Lo Stato laico dell'Italia, i cristiani in India, il fondamentalismo induista e le foto farlocche di Repubblica 14

boh, sabato 30 agosto 2008

OrissaClamore sui nostri quotidiani, nei giorni scorsi, sulle violenze ai cristiani in Orissa, in India. Un fatto intollerabile, come tutte le violenze. Un fatto ancora più assurdo se si pensa che in Italia anche solo chiedere a una donna islamica con il velo integrale, il niqab, di toglierselo per entrare in un museo, è diventata una questione di dibattito nazionale, di correttezza politica sul comportamento irrispettoso verso le civiltà altrui, ecc.

Fin qui siamo tutti d'accordo. Il Papa condanna le violenze: e fa bene, fa il suo mestiere e segue la sua vocazione, altrimenti che papa sarebbe.

E il nostro governo che fa? Il ministro degli Esteri Frattini convoca ufficialmente per lunedì l'Ambasciatore indiano per riferire. Ora, questo è un fatto gravissimo, a livello diplomatico, per tre motivi, e dà la scusa per scatenare ancora più violenze:

1) perché è stato fatto a livello ufficiale, quando si potevano usare canali di dipomazia laterale. Infatti queste sono questioni interne all'India e aver chiamato l'ambasciatore è stato letto come un'ingerenza dello Stato italiano negli affari interni dello Stato indiano.

2) L'altro motivo è che Frattini non ha chiamato l'Ambasciatore della Cina per conferire sulle probabili migliaia di uccisioni e sparizioni di tibetani nell'ex Tibet, nei mesi scorsi. Dal che devo dedurre che un cristiano vale più di un buddista tibetano!

3) Fatto della stessa gravità, devo anche dedurne che il nostro governo si è fatto ufficialmente paladino del cristianesimo! Ma non siamo uno stato laico?

Io parlo sotto il punto di vista dell'opportunità politica e del fatto che il nostro non è uno Stato religioso, ovviamente, mettendo da parte le questioni (giustissime, peraltro) morali e le mie opinioni personali sulle violenze o sulla situazione in India. Non giudico neanche dal punto di vista ideologico, scriverei le stesse identiche cose se questo fosse un governo di sinistra, di centro o di Pinco Pallo.

L'atto del nostro governo non può che scatenare risentimento fra i fondamentalisti o anche solo i nazionalisti indiani. E sappiamo che la storia indiana è tutt'altro che mite e pacifista, anzi, si accende - da sempre - in azioni di massa con una certa facilità. Violenze di questo o quell'altro gruppo fondamentalista o separatista contro questo o quell'altro gruppo, in India, avvengono quotidianamente. L'India non è un paese semplice e mite, o peggio ancora mistico.

Infatti ieri sul dailypioner.com (che ora è disconneso e non posso linkare) è apparso questo articolo intitolato "Noi non abbiamo bisogno del Sacro Romano Impero".

Leggetelo e poi fatevi un'idea se chiamare l'ambasciatore dell'India alla Farnesina sia stato un atto politicamente produttivo. Se si voleva scatenare una guerra fredda o un clima di tensione fra Italia e India, o peggio, se si volevano scatenare le ritorsioni dei fondamentalisti induisti, va bene. Ma averlo chiamato non fa che sottolineare che fra i due paesi c'è un clima di tensione: il che non è vero. Il nostro governo ha tutto il diritto di essere informato: ma che sia informato a livello ufficioso, che non chiami ufficialmente a riferire il rappresentante di un altro stato.

E questo è l'articolo. Scusate se non lo traduco in italiano ma tempus fugit. A me sembra oltraggioso nelle parole e in gran parte dei contenuti. Ci accusa a chiare lettere di essere fascisti e di essere in paranoia per la situazione economica disastrosa. Nomina più volte il Duce e Benito Mussolini. Dice che il governo, per fuorviare i problemi economici dell'Italia, se la prende con le "cosiddette persecuzioni cristiane in India".

Se non concordo nell'analisi storica e diplomatica dell'articolo, concordo nelle conclusioni per due motivi: l'opportunità politica e il fatto che il nostro è uno stato laico. Non scordiamolo.

Oltre tutto, da ieri l'articolo che riporto circola largamente negli ambienti colti indiani. E questo, davvero, a livello di relazioni internazionali non ci giova. Le buone relazioni politiche si costruiscono giorno per giorno, con la stampa, gli studi e l'opinione degli intellettuali, i piccoli accordi economici e così via, e non solo con gli atti e i trattati internazionali.

E per rinforzare il sentimento anti-italiano dei fondamentalisti indiani ci ha messo la giunta Repubblica.it, che oggi pubblica in prima pagina l'articolo su sei presunti schiavi indiani nel Circo Mavilla, insieme agli animali, e pubblica anche le foto.

Solo che le foto sono quasi tutte del Circo di Venezia (con tanto di foto alle locandine) e degli animali, che peraltro sembrano tenuti bene! Quelle del Circo Mavilla sono assolutamente anonime, il camion e l'interno. Ma è un pezzo da prima pagina? Con foto farlocche, per di più? Ottimo esempio di giornalismo, non c'è che dire.

Se Repubblica con questo articoletto in prima pagina voleva dimostrare che gli indiani ammazzano dei cristiani ma beh, anche noi italiani trattiamo male gli indiani, ha sbagliato ragionamento perché prima di tutto non c'è confronto fra maltrattamenti e morte, e poi perché un'azione di massa non è paragonabile all'eventuale azione criminale di un singolo. Oltre tutto, l'ha fatto anche male, articolo povero e foto che non c'entrano assolutamente niente, se pure presentate come foto-documenti.

Da The Pioneer Edit Desk: We don't need the Holy Roman Umpire

Il Cavaliere un po' è perseguitato, un po' è... 6

boh, martedì 08 luglio 2008

Camilla FerrantiTutti sanno che Berlusconi... un pò è perseguitato, un pò è coglione lui. Per parlare di certe cose al telefono...

Ecco la frase lapidaria di Bossi, parlando di Berlusconi e le intercettazioni, in un'intervista a Telelombardia di venerdì scorso che è stata trasmessa nel corso del programma Iceberg.

Così, mentre Berlusconi si schiera contro l'entrata nel G8 di India e Cina, le due grandi potenze emergenti che in pochi anni diverranno superpotenze e non potranno più essere bloccate nelle grandi organizzazioni sovranazionali, The Australian sul tema intercettazioni titola Berlusconi accused of pimping his 'butterflies' cioè

Berlusconi accusato di fare il pappone per le sue "ragazze".

Termina l'articolo con le parole in sua difesa della tronista Camilla Ferranti (nella foto sopra), una delle "ragazze". Ma anche queste parole suonano, in realtà, come un atto di accusa, per quanto suonano false:

E' una persona di grande sensibilità, molto generoso, che ama lo scherzo. Il suo comportamento è innocente, Gli piace la bellezza, come piace a molti altri.

Ecco, non so voi ma io mi vergogno un po'. Come quando Ilona Staller, in arte Cicciolina, era stata eletta deputato, mi è sembrata una vergogna: non mi piace che un'attrice super porno, con foto pubbliche anatomiche, mi rappresenti. Mi sono sentita offesa nella mia dignità di donna e di essere umano.

Dopo qualche anno sono andata a lavorare in India e anche il mio amato maestro, il pandit Nityanand Sharma che ha ha scritto un utile manuale di sanscrito moderno, mi diceva che il mio karman come italiana era una punizione, visto che in Italia era stato deputato Cicciolina.

E mi sono sentita offesa quando sul Time è apparso il brevissimo stralcio di un'intervista, una frase lapidaria, in realtà, di Alba Parietti, accompagnata da una sua foto in mutande di pailettes e maglietta molto generosamente aperta sulle sue grazie prefabbricate, che recitava più o meno così:

Io introduco la cultura negli Stati Uniti.

Avevano lasciato la rivista sulla mia scrivania ad Harvard per prendermi bonariamente in giro sulla qualità della cultura italiana, dicendo che era ovvio che me ne fossi andata, ma mi ero sentita offesa. Io non avevo niente a che vedere con quella "cultura".

Tutti questi personaggi, e ora purtroppo anche il nostro Primo ministro, al di là di tutte le considerazioni politiche perché non sono una politologa, sicuramente suscitano me un senso profondo di vergogna: mi vergogno di loro e per loro, mi dispiace quello che scrivono di loro all'estero, mi sembrano dei fenomeni un po' deformi da palcoscenico e, sebbene mi dica che c'è di peggio al mondo, ci sono politici ben peggiori, quando incontro amici e colleghi stranieri evito l'inevitabile: le domande sulla cultura, sulla politica e sui personaggi politici, sulla loro moralità, sulla loro legalità.

E questo mi pare un gran brutto segno.

Tante cose belle: di BlogBabel e di me che sono tornata da Lhasa 4

boh, giovedì 03 luglio 2008

Buddha E va bene, questo già lo sapevo. Il 18 riapre BlogBabel con tutte le funzionalità nuove che ci saranno e sorpasserà di tre spanne tutti quanti.

Ne dico solo una: per ogni blog ci sarà il nome e il numero dei link in entrata e in uscita. Così si noteranno tante cose, movimenti, simpatie, leccate di piedi, gente che linka solo gli amichetti, ecc. Certo che il link è libero: Dio l'ha dato e guai chi ce lo tocca. Ma, che dire? Io mi diverto.

Sarà che sono appena tornata da Lhasa (anzi, dall'ultimo viaggio in Tibet) e ho solo due spedizioni in Nepal, la corrispondenza privata di Andreotti e poi ho finito! Sono proprio felice.

Da Roma al Malabar, incontri di civiltà e le stanze del libro con Andreotti 5

boh, mercoledì 04 giugno 2008

AndreottiC'è in giro un clima generale fascisteggiante o nazisteggiante che non è la destra conservatrice, è l'atteggiamento intollerante e razzista verso tutti quelli che non la pensano come noi -- e che viene anche da gente di sinistra -- che non sopporto. Però il clima c'è e mi sembra in tema segnalare un post sull'interesse di Mussolini per l'India -- interesse, come immaginate, reale, ma non del tutto disinteressato.

E' il primo post sull'argomento ed è tratto da un mio libro che include la politica dell'Italia verso l'India e l'Asia meridionale attuata da Mussolini. Un libro alle battute finali, Inshallah!

In effetti il contratto prevedeva la consegna del libro a luglio dell'anno scorso e il lavoro doveva essere lungo circa 250 pagine. La proprietaria, santa donna, quando le ho detto che era di circa 1100 è stata zitta per minuti: ho solo sentito un deglutire strano. Ma ora, fra tagli e editing, condensare eliminare trasformare, è molto più breve, circa 800 più apparati (indici, bibliografia, mappe, regesto, lista delle lettere inedite citate).

Da più parti mi si chiede: e il libro a che punto sta? Sta bene, ma dopo averlo stampato per quello che credevo il controllo finale mi sono resa conto che l'editor non aveva assolutamente fatto quello che aveva detto di aver fatto, cioè armonizzare la struttura, e quindi ci ho messo mano io. La sfortuna è che sono lenta, non è il mio lavoro, e mi ha ritardato la consegna di mesi. La fortuna è che lui abbia lasciato il tutto prima che lo consegnassi e che, a quel punto, io non mi sia fidata più e abbia preso il lavoro fra le mani dall'inizio.

Certo, di voglia nell'editor non avevo vista molta, ma il fatto che abbia lasciato dopo che la mia casa editrice gli aveva offerto più soldi per finire il libro mi ha insospettito. Pochi, specie se non navigano nell'oro, rifiutano dei soldi aggiuntivi per fare il loro lavoro!

Tutte queste pagine, dove si costruiscono pezzi di storia quasi del tutto inedita, fatta su documenti originali del periodo fascista mai visti e spesso mai catalogati, come le lettere che mi ha gentilmente dato il senatore Andreotti, o altri carteggi e documenti sconosciuti, o che nessuno ha avuto la voglia di fotocopiare e studiare negli archivi, sono lunghe, bisogna controllare e confrontare mille volte parti fra loro che, magari, sono al terzo e al nono capitolo, cose così.

Ma tant'è, ora è tutto passato e le cose procedono al ritmo giusto. Cioè lento, è una cosa che non ho mai fatto. Ma sicuro. E sono a buon punto.

Ogni tanto mi dico: certo, se non mi fossi fidata prima... Se avessi controllato... Se, se. Ma almeno l'ho fatto, fino a 4 anni fa avrei dato per scontato quello che l'editor diceva! Ho imparato qualcosa sia nel lavoro, sia nei rapporti. E continuo a imparare...

India, gli dei di Bollywood diventano blogger 4

boh, domenica 25 maggio 2008

AmitabhQuesta è stata una rivelazione che mi ha sopraffatto!!
Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a mettere su questa struttura a bigdadda.com, e complimentarmi per il loro lavoro efficiente e impegnato.

Nell'insieme sembra una nuova vita!

Così racconta il primo giorno come blogger uno dei primi post di BigBlog, della stella di Bollywood Amitabh Bachchan, detto anche BB. E' il primo blog aperto da uno degli attori indiani più famosi, idolatrato dalla gente dal 1969, che è anche un ottimo cantante. Sapete che i film indiani sono lunghissimi e sono tutti dei musical con canti e danze. Amitabh era amico niente di meno che di Rajiv Gandhi, il settimo primo ministro dell'India assassinato nel 1991 e marito di Sonia Gandhi, l'attuale segretario generale del Partito del Congresso, e per un periodo è stato anche in politica.

Il blog è un diario di sentimenti e ricordi con solo un po' di pubblicità, racconti di interviste per esempio, e al contrario di qualche italica stellina lui si impegna a rispondere ai commenti. Forse ha uno staff di gente che scrive per lui, ma mostra una sensibilità per le opinioni della gente che mi sembra fuori dal comune, a parte quella pelosa dei politici-blogger.

Amitabh poi è una star da decenni e che racconti qualcosa di personale, senza strafare e rovesciare addosso alla gente intimità di cui non importa a nessuno, specie se sono finte, mi sembra davvero carino.

L'Italia dorme? La politica del petrolio 9

boh, mercoledì 21 maggio 2008

oilParlando d'Asia forse non tutti sanno che è in progetto un oleodotto che va dall'Iran, passando per l'Afghanistan e poi l'India e finirà in Cina. Iran-Cina collegati, passando per quello che sarà a breve il 5 paese con il PIL più alto del mondo, l'India.

Immaginate che potenziale politico ha il progetto, più di 100 accordi diplomatici o culturali.

E immaginate cosa succederà all'Europa, o al mondo occidentale, esclusi dal business. Forse sarebbe ora che l'Italia si svegli e cominci a pensare di risolvere i suoi problemi in modo concreto per far fronte ad altri scenari un po' più ampi: verso gli altri stati europei e verso la nostra sorella Asia. Che è qui, vicina, viva e ricca, ricca di risorse e presto anche di soldi. Non possiamo continuare a credere che tutto si risolva con guerre e occupazioni, come con l'Iraq.

L'uso della forza, benché il suo uso sia opinabile -- a parte i problemi etici che implica, ma anche senza considerarli -- è utile a brevissimo termine e per situazioni contingenti. A che serve a lungo termine con paesi che saranno sampre più forti, sempre più uniti, sempre più coalizzati? Vogliamo dichiarare guerra all'Asia intera?

Ecco, l'Italia dovrebbe pensare in termini più globali: o altrimenti staremo sempre qui a parlare dei problemi, come quello dei rifiuti a Napoli, vecchi e rimandati e riproposti di anno in anno, o quello dei rom o degli immigratri in genere, che non possiamo affrontare con una politica di stato ma solo in un'ottica comunitaria.

L'Italia dovrebbe pensare al bene comune, che è quello dell'intera nazione e dell'Europa e, più in là, dell'Asia e del mondo intero: la pace internazionale si garantisce solo con l'equilibrio delle forze, con la soluzione dei problemi e con gli investimenti (nella moralità, nella ricerca, nella sicurezza, nell'economia, nella gente, nelle risorse in genere) a lungo termine, non con i convegni o i ministri-veline. Oppure quando ci sveglieremo saremo fuori della storia, saremo noi il paese tornato a essere, in confronto agli altri, in via di sviluppo.

Il Dalai Lama e Jawaharlal Nehru, 30 aprile 1959  4

boh, mercoledì 07 maggio 2008

Questo è un documentario storico del ventiquattrenne Dalai Lama che incontra Panditji, primo ministro dell'India libera dal 15 agosto 1947 al 27 maggio 1964.

Il Dalai Lama era appena fuggito, col consenso tacito della Cina, dal Tibet occupato. Questo video mostra quando Nehru lo andò a incontrare sulla collina di a Mussoorie, la stazione climatica vicino alla sua attuale residenza, Dharamsala.

Il Dalai Lama, da bravo ospite, vuole dare la sciarpa di seta bianca al suo anfitrione: ne riceve due, una da un aiutante a destra e uno a sinistra, ancora non spiegate, e ne dà una a Nehru che però sembra che non sappia proprio cosa farne e la prende sulle braccia, invece di inchinarsi a farsela mettere intorno al collo!

Altro che Malpensa, India India! 0

boh, domenica 04 maggio 2008

Indian airport Penso che più raggiratori e pasticcioni di noi italiani possano essere solo gli indiani. Ho appena saputo queste storielle carine (a leggerle) da Prem e Subash, due colleghi che vivono a Mumbay e a Providence (USA).

A febbraio è stato inaugurato in pompa magna l'aereoporto internazionale Rajiv Gandhi International Airport a Shanshabad, una ridente località fuori Hyderabad, in Andhra Pradesh (uno stato dell'India sud-orientale). Tutto bene, tutto a posto, pochi giorni fa inneggiavano al primo mese di piena operatività, agli standard internazionali e così via.

Peccato che i colleghi siano stati derubati da dei borsaioli travestiti da agenti dell'Immigrazione e della Dogana. Altri, più furbi, si erano insospettiti quando i soliti "agenti" gli avevano chiesto il Visto di ingresso! Altri mentre aspettavano i bagagli sono stati avvicinati da dei tizi in uniforme bianca (come i facchini) che gli hanno chiesto 50$ per riaverli.

A parte queste cosucce, i colleghi si chiedevano il perché di altri piccoli disservizi:

  • Come mai ci sono solo due bagni nell'intera hall, che non sono neanche segnalati e di cui nessuno sa l'esatta ubicazione?

  • Perché i bagni stessi puzzano (verbatim) come "i bagni di una stazione ferroviaria del Bihar" (che è lo stato più arretrato dell'India)?

  • Come mai un c'è in tutta la hall neanche una macchinetta per il caffè?

  • Perché l'acustica degli annunci dei voli in partenza o in arrivo sembra (verbatim) "come se qualcuno sia in un pozzo profondo e borbotti a voce molto alta"?

  • Come mai non ci sono servizi internazionali quali cybercafè o Wi-Fi (cosa a cui gli indiani tengono moltissimo), sedie reclinabili, macchine per il cambio dei soldi?

  • Perché il personale di servizio a ogni domanda risponde: "non lo so"?

  • Perché l'autobus dell'aereoporto impiega 120 minuti dalla città e non 90 per passare inutilmente vicino a delle costruzioni?

  • Non ci lamentiamo troppo dei nostri servizi in aereoporto, c'è chi sta messo molto peggio.

    Fondamentalismo induista in India e decadenza morale in Italia 6

    boh, domenica 02 marzo 2008

    HanumanLunedì scorso circa cento attivisti dell' Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad , cioè il Concilio di tutti gli studenti indiani, un'organizzazione fondamentalista che si rifà al RSS (l'ala più estremista dei nazionalisti induisti), ha vandalizzato il Dipartimento di storia della mia amata università di Delhi e ha maltrattato il capo di dipartimento, Saiyid Zaheer Hussain Jafri.

    L'hanno fatto dopo aver chiamato i giornalisti, in modo da trasformare un atto vandalico e scientificamente stupido in un atto ideologico. Se i media e i politici si interessano a un fatto, anche se illegale, questo assurge subito non solo agli onori della cronoca, ma alla legittimazione popolare, un po' come è successo per il delitto di Cogne. Se i media si interessano a un fenomeno o a un personaggio, questo diventa da mascalzone a importante -- e si sa che se un mascalzone è importante, come qualche politico nostrano, comunque lo si ascolta.

    Il motivo dell'attacco è che il professore Jafri, che è chiaramente di origine musulmana, stava per iniziare un corso in cui si insegna che vi sono diverse versioni del poema epico in sanscrito Ramayana, considerato sacro dagli induisti perché narra la storia del dio Rama e di Sita, sua moglie, che viene rapita dal demone Ravana, portata a Lanka e salvata dal popolo delle scimmie volanti con alla testa il dio Hanuman (nell'immagine sopra).

    Una delle letture consigliate del corso era Three Hundred Ramayanas: Five Examples and Three Thoughts on Translation di A. K. Ramanjuan, che mette in dubbio l'unicità delle versioni del Ramayana e ne sminuirebbe la sacralità.

    La notizia mi ha profondamente colpito perché ho fatto ricerca in quella università, ero la prima donna occidentale che lavorava a pieno titolo al dipartimento di sanscrito grazie a un accordo internazionale di scambio fra studiosi, stipendio (in rupie!) e tutto, e sono stata trattata molto bene, assolutamente alla pari con le tante altre ricercatrici e professoresse che c'erano o addirittura meglio perché io ero straniera e tante cose -- usanze abitudini e problemi -- pensavano che non le conoscessi (il che era vero).

    Il nuovo affare di Murdoch 0

    boh, mercoledì 20 febbraio 2008

    hijraA Chennai (Madras) sono cominciate le riprese televisive del primo talk show a puntate Ippudikku Rose (Yours, Rose) condotto da un transessuale e The New York Times ci scrive sopra un bell'articolo.

    E allora? Gli hijra sono sempre esistiti e agli inizi del 2007 in Nepal sono stati addirittura riconosciuti ufficialmente. Quella degli hijra è una casta speciale di transessuali, eunuchi e androgini che si comportano e vivono da donna, si sposano fra loro e hanno delle regole castali strettissime di endogamia e di lavoro. Si dedicano alle arti e per vivere vengono chiamati a danzare nei matrimoni. Elargiscono benedizioni ma se sono esclusi dalle cerimonie, o se non vengono invitati e non pagati, rendono l'evento immediatamente infausto.

    E' vero, molti si prostituiscono e la sacralità che era loro attribuità nei testi, per essere loro né solo uomo né solo donna e quindi un po' entrambi, non cè più. Ma c'è un aspetto della vita che sia ancora sacro sotto il sole?

    Nei film gli hijra sono stati sempre oggetto di ridicolo o sono stati rappresentati come malvagi e questa è la prima volta che un transessuale è il conduttore di uno spettacolo. Sono sicura che Rupert Murdoch, il proprietario del canale televisivo che produce il programma con Rose, ha fiutato l'affare, come fece con i famosi falsi diari di Hitler, e farà centro anche stavolta.

    L'agenda dei cittadini e la democrazia 16

    boh, venerdì 01 febbraio 2008

    Dato che ho sempre pensato (e scritto) che Internet possa servire a costruire la democrazia, di "buon governo", il potere della buona informazione anche se micro, fatta dai blog, e dei grandi media (su Internet, carta, TV, ecc.), ho parlato a lungo sin dal 2006 in India come uno dei 25 delegati giuristi della Comunità Europea in "Web 2.0 in South Asia Liberalized Economy: Benefits and Perils in the Interplay between State and Citizens.". Col motore di ricerca a fianco si possono trovare e leggere i post.

    Ora vorrei associarmi all'idea di Luca De Biase di "un'agenda dei cittadini fatta dalla conversazione dei cittadini" (in questi ultimi giorni ha scritto diversi post, peccato non poterli linkare singolarmente). L'idea è che anche in piccolo l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo in rete, coi nostri siti e i nostri blog, influisce sull’agenda politica del paese.

    De Biase ha perfettamente ragione sul potere che riguarda i grandi media, e basta leggere il post di un grande giornalista, editorialista e critico di carta e TV americano, Jeff Jarvis, quando pochi giorni fa notava che la prima pagina del New York Times del 30 gennaio non riportava la vittoria di Hillary Clinton in Florida, e neanche la riportava con un articoletto interno, mentre era bella lì sulla prima dello Washington Post. E si chiedeva come mai.
    Dubbio lecito, domanda più che lecita.