Torino sempre più blindata per la Fiera del Libro, che si terrà dall'8 al 12 maggio fra le contestazioni perché è dedicata alla letteratura di Israele.
Le organizzazioni internazionali che si occupano di antiterrorismo con sede nel campus di via Maestri del Lavoro, cioè l'ONU, ITCILO e UNICRI, sono in stato di allerta.
E così anche questo evento culturale, che come tale può solo unire le genti e non dividerle, si è trasformato in un atto ideologico, come se la Fiera del Libro fosse dedicata alla politica di Israele e non ai suoi libri e la sua cultura.
Io non sono mai stata d'accordo con la politica di Israele e il sostegno dell'USA, anche quando non andava di moda esserlo. Dicevo sempre che allora un giorno scendo giù, nel napoletano, e mi riprendo i tratti di costa che appartenevano alla mia famiglia. Perché no? Butto giù un po' di città e qualche paese, bombardo un po' di persone, spazzo via case e strutture, chiamo a raccolta amici e parenti e ci piazziamo tutti lì a occupare e colonizzare. Tanto ora quelle zone sono in gran parte in mano alla camorra e le varie mafie e di una ripulitina ne avrebbero un gran bisogno.
Ma a Torino stanno assolutamente esagerando e chi protesta, anche i centri sociali che dovrebbero essere di estrema sinistra, stanno trasformando quello che poteva essere un dibattito utile in un atto antisemita.
E' assurdo che la cultura sia manipolata così, usata in così malo modo.
Ed è una vergogna che si cerchi di delegittimare tout court lo Stato di Israele e la sofferenza di chi l'ha fondato attraverso questo evento, che è uno dei più importanti del nostro paese e che, in nome della cultura che è universale ed un bene di tutti, dovrebbe appartenere a tutti gli italiani, anzi, a tutto il mondo, non a questa o quella parte politica.
Ma alle elezioni in Italia ha vinto il centrodestra o ha vinto il fascismo? E chi sono i fascisti adesso?
A me pare e la lancio come provocazione che i fascisti oggi siano proprio quelli dei centri sociali.
Credo che ci sia un problema di parole che mancano.
I fasci sono autenticamente italiani in virtù della storia patria, aspettano che arrivi un duce, colpiscono sempre in branco e sono usciti dalle fogne dopo un noto discorso di un tale parlamentare nel 1996 (prima, bene o male, non colpivano in piazza a volto scoperto).
Però si dovrebbe anche parlare di una sinistra che non è definibile come estremista ma semplicemente come idiota, dove idiota non è il contrario di moderato ma di intelligente.
Inoltre la carenza di parole fa pensare che "fascio" sia il contrario di "sinistra" e quindi è ammissibile, dimenticandosi che "fascio" è il contrario di "democrazia" e quindi è inammissibile.
Sono i frutti della logica pallonara applicata alla politica, grande innovazione ideata dal berlusca, che ha anche soppresso quella destra democratica e liberare che partecipò alla lotta partigiana e alla Costituzione.
Http500 il punto è che i mezzi sono sbagliati e forse anche le finalità, di tutti.
Solo il dialogo e il confronto democratico portano a qualcosa.
E' esattamente quello che voglio dire, che il tutto è antidemocratico. Come la Liberazione è una festa della democrazia, non della sinistra, è uan festa antifascista nel senso di anti-totalitarismo (potrebbe essere anche quello dell'ex URSS).
Da sempre però "fascio" è il contrario di "sinistra", Berlusconi non ha inventato niente.
Come ha fatto in queste elezioni, ha solo fatto proprie le percezioni della gente. E' un grande uomo di marketing. Non crea, non inventa, prende le cose più terra terra della massa, le fa sue e poi le rivende.
Andrebbe ricordato, per completezza d'informazione, che i territori occupati non sono esattamente come invadere la Campania.
Sono il risultato di una guerra che Israele non ha certo iniziato. Restano, a tutt'oggi, territori disputati ad uno stato ostile, con potenzialità omicide, purtroppo ampiamente esercitate.
La parte armata della politica israeliana sono d'accordo sia da condannare, viene condannata anche dall'interno infatti, ma bisogna tenere conto che si tratta pur sempre di fare i conti con un nemico armato, in guerra nonostante gli accordi di pace firmati.
D'accordo la sproporzione di mezzi e risorse, d'accordo la disparità del semplice conteggio dei morti, ma per Israele e il suo governo si tratta comunque di assicurare la sicurezza dei propri cittadini. Difficile negare che per Israele ci sia un problema di sicurezza e riconoscimento nella regione.
Può sembrare minore ai nostri occhi, non a quello di chi governa il paese, tantomeno a chi li vota, che fronteggia quotidianamente il rischio di morire per strada.
Se pensiamo che l'Iraq è stato aggredito, anche da noi, senza aver sparato un solo colpo, l'eccesso di difesa d'Israele diventa meno alieno al nostro pensiero e alle nostre abitudini, mi pare.
Secondo me quindi, per quanto riguarda Torino, non si tratta di un problema di fascismi, ma di una vecchia attitudine nostrana di non accettare le minoranze e la loro libertà d'espressione. Soprattutto se poco cristianamente, sono minoranze che non stanno certo col piattino dell'elemosina in mano.
Al contrario, hanno qualcosa da dire, e non lo nascondono.
Palmasco, grazie del tuo lungo commento.
A parte che ovviamente ho paradossalizzato la situazione Palestina/Campania, ma Israele attua ogni giorno una politica di aggressione reale, con sconfinamento e occupazione di territori non suoi.
Non è una questione di sicurezza ma fame di terra.
Basta andare lì, in Palestina, e diversi miei amici e colleghi ci sono andati, e viverlo. E non è un segreto per nessuno, peraltro.
Che poi Israele abbia qualcosa da dire, pacifico: ma anche la Palestina ha qualcosa da dire sotto ogni punto di vista, culturale, storico e politico.
Per me, chi intimidisce (che sia Palestina o che sia Israele, o i loro fautori) o chi con la violenza di appropria di cose, persone, situazioni e così via, è sempre fascista nel senso deteriore (e non storico) del termine perché vuole imporre con la forza il suo punto di vista o il suo"diritto", come fece Mussolini: e questo è contro il dibattito e il processo democratico.
mio padre uomo attempato e saggio dice una cosa
"non importa cosa vuol dire fascista ma se tu lo dici al tuo avversario per primo hai ragione"
Onestamente non capisco perchè ad una fiera del libro foss'anche su hitler si debba reagie in questo modo non siamo tutti democratici e liberali?
tuo padre è un uomo assai saggio!
Ma no, non credo che siamo *tutti* democratici e liberali. Almeno nei fatti.
si questo l'avevo capito, ma spesso e volentieri quelli che fomentano sono proprio quelli che si dichiarano liberali democratici…..
purtroppo pare anche a me: non spesso però, ma anche loro.
Mi pare che l'imbecillità sia pari da destra e da sinistra, di questi tempi.
Bhe ma non c'è alcun dibattito né utile né inutile mi sembra. Gli autonomi fanno quello che più o meno hanno sempre fatto: più lo spessore della capacità di argomentare si assotiglia, più si danno a una rappresentazione del conflitto scenica e di grande impatto visivo (i caschi, gli imbardamenti, la presenza nervosa e scattante, la minacciosità del gesto), che tra l'altro è il ruolo che l'opinione pubblica gli assegna. Il tempo di fissare la rappresentazione su pellicola, meglio se correlabile a degli incidenti, e lo spunto è pronto per costruirci un commento qualsiasi.
Ma disobbedienti o meno non c'è sto gran dibattito in giro sulla situazione in medio-oriente a sessant'anni dalla fondazione di Israele, se non nel ribadire il diritto di quest'ultimo a presentarsi con le proprie ragioni. Si da per scontato che alla pochezza argomentativa dei contestatori, faccia da contraltare la capacità di fare dialogo e riflessione propria di un evento culturale come la kermesse torinese, ma a giudicare dal modo con cui ci si è arrivati questo è tutto da dimostrare.
Il dato oggettivo è che nel momento più critico per le condizioni di vita di alcune delle zone a popolazione palestinese, l'atteggiamento generale nei confronti di Israele si è fatto più morbido e comprensivo. E che la stretta sull'approvvigionamento di beni primari faccia meno clamore della contestazione di una fiera del libro e delle proteste in occasione dei festeggiamenti per il sessantennale.
Il tutto è abbastanza paradossale se si considera il quadro d'insieme.
Al di là delle contrapposizione politica più serrata e diretta, io penso che sarebbe già un traguardo se all'interno di una manifestazione culturale concepita come incontro tra europei e israeliani, più che di confronto aperto a tutto campo, intellettuali israeliani ed europei si chiedessero, indipendentemente dalle contestazioni del mondo arabo, dove vogliono andare in prospettiva.
Cioè del sapersi interrogare su sé stessi quando non c'è un nemico che ti giustifica nel rispondere colpo su colpo.
Perché questo è il compito della cultura che se non ci arriva diventa un sottoprodotto decorativo o commerciale o propagandistico.
ciao
Tonino, grazie del lungo commento.
In realtà questo chiedersi dove vogliamo andare l'Occidente, e quindi anche Israele, se lo sarebbe dovuto chiedere da tanto. In compenso la Palestina e il mondo arabo lo sa benissimo, i pare.
Israele-Palestina è uno scandalo internazionale anche maggiore della guerra del Vietnam, se possibile.