, benché il suo uso sia opinabile […] è utile a brevissimo termine e per situazioni contingenti."

    Anche considerando che l'ultima guerra per il petrolio ne ha ridotto la disponibilità direi di no. L'ultima guerra per il controllo di zone che producono droga ha permesso di aumentare la produzione al punto che sono crollati i prezzi.
    Inoltre il paese che avrebbe dovuto guadagnare dalla guerra attraverso l'industria bellica è il più indebitato del mondo e i guadagni sono stati fatti solo con tangenti (cioè potevano essere fatti anche senza produrre nulla).

    La guerra non è a breve termine, gli effetti si estendono per generazioni e pensare globalmente richiede anche di pensare in modo sostenibile. I figli degli assassinati dagli "eroi" di oggi potrebbero non limitarsi ad essere consumatori di prodotti importati domani…

    Insomma la guerra non è mai a breve termine e non serve all'economia *globale*, non per niente quando l'Italia progettava un futuro e un ruolo sul piano internazionale era nota per accordi e trattative e non per la produzione di mine antipersona o per accodarsi alle "missioni di pace in armi".

  6. Boh/orientalia4all

    LiuZB i parlamentari che conoscono la Costituzione? Non lo so, chiedilo a loro.
    Forse la conoscono quanto basta per aggirarla, in qualche caso..

  7. Boh/orientalia4all

    Caro Bubbo, mi dici quando è che l'Italia pensava in termini così globali? Da che ne so io solo col fascismo, quando Mussolini aveva preso l'Abissinia e voleva fare dell'India un dominion italico!

    Le operazioni di peace keeping ci sono e sai bene che sono delle operazioni a tutti gli effetti di guerra.

    Non ho detto che la guerra ci vuole, ho detto che comunque c'è e comunque è inutile, a lungo termine. Lo vediamo ogni giorno con Israele Palestina, con l'Iraq e così via.

  8. Bubbo Bubboni

    L'Italia pensava in termini globali quando "qualcuno" si era dato pena di far saltare in aria un elicottero (cfr. Enrico Mattei), ma ancora qualche anno dopo quando una politica industriale illuminata era ancora possibile (cfr. la descrizione che fa Pier Giorgio Perotto nel bel libro online "PROGRAMMA 101").

    Tutte le guerre inziano come "lampo"… solo che poi nessuno sa come vanno a finire e, in genere, non finiscono ma si trasformano in altri conflitti armati.
    Anche in questo caso però si può prendere esempio dalla luminosa storia patria caratterizzata da una casa regnante che finiva una guerra dallo stesso lato da cui l'aveva iniziata solo se cambiava di alleati un numero dispari di volte, grande segno di comprendere le ragioni altrui :-)

  9. Boh/orientalia4all

    ahahah! Carina quella della storia patria..:)