Un bell'articolo dall'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo sulle violenze subite dai tibetani durante le proteste dei giorni scorsi e sulla repressione, appese come un manifesto nelle foto fuori della residenza del Dalai Lama a Dharamsala, in India.
Intanto quaranta uomini e quaranta donne del villaggio, seduti in due distinti recinti, proseguono da tre settimane lo sciopero della fame e della sete, alternandosi ogni 12 ore.
Il 1° maggio la Cina ha annunciato che riammetterà gli stranieri nel paese. Forse i giornalisti e certamente i tursiti, che comunque potevano girare solo con le visite guidate (anche per problemi di lingua): ma dubito che farà entrare Amnesty International e la Croce Rossa Internazionale. E se anche così fosse in un mese, volendo, la gente può sparire dalle case, dalle prigioni, dagli ospedali, senza lasciare alcuna traccia. Rimarebbero i racconti dei parenti e degli amici o di chi li ha visti portare via, ma non le testimonianze dirette e le foto dei corpi brutalizzati e torturati.
Intanto in India il gesto del campione di football Baichung Bhutia, che come dice il cognome è di origine tibetana (bhutia in sanscrito significa precisamente tibetano), che si è rifiutato di portare la torcia olimpica, non è stato seguito da nessun altro. Anzi, i giornali indiani si affrettano a trovare 10 aspetti incoraggianti della questione tibetana:
1) la maggiore coscienza internazionale sul Tibet (e questo senz'altro, peccato che questa coscienza sia stata pagata sulla pelle dei tibetani)
2) spostamento dell'interesse politico dell'India dai confini occidentali a quelli orientali (anche questo è vero, l'India prima era concentrata sul decennale conflitto indo-musulmano, ora è concentrata sulla politica servile verso la Cina: una cosa davvero incoraggiante!)
3) incredibile fallimento dello spionaggio cinese, che non ha saputo prevedere le sommosse a Lhasa e nelle province di Kam e Amdo, il vero ex Tibet (per forza, sono state proteste improvvisate senza una vera strategia, senza armi proprie, senza collegamenti logistici, totalmente perdenti, a livello di sommossa: che ti vuoi prevedere?)
4) la Cina ha mostrato un'altra faccia, quella della repressione e della soppressione delle libertà civili (ma della rivolta e del massacro di Tiananmen del 1989 il giornalista non se ne ricorda? ci voleva il Tibet? se era troppo giovane si poteva documentare prima di scrivere...)
5) importanza strategica dell'altopiano tibetano (perché la Cina lo avrebbe annesso, altrimenti?)
6) definizione del Tibet, che è molto più vasto della Tibetan Autonomous Region (basta aprire un libro di storia per saperlo, o anche Wikipedia!)
7) apertura del dibattito all'interno del Partito comunista cinese (forse)
8) notti senza sonno dei leader della terra (è sicuro? io ne dubito)
9) le Olimpiadi nel loro contesto reale (di sostanziale assenso)
10) i Giochi, che dovrebbero portare i Diritti umani in Cina (aspetta e spera).
A dire la verità, quando leggo certi articoli non se arrabbiarmi col giornalista per l'ingenuità e l'ignoranza con cui scrive (molte cose le avrebbe potute evitare aprendo un libro di storia, o anche solo Wikipedia) o con il caporedattore o il responsabile del giornale per avergli chiesto, probabilmente, di scriverle, dato che Rediff.com è un giornale indiano.
E la Cina annuncia che la fiaccola olimpica passerà per l'ex Tibet: una fiaccola insanguinata, una fiaccola di cui tutti i paesi civili dovrebbero vergognarsi. Invece della luce porta le tenebre dei diritti umani.
il punto e' che la logica economica prevarica su quella ideologica: dove fosse economicamente confliggere sarebbero bastati pretesti molto meno consistenti, al limite si sarebbero inventati
certo è così: e anche la paura di un paese enorme e potentissimo sotto ogni punto di vista come la Cina (che in fondo nmessuno sa bene cosa faccia nel suo interno)
Non arriva in Cina la fiaccola! ;)
Quella fiaccola gronda sangue! Il mio pensiero va a quanti in questi giorni rischiano la prigione per ostacolare la corsa ipocrita del tedoforo in giro per i "grandi Paesi" che si stanno producendo in un assordante silenzio.
Saranno i giochi della vergogna.
Http500: e chi la ferma?
Francesco Federico: concordo!
rimango comunque sorpreso di come il governo di un paese cosi' grande come la Cina, e ormai non piu' isolazionista da molti anni, possa ancora pensare di far passare una propria interpretazione ideologica della storia (e di 'educare' chi non la condivide) senza dover fare i conti con un incontenibile movimento di protesta non solo tibetano ma anche 'occidentale', e prima o poi (io spero presto) interno.
gino, non è più isolazionista ma, anche per questioni di lingua, in fondo gli occidentali vanno dove il governo vuole e vedono quello che il gioverno vuole.
E' un paese immenso, che vuoi che ne sappiao noi, in fondo?
sembrava che nessuno sapesse più niente del tibet invece sarkozy per primo e poi i manifestanti di londra dicono che le olimpiadi non sono poi così vicine…..
non lo sono, ma se non succede niente si faranno senza che per i tibetani la situazione cambi
Hai letto a proposito oggi il blog di Marcello Foa (lo trovi sul sito del Giornale)? C'è anche una sua interessantissima intervista a Matthieu Ricard.
Baci al galòp :-*
Grazie della segnalazione Mitì (e buoni armadi..!;)). Ora lo leggo!
mi rendo conto che in paesi cosi' grandi (anche negli USA d'altra parte) la provincia e' ben altra cosa, ancora 'isolata' dal resto del mondo, perche' isolata gia' dal resto del paese. Alle volte mi stupisco del gap che c'e' gia' tra la provincia italiana e le nostre citta' metropolitane, conoscendo bene entrambe le realta'.
Ma anche volendo solo considerare la 'piccola' parte della Cina che ha ormai intensi scambi economici e quindi di informazioni col resto del mondo, e che quindi ha elementi per formare un proprio giudizio indipendente (e si spera piu' obiettivo), come puo' il governo cinese pensare di avere il sostegno alla propria politica cosi' discutibile sul piano dei diritti civili, anche da questa minoranza di cinesi, crescente nel numero e credo anche nel peso economico, e quindi forse politico ?
Insomma, cosa dicono del governo cinese quei 'pochi' cinesi (un milione? 10 milioni? anche di piu'?), che sono a piu' stretto contatto col mondo occidentale? sono allineati? sono ricattati e tacciono per convenienza? sono solo intenti a far soldi? hanno la presunzione di essere loro ad aver da insegnare, dall'alto della loro tradizione plurimillenaria, prima ancora che per la ritrovata potenza economica?
complimenti per i blog, anche quello su tucci
Belle domande: non so la risposta ma ti posso dire dell'India. Molti pensano che appoggiare la Cina nella questione tibetana sia ingiusto, ma la crescita economica e il livello di vita così migliorato per tutti portano certamente la gente a farsi i fatti propri, come si dice, e quindi ad accettare indirettamente.
Penso che in Cina sia uguale, con in più il fatto che il governo è molto sensibile al "problema" del Falun Gong, di cui ho già parlato diverse volte, e del Tibet: e la gente ha anche paura di parlare. Cosa pensi è irrelevante se non parla, non credi?
ps Grazie dei complimenti!:)