Cyberwar, scoppia la guerra informatica fra la Cina e l'Occidente

boh, lunedì 08 marzo 2010 15:33:43

uomo cinese con computer Una relazione della NATO pubblicata venerdì riporta che il numero di attacchi al Congresso e alle agenzie governative USA è cresciuto in modo smisurato, fino a 1,6 milioni al mese. Il livello di allarme è alto e anche gli uffici europei sono stati allertati. Lo riporta il Times. Pare insomma che la Cina abbia deciso di carpire in tutti i modi i segreti dell'Occidente.

Gli Stati Uniti però non stanno con le mani in mano e hanno messo in campo l'Office of Cyber Security, fondato l'anno scorso, ed è sceso in campo il generale supremo, il cosiddetto cyber zar, Howard Schimidt.

Insomma, si sta scatenando una vera e propria guerra informatica. Ma siamo sicuri che gli attacchi vengano da cracker governativi e non da privati che usano i dati per rivenderli a nazioni nemiche fra loro? In fondo il capitalismo porta come conseguenza la voglia spasmodica di fare un mucchio di soldi a tutti i costi, anche quelli della sacra patria. Se poi la patria è di qualcun altro, meglio ancora.

Commenti dei lettori

  1. diego b

    quel che è certo, cara boh, è che l'opinione pubblica "comune" sottovaluta molto questi pericoli, perchè l'immaginario dello scenario di guerra è ancora fatto di cannoni, bombe, cingoli e stivali infangati; in realtà è evidente che la fragilità del nostro mondo risiede invece nell'impalpabile informatica: immaginamoci per un attimo tutti i computer delle banche, degli ospedali, degli impianti energetici, fermi per un gigantesco cyber attacco, sarebbe un disastro enorme (non so quanti ricordano la paura quasi medievale del millennum bug); basta che ti si sconnette l'adsl in casa per un giorno e ti già pare di essere una specie di naufrago su un'isola deserta, tanto per far capire la sesazione

    sulla faccende se siano agenti privati o direttamente statali penso che nel mondo complicato delle spie, i contorni dei ruoli e del "chi è che fa cosa" siano sempre molto incerti

    ovviamente io scrivo così, su un'impressione soggettiva, magari qualche esperto ha idee più congrue al riguardo

  2. Boh/Orientalia4All

    diego, la paura di un attacco massivo è reale, tanto che ognuno di noi mette i suoi documenti informatici in più posti, spesso in paesi diversi. Tanto per dire, il mio ex direttore a Harvard li mette in USA, Germania e Giappone.

    In effetti siamo molto computer-dipendenti, e non c'è da stupirsi. Quella del computer è stata una vera rivoluzione tecnologica, paragonabile solo a quella della plastica, secondo me.

  3. sole

    …e della lavatrice!!!
    a parte gli scherzi credo fermamente anche io che questi attacchi siano più per capire formule per meglio costruire armi CBRN ed altri strumenti di attacco. secondo me non è certo per capire il filing system che usano alla CIA o alla Casa Bianca. E poi si è visto che i sistemi di sicurezza USA non siano poi così all'avanguardia. anche a me piacerebbe imbucarmi ad una cena con Obama,chissà, la prossima volta che mi trovo a Washington senza un'agenda impegnata potrei provarci anche io. poteei chiedere a Howard Schimidt di farmi un pass?!

  4. Boh/Orientalia4All

    sole, sì la lavatrice è uno strumento quasi indispensabile, concordo.:)

    Non so se sia per le CBRN ma certo è che la Cina vuole assolutamente farsi largo fra i grandi e tornare alla potenza imperiale che era.

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