Se avete una decina di minuti fermatevi a pensare sul valore e la qualità della nostra informazione cartacea e televisiva. Credo che ci sia qualcosa da dire.
Uno stupendo articolo di Chris Hedges dice che i giornalisti televisivi che guadagnano 5 milioni di dollari non sono giornalisti: un vero giornalista fa paura al potere, non è un cortigiano del potere. Non viene invitato alle cene presidenziali né tiene i talk show, come succede in USA a Tom Brokaw (che seguivo spesso con NBC news) e Wolf Blitzer, ma viene temuto.
Ora mi chiedo: ma che credibilità di imparzialità e di inchiesta possono avere dei giornalisti televisivi tipo Emilio Fede? Non so il suo imponibile ma ricordo le sue domande mirate e precise a Berlusconi, con risposte del futuro Primo ministro nette e senza tentennamenti, come fosse tutto preconfezionato, sul TG4. Poco prima delle ultime elezioni.
Ecco io mi chiedo: ma quanti soldi prenderà Fede, ufficialmente o ufficiosamente, per fare il Fido, cioè scusate il Fede di Berlusconi? Che giornalista è, o è diventato? E quanti giornalisti come lui ci vengono propinati ogni giorno nelle tv, per esempio?
Da un bravo giornalista mi aspetto una notizia e/o un'opinione, eventualmente, non una comunicazione di servizio. Che non sia intruppato ma che sia una voce controcorrente anche quando è, ovviamente, all'interno di un gruppo editoriale di tendenze ben precise o al servizio di un padrone come Berlusconi (che a tutti gli effetti è il suo padrone, il suo datore di lavoro), o De Benedetti.
Un vero giornalista avrà certamente obiezioni da fare al suo datore di lavoro, domande scomode che gli altri, il volgo, non possono rivolgergli personalmente. Le notizie di agenzia, anche a pagamento (ché costano pochissimo al mese), le possiamo scaricare tutti in rete. Ma è questo che mi aspetto da un vero giornalista: che vada personalmente alla fonte, come chi fa cronaca o come gli inviati, dato che hanno il privilegio di essere pagati per accedere direttamente ai fatti o alle informazioni.
Hanno il privilegio di informarci: non mi aspetto che ci formino! Le idee vorrei formele da sola, magari con una pluralità di informazioni date da giornalisti credibili.
Mi aspetto che trovi quello che noi, da casa, non possiamo trovare, che veda con altri occhi, che lo veda da tutte le angolazioni possibili, che abbia orecchie occhi e un cervello che funziona anche quando lavora per qualcuno. Che almeno lo intervisti davvero, che lo stuzzichi sulle cose che gli danno più fastidio, le cose pubbliche, le cose che interessano a noi tutti e che servono alla gestione del pubblico o alla ricreazione del pubblico.
Sì, lo so, ho un'idea romantica del giornalista, utopica, e quando scrivo per i giornali o le riviste la seguo (come quando scrivo qui o faccio ricerca e scrivo di quella). Però ancora ne trovo in giro di giornalisti così e sono molto felice e orgogliosa di conoscerli. Spero presto di postare su questo blog il loro nome e le vicende che li hanno portati, proprio perché sono veri giornalisti, a essere licenziati in tronco dalle televisioni o dai giornali per i quali lavoravano: perché il potere, qualsiasi esso sia, legale o illegale, o il personaggio famoso, deve avere paura dei giornalisti. Se sono veri giornalisti.
Io farei una lista dei giornalisti uccisi per mano della mafia per esempio, quelli che ho linkato prima per intenderci, e li onorerei come dei soldati al fronte: perché la libertà di informazione e la libertà stampa di stampa sono diritti per i giornalisti e sono diritti inalienabili di tutti, della società, del mondo. Sono l'anima della vera democrazia: però perché questo diritto sia tale l'informazione e la stampa, appunto, devono essere liberi. E la libertà comincia proprio da chi esercita questa professione.
World Press United Nations General Assembly in 1991 as a day to celebrate the fundamental principles of press freedom; to evaluate press freedom around the world, to defend the media from attacks on their independence and to pay tribute to journalists who have lost their lives in the exercise of their profession.
Ecco come dovrebbe essere un'intervista in TV, ed ecco come sarebbero le risposte non preconfezionate:
:-)
Il problema però è anche legato al fatto che gli italiani si sono un po' troppo addormentati sulla televisione continuando a premiare i vari Vespa e Fede. Faccio ancora fatica a capire se è nato prima l'uovo o la gallina!
Bel post
Claudio
Claudio qui non si postano link di nessun tipo, neanche quelli scherzosi si altri.:)
Obiezione giusta: ma si dovrà avere anche il coraggio di *NON* essere troppo premiati, che ne dici? Chi perde non è sempre un perdente.
Scusami per il link, non lo sapevo.
Sono d'accordo che chi perde non sia sempre un perdente, però forse è arrivato il momento in cui i perdenti si trasformino in vincenti, no?
Sì sarebbe arrivato da un pezzo, ci proviamo:)
In Italia facciamo fatica a trovare giornalisti che non hanno il timore di rischiare il posto di lavoro. Si sa tutti tengono famiglia. Non riesco a vedere un intervista ad un politico in cui non vi siano domande che tendono a scalfire la patina gelatinosa delle chiacchiere di facciata. Non una domanda sulle contraddizioni teoriche piuttosto che al rispetto di regole etiche, mai una forzatura per costringere il politico di turno ad una risposta se la domanda non è piaciuta.
…"la sua domanda è pertinente ma il problema è un altro.."
Cara Enrica, parli bene tu. E a chi non piacerebbe un girnalismo cosi'? Ma e' difficile, soprattutto perche', e non voglio sembrare retorico, tutto sta cambiando. Anni fa, quando ho cominciato, mi davo battaglia sulla strada con i colleghi per emergere. Giravo i commissariati, le caserme, gli ospedali i tribunali, per trovare notizie di nera e giudiziaria. Stringevo amicizia con avvocati, detenuti, magistrati, cancellieri. Combattevo alla pari con i miei colleghi, a parte i soliti figli o amici di-. Il giornalismo on the road era "il giornalismo". Mi sono beccato una querela con condanna in rimo grado, sono stato aggredito da persone di un clan camorristico, minacciato di morte, messo sotto scorta. Come me, tanti silenziosi operai che a nero contribuiscono in maniera determinante a permettere ai giornali di essere nelle edicole ogni mattina. Poi la svolta: per essere giornalista non e' necessario andare per strada e fare esperienza ma basta andare all'universita'. Una cosa che non sta ne il cielo ne in terra. Una volta esistevano le scuole di giornalismo, di perfezionamento per i giornalisti. Oggi ti iscrivi ad un corso di sudi triennale e sei giornalista. Io mi ci sono iscritto, nonotsante fossi laureato gia', per vedere di cosa si tratta. Ti assisucro che non si impara a fare il giornalista. La maggior parte di nuovi reporter provengono tutti da li. Io sono emigrato per poter lavorare, non sono (ancora) laureato in giornalismo e sono amico o figlio di-. Fra meno di un anno saro' buttato fuori dall'agenzia per la quale scrivo. E come me tanti. La verita' sai quale e'? I lettori hanno giornalisti che si meritano. Se esoneriamo da questo giudizio i blog che sono critici, il resto entra nel calderone. Fede e' li perche' in molti lo seguono e vogliono che continui a fare ed essere Fede. Come Feltri, come gli altri. Ma mi chiedo: non e' meglio Fede che quelli che vivono nel limbo come i grandi giornali o i giornalisti dei grandi giornali? Ciao.
Nello
Alessandro, verissimo!
Nello, grazie davvero del tuo intervento!
So perfettamente quello che dici, lo condivido. E' tutto vero. Ma un professionista come te sono certissima che troverà un altro, e più prestigioso, lavoro.
Altrimenti anche il giornalismo sarà come l'università: un limbo, un posto dove solo i mediocri totali, le nullità, gli intruppati fanno carriera. Non parlo di ideologia, parlo di livello scientifico mediocre. E sai perchè? Perché quelli davvero bravi e quelli che seguono un codice deontologico fanno ombra sui figli di- amanti di- ecc.
E condivido pienamente anche quello che dici su Fede, Feltri, ecc. Come persona che scrive, anche su quotidiani e riviste, e che ha un ruolo comunque critico da sempre (lo vogliamo chiamare da intellettuale?) hai ragione. Almeno sai quello che leggi/vedi/senti. E lo condivido come donna e professionista che per questo ha pagato e sta pagando moltissimo, in termini professionali.
Però c'è un problema: la massa dei lettori non sa che la loro informazione è preconfezionata. Come quella di altri a sinistra, peraltro. E la prende per oro colato.
E noi siamo in democrazia, non in un regime totalitario, di destra o di sinistra: questo è il punto. Questo tipo di "informazione" è inaccettabile.
Allora credo che a questo punto facciano meno danni i mediocri, quelli che stanno nel limbo, piuttosto che quelli attivamente impegnati. Perché non è più giornalismo, è propaganda. E mi sembra molto pericolosa.
Ciao caro!
Enrica, il link all'articolo di Hedges non funge…
Scusa, è ora che vada a casa…
Gennaro, in effetti *ora* non funge! vedo di sistemarlo, grazie!