Ho sempre pensato che Internet, se ben usato, possa aiutare la democrazia a crescere e a migliorare. A sviluppare dibattiti e a confrontarsi. A influenzare un po' chi conta.
Per esempio, nel 2005 l'unica voce libera del Nepal sono stati i blog, quando le libertà civili sono state ristrette e poi negate dall'ex re Gyanendra, le linee telefoniche interrotte, la stampa imbavagliata, i giornalisti messi in carcere, scomparsi o torturati, i provider e le agenzie di stampa chiusi a forza, i cellulari disabilitati.
I blog, messi su provider indiani, hanno avuto una funzione democratica: hanno informato il mondo della situazione locale momento per momento, hanno dato voce a chi voce non l'aveva, hanno comunicato con un largo numero di persone in loco e le hanno connesse. Specie nelle città, ma anche nei villaggi, perché il Nepal è pieno di Internet point (anche se talvolta l'elettricità funziona a singhiozzo) -- la gente di strada tramite i blog si è organizzata. Anche chi non sapeva leggere e scrivere perché c'era sempre qualcuno che lo faceva per lui e per poche rupie, o gratis durante l'emergenza, mandava e leggeva i messaggi, chiamava a raccolta in tempo reale, organizzava gli incontri segreti, al riparo della temutissima Royal Nepal Army.
I blog in Nepal hanno aiutato ad aprire la strada alla democrazia. Anche questo paese del Sud del mondo -- tuttora uno dei più poveri e malgovernati della terra, nonostante che dall'aprile 2006 sia stato ristabilito il Parlamento, il re non abbia più alcuna funzione e ci sia una Costituzione ad interim -- può insegnare molto: ai blog non si tappa la bocca.
Ho scritto nel dicembre 2005 in Blog e politica II: libertà? A che serve un blog n. 4 che il blog che non suscita o non ammette dialogo non è un blog. Non è un mezzo democratico, sic et simpliciter.
In effetti ora penso che anche senza commenti il blog abbia una sua funzione democratica, se non diventa solo un mero ripetitore di news lette qua e là.
Può essere una bacheca informativa di piccole notizie lampo fresche, notizie sociali, notizie del posto dove si vive. Può essere un flash di opinioni più o meno spiritose, più o meno ragionate che, comunque, suscita qualcosa, un pensiero, un'opinione, una discussione.
In ogni caso i blog aprono un po' il piccolo mondo dittatoriale del nostro cervello (io credo che sia davvero sia così, un piccolo regno dispotico). Anche quando non hanno la caratteristica più democratica di questa forma di comunicazione: il dialogo, cioè la libertà di chiedere e rispondere da parte dei lettori, di commentare, di discutere, sicuri di essere ascoltati e di essere presi in considerazione dagli altri lettori e da chi scrive.
Nel novembre 2005 in A che serve un blog2: 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne avevo riportato:
Con la risoluzione 54/134 of 17 del dicembre 1999 l'Assemblea Generale dell'ONU ha fissato per il 25 novembre la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne.
Dopo un paio di giorni una lettrice mi ha scritto, condividendo le sua esperienza, i suoi problemi e andando poi dritta dritta da un avvocato perché l'aiutasse per la sua personale situazione di violenza domestica. La notizia che avevo dato, come in un tam tam, l'aveva raggiunta, le aveva dato speranza e l'aveva aiutata. Ci si era riconosciuta.
Invece delle distanze irraggiungibili del dibattito politico, c'era la voce vicina di un'altra donna.
Qualcuna che capiva e si interessava anche a lei. Io non sono un personaggio politico, corrotto e irraggiungibile: sono una donna qualsiasi, una come lei, a cui si poteva rivolgere, a cui poteva chiedere e raccontare, una che non la giudicava e non si scandalizzava. Soprattutto, ero una che credeva in quello che scriveva, al contrario di quello che fanno perlopiù i politici.
Sono stata molto felice e orgogliosa che tramite questo blog ho potuto dare una mano a chi ne aveva bisogno. Solo una persona? Bene, una persona di meno infelice al mondo, forse. Certamente, con una speranza in più, e meno sola.
I blog possono fare molto: possono sensibilizzare, informare, parlare al cuore di chi legge, cosa che un politico (italico) non sa o non vuole fare più. Una corretta mini-informazione, o un commento ben ragionato, possono svegliare un po' e connettere le nostre testoline addormentate sull'overflow di notizie e di disastri politici quotidiani.
Penso che in piccola parte possiamo prendere in mano la situazione italiana che va a rotoli e costruire qualcosa, anche tramite i nostri blog. Scavalcando la schifosa politica istituzionale. O mi illudo troppo?
Aggiornamento delle 13:56: leggete il bel commento di Iskandar, un napoletano verace che vive in Giappone da un po' di anni e gira dei film stupendi, e ditemi se anche voi pensate che non ci sia più niente da fare, o troppo poco. Io ancora un po' di ideali ce l'ho, e li metto in pratica. Nel mio piccolo, anzi, piccolissimo.
Come dico sempre, rubando le parole a Suor Teresa di Calcutta, questa è solo una goccia nel'oceano: ma senza di me l'oceano avrebbe una goccia in meno.
Saro' brutale. Forse ti (ci) illudi (illudiamo) troppo.
Noi non siamo un popolo qualunque… Siamo un popolo che ha dato, pensato e scritto molto, nella storia e nel mondo. Temo che la parola (scritta e parlata) non abbia piu' molto peso alle nostre orecchie. (Alle orecchie e agli occhi dei piu'…)
Democrazia (ah, orrenda parola che e' diventata!) ne abbiamo avuta forse fin troppa. E se anche non ne abbiamo avuta ce ne hanno fatto parlare troppo.
Io invidio i popoli imbavagliati! Che succose certe parole quando non si possono pronunciare. Bell i tabu', sui quali si costruiscono imperi di pensiero e comportamento. Oggi da noi (da voi, devo dire…) mancano i valori. Se l'Italia fosse un software non potrebbe nemmeno inizializzarsi.
Ma non sono qui per distruggere questo post (radioso) ne' tantomeno quelli che da qui mi sembrano teneri colpi d'anca…
All'appello mancano gli Italiani. E il loro territorio. E tutto cio' che consegue questo binomio. Alcuni italiani se ne sono andati. Come me. Felloni? Non so… Ma certo io inviterei tutti ad andare via.
Andare via… Perche' per chiarirsi le idee non basta nemmeno piu' viaggiare. Bisogna "lasciare".
Manca il territorio. Perche' ormai appare totalmente fuori controllo e gestione. Sporcizia, interessi, rimaneggiamenti…. Stranieri clandestini.
Perche' diciamolo, anche essendo xenofili, esterofili, e via dicendo l'Italia di oggi non e' piu' l'Italia di quando eravamo alle elementari. Aggredita dal di dentro e da fuori. Napoli e la sua spazzatura sono un'avanguardia mondiale, il "sistema" di Saviano e' un'anteprima globale. La mancanza di decoro, la sporcizia collettiva, la MANCANZA TOTALE DI MINUTO MANTENIMENTO in ogni settore (e scusate se urlo ma tutto qui e' il cancro italiano) fanno si' che si sia creata una "razza" italiana insensibile a ogni richiamo.
Boh! Ammettiamolo. Non c'e' piu' controllo su nulla. Oggi sono i cittadini che esercitano il controllo sulle istituzioni. E' bello, romantico e ridicolo allo stesso tempo. Come un bimbo di 6 anni piu' responsabile di suo padre ubriacone.
Boh, i tuoi amici e nemici, io e altri "come noi" siamo deboli, e dannatamente pochi e come arma ci siamo riservati solo le parole. Fortissime solo cinquant'anni fa. Vacue, molto vacue e molto ambigue oggi, nell'epoca dei media democratici.
Potremo scrivere mille volte "democrazia, giustizia, rabbia"… Sul web queste parole sono la spuma di un'onda.
E i politici - qui forse ha ragione Beppe Grillo - si avvolgono su loro stessi.
Mi piace la tua parola finale: "scavalcare".
Ma non credo che occorrano i blog. Agire con le parole e' rischioso.
Agire e scavalcare il marcio darebbe risultati piu' veloci. E non intendo dire "violenza". Ma solo agire gandhianamente come se in mente avessimo gia' l'Italia che sogniamo. E soprattutto dobbiamo imparare di nuovo a indignarci.
Questo atto e il suo termine sono scomparsi dall'Italia.
L'altro giorno ho visto una giapponese indignata per strada.
Che spettacolo. Che potenza, che forza, che capacita' di insegnare in pochi minuti alla moltitudine.
Vi giro una domanda semplice (e scusa Boh se sono logorroico):
"siete davvero capaci di indignarvi?" Io sto reimparando la postura, le smorfie necessarie, i tempi… Purtroppo il vocabolario e' giapponese ma…
Io sono napoletano e mi hanno insegnato presto a NON indignarmi. A far scorrere via le cose piu' assurde. A ritenere normale le cose piu' "colorite". Sono nato in un sistema malato.
Del resto gia' da bambino ho visto cose che voi umani non potevate immaginare: cumuli di spazzatura e ambulanze in fiamme a Largo Don Orione…
Iskandar, io sono indignata e schifata, e di molte cose: più di tutto, l'ipocrisia e la mandanza di dignità di molta gente, la stessa gente che pretende di insegnarmi qualcosa e di comandarmi in qualcosa solo perché ha due lire in tasca — o un posto di potere.
MI dicono sempre, anche qui a casa: ma quando cresci? Intendendo: quando diventi un po' più cinica? Quando smetti di sperare?
E io rispondo sempre: MAI. Se questo è crescere voglio rimanere infantile.
E come tale, credo ancora che ci sia spazio per noi. E anche spazio per le parole che cambiano qualcosa.
Di gente pulita ce n'è tanta: bisogna imparare a superare le liti piccine su piccole cose e fare qualcosa di buono e concreto tutti insieme. E le parole, almeno a saperne di più, aiutano..
Personalmente ho motivo di credere che il mio primo blog ed il dialogo con i lettori ed altri blogger mi ha aiutato a superare una difficile situazione personale.
PS. Ci vediamo domenica al PolentaBlog ;-)
Cuore Analfabeta, anche a me! Mi aiuta ogni giorno, se è per questo.
Sì forse ci vediamo lì!:)
Anche a me il mio blog e i miei "filmini" mi aiutano… E forse divertono qualcuno… Ma… Qui si parlava di scalzare il potere malato e corrotto. Le nostre parole non arrivano fisicamente a loro, i "politici". Restano in orbita su noi stessi, alimentano un delirio di quasi-onnipotenza-blogger (del quale faccio parte, beninteso) che pero' (come missili poco intelligenti) non raggiungono un bersaglio. Secondo me…
"Fini e serpenti" come sono, i nostri "politici" (in modo collettivo e impersonale) avrebbero presto preso provvedimenti piu' seri conttro la nostra liberta' di espressione. Ma loro le parole le conoscono bene. E sanno che non sono cosi' pericolose come noi "tastierizzati" pensiamo.
Per il resto… certo che mi auguro che i blog possano cambiare le cose. Ma per ora le hanno solo inspessite e rese piu' callose.
Forse ci manca ancora una virgola, un qualcosa, un nonnulla per unire gli sforzi virtuali alla situazione quotidiana reale. Quale sara' la formula?
PS
Grazie per l'aggiornamento!
Sai com'e'… Mi sveglio prima di tutti! O meglio, ora mi corico ;-)
Iskandar, io penso che arriva un punto in cui la gente, quella che da questa marea di cacca non ci guadagna un bel niente, o non ci vuole guadagnare niente, si sveglia e fa qualcosa. Come minimo non li rielegge. E le parole sono gocce d'acqua che piano piano scavano la pietra. Certo, ancora non vedo alternative valide, personaggi validi.
Buona notte..:)
Post interessante. Mi pare condivisibile quando scrivi " blog possono fare molto: possono sensibilizzare, informare, parlare al cuore di chi legge, cosa che un politico (italico) non sa o non vuole fare più. Una corretta mini-informazione, o un commento ben ragionato, possono svegliare un po' e connettere le nostre testoline addormentate sull'overflow di notizie".
La funzione dei blog consiste proprio nel proporre punti d'osservazione differenti per chi è stanco della ripetizione ossessiva degli stessi slogan e delle stesse manipolazioni. Però, il valore del messaggio rimane rinchiuso nella cerchia dei blog, in rarissimi casi ciò che viene prodotto dalla blogosfera raggiunge l'esistenza mediatica (tranne il V- day e pochissime altre iniziative). Per questo penso che questo passaggio ""Penso che in piccola parte possiamo prendere in mano la situazione italiana che va a rotoli e costruire qualcosa, anche tramite i nostri blog. Scavalcando la schifosa politica istituzionale" sia caratterizzato da un eccessivo "orrimismo della volontà". ciao. Writer.
Il terrore si impossessa di me quando mi rendo conto che abbiamo tutti sviluppato una sensibilita' politica ma non stimiamo piu' nessuno in grado di rappresentare la nostra idea di Paese… Come dici tu, non si vedono alternative. Punto. E' una situazione tragica per l'intelletto.
Ora si deve creare l'ambiente dove poter focalizzare le nostre conoscenze ed esperienze politiche (in senso lato).
Forse la politica dobbiamo farla noi, scalzando, scavalcando, ignorando la vecchia classe politica. Politica e' anche (ovviamente) pensiero. Basta(!) guardare in alto (dove pensiamo aver posto i politici)… guardiamo in basso: le strade dove camminiamo. Nelle strade si gioca tutto il nostro comportamento civico: preferenze di voto comprese.
Rendiamole sicure, pulite, attraenti da noi, senza polizia o netturbini. Se usciamo dalle case e dai monitor si crea forse finalemente l'Italia che desideriamo. Il pulito e' pulito, non ha "tinta" politica.
Fare da noi semplicemente e non chiedere che si faccia. La collettivita' siamo noi, possiamo fare molto da soli/insieme. La politica temo sia un'invenzione di quei Paesi ignoranti, fatti da gente che non sapeva leggere e scrivere. Ma oggi direi che i letterati siamo noi e loro sembrano tristi zampognari da presepe.
Quindi ben vengano le gocce tue e di Madre Teresa. Ma che siano soprattutto gocce di azione quotidiana e non solo… parole.
Non vorremmo diventare tutti politici chiacchieroni? ;-) Non c'e' piu' nessuno da incantare.
Writer, lo so, hai ragione.
Io questo ottimismo però lo voglio avere:)
Iskandar, io faccio anche:) nel mio piccolissimo, certo.
Ma tu non vai a nanna?:)
Infatti sono convinto che come fonte d'informazione sul campo i blog possono essere abbastanza utili: l'ho scoperto collaborando con France 24 su "The Observers" riguardo l'emergenza rifiuti. Penso ad esempio anche alla situazione in Kenya dopo le elezioni con Ushahidi.com ed i blogger kenyoti che documentano ed aggiornano giornalmente sugli incidenti e la violenza in Keyna, alla stregua della guerra civile.
Grazie Dario di tutte queste interessantissime informazioni!