Strage di Boston: Dzhokhar Tsarnaev e la nostra Cambridge Rindge and Latin School

Dzhokhar TsarnaevHo vissuto, studiato e lavorato diversi anni a Cambridge, prima fissa e poi per molti anni durante i mesi estivi. Per arrotondare il mio stipendio di docente a Harvard (comunque neanche lontanamente paragonabile, in meglio ovviamente, agli stipendi delle università italiane!), per permettermi piccoli sfizi come le vacanze nella mia amata Martha’s Vineyard – e soprattutto per imparare qualcosa della vita americana vera, visto che Harvard e il suo entourage sono una turris eburnea in tutti i sensi, ho fatto delle supplenze nel liceo pubblico Cambridge Rindge and Latin School. Quello frequentato da Dzhokhar Tsarnaev per intenderci, uno dei sospetti delle stragi di Boston.

E’ stata una lezione di vita incredibile insegnare lì. Assegnata alle classi speciali perché italiana e perciò poco amata, quelle in cui erano letteralmente rinchiusi i ragazzi “con speciali abilità”, cioè quelli che non sapevano, a 18 anni, neanche leggere e scrivere ma sapevano benissimo usare una pistola o un coltello, neri e ispanici al 99%, uno dei miei ricordi più vividi è quando, durante una lezione di storia, mi hanno chiusa a chiave nell’aula e, loro dentro, hanno cominciato a fare di tutto. E intendo proprio di tutto, dalla lotta scatenata e violenta alla gara al coltello alla violenza su banchi e oggetti – hanno anche scaraventato la mia cattedra contro un vetro antiproiettile e poi fuori della finestra. Di tutto, incluso il sesso. E non esattamente vanilla sex. Così, tutto per gioco. Per stupirmi, per impressionarmi. Per mettermi alla prova. In fondo, per sentirsi importanti e per farsi amare – cosa che ad alcuni di loro è riuscita benissimo.

Queste classi speciali sono situate in sezioni speciali del liceo, chiuse da pesanti porte di metallo e separate dalle classi “normali”, quelle quasi al 100% bianche e asiatiche, i ragazzi figli di WASP e dei professori universitari. Il liceo è proprio dietro Harvard, a circa 300 metri dal campus.

Inutile dire che nella scuola c’è la polizia che dovrebbe intervenire subito in casi come questi. Io suonavo e suonavo l’allarme per chiamarla ma ho imparato a mie spese che la polizia americana interviene immediatamente per “servire e proteggere” specialmente o solo certe classi sociali, mentre delle altre se ne frega altamente. E forse meglio così perché i miei ragazzi in fondo mi rispettavano – lì il rispetto è tutto – e non mi hanno mai torto un capello – e alcuni di loro alla fine dell’anno mi hanno anche ringraziato con parole e piccoli doni commoventi. Se polizia fosse intervenuta non so cosa avrebbe fatto e cosa sarebbe successo. Non ci va leggera con loro.

Certo, la paura di essere stata chiusa per quasi un’ora con questa orda di ragazzi speciali – uno di loro, un ispanico di 20 anni, era a capo di una banda di spacciatori molto nota e manteneva così una famiglia numerosa e disoccupata, molte ragazze madri giovanissime arrabbiate e aggressive, un paio di prostitute nere e tossiche di 14 anni e così via – tutti scatenati e tutti lanciati a fare di tutto per fare il loro bello show – mi ha paralizzato e gelato il sangue nelle vene. Se avessi fatto vedere che avevo paura non so cosa mi avrebbero fatto. Fredda e indifferente, quasi annoiata, perché ero lì sola in loro balìa. Ma non è successo niente, la polizia è arrivata quando era tutto finito – hanno anche le telecamere e si è sincerata che fosse così, hanno costretto a mettere a posto l’aula e poi li hanno portati via e assegnati ai servizi “volontari” speciali come servire nelle organizzazioni di malati di AIDs e così via.

Ma ora, a leggere di Dzhokhar Tsarnaev, sospettato di essere uno dei due che ha lanciato le bombe a Boston, che ha frequentato con profitto quella scuola e non nelle classi speciali ma in quelle bianche e WASP, ha ricevuto una borsa di studio addirittura, ripenso ai quei miei studenti – che chiamavo “i miei delinquenti”.

Ora loro sono quasi tutti diventati delle brave persone, più o meno inserite, eccetto due che sono in galera e una che è sparita dalla circolazione. Dzhokhar Tsarnaev, premiato bravo ragazzo bianco che i genitori definiscono “un angelo”, probabilmente è uno degli autori della strage.

Non so, sempre più mi rendo conto che l’apparenza delle persone, il loro comportamento, il loro successo sociale, spesso non corrispondono alla persona che è dentro veramente. Che può essere tutto niente altro che un “vestito”, una copertura. E prima o poi il dentro esce fuori e può diventare anche un essere inferocito pronto a uccidere nel nome di una qualche ideologia.



Commenti

Comments are closed.


L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.