India, nella scuola di Tagore bere sale e urina cura l'enuresi: parola di guru

Vi ricordate della scuola e l’università di Shantiniketan vicino Calcutta del Nobel Tagore, di cui ha parlato anche Amartya Sen – e di Tucci che nel 1925-26 ha insegnato nella sua università, Vishvabharati? La famosa istituzione si è resa protagonista di una vicenda che ha sollevato le proteste dei gruppi di diritti umani e da mesi sta schierando i politici, a cominciare dal Primo ministro dell’India Manmohan Singh, attori e religiosi. Con tanto di causa legale.

Perché l’ha detto il guru quindi è vero: bere la propria urina per curare l’enuresi notturna, in pratica il problema dell’incontinenza degli adulti, è un’ottima cura. Dopo mesi il caso sta ancora infiammando l’India, divisa fra i sostenitori della tradizione e i sostenitori dei diritti dei bambini.

Tutto è cominciato oltre tre mesi fa, lunedì 2 luglio, quando è stata arrestata Uma Poddar, una delle sorveglianti di Patha Bavhan, la scuola residenziale maschile e femminile per le classi elementari e medie annessa alla prestigiosa università Vishvabharati, con l’accusa di crudeltà verso una bambina di 10 anni.

Pare che il sabato precedente, durante un’ispezione, abbia tirato giù le lenzuola del letto di Punita, che frequenta la quinta elementare, e l’abbia visto bagnato. Avrebbe poi sparso del sale sulle lenzuola e avrebbe fatto leccare per punizione l’urina salata a Punita, dicendo che questo avrebbe curato il problema. La bambina ha dichiarato anche di essere stata chiusa a chiave e che gli sarebbe stato impedito di tornare a casa.

I genitori, insieme ad altri parenti e delle persone del paese, hanno fatto irruzione nella scuola. La Poddar è stata denunciata dai genitori e poi arrestata, ma sono stati arrestati anche loro con l’accusa di averla maltrattata di aver messo a repentaglio la sicurezza dell’istituzione.

Visgvabharati è stata fondata agli inizi del secolo scorso nel bellissimo paesaggio di Birbhum, nello stato del Bengala nel nord-est dell’India a circa 200 Km da Calcutta, dal padre del premio Nobel Rabindranath Tagore. Il poeta voleva formare “l’uomo completo” sul modello delle scuole vediche tradizionali con l’insegnamento all’aperto, sotto gli alberi, e con programmi che comprendevano la matematica, la musica e le arti come materie principali. La scuola è stata portata avanti da Tagore, che nel 1921 l’ha ampliata fino a farla diventare una università internazionale, dove “il meglio dell’Oriente si incontra con il meglio dell’Occidente”, ed è stata fino alla morte del poeta il centro di cultura più originale dell’Asia. Fra i suoi allievi si contano l’ex primo ministro Indira Gandhi, il famoso regista atyajit Ray e il premio Nobel per l’Economia Amartya Sen, che nel 1998, nel discorso di ringraziamento alla consegna del premio, ha ricordato Tagore e la sua istituzione.

Anche Mussolini concesse il patrocinio e il sostegno economico ai nostri studiosi Carlo Formichi e Giuseppe Tucci, perché nel 1925-26 andassero a Vishavbharati come rappresentanti culturali del fascismo e vi insegnassero sanscrito l’uno, lingua e cultura italiana l’altro. Una scuola prestigiosa quindi, dove si sono avvicendati insegnanti di fama internazionale e gli alunni sono educati nel rispetto delle diversità culturali e dell’ambiente.

A seguito dell’incidente di luglio Vishvabharati ha istituito una commissione di 4 membri per accertare i fatti, con a capo l’ex preside addetto al benessere degli studenti Aruna Mukherjee. “Secondo la relazione del comitato la ragazza non è stata obbligata a bere l’urina, ma le è stato solo detto per incuterle paura. È un tipo di pratica superstiziosa usata per curare l’enuresi ma in ogni caso non la sosteniamo. È stato un episodio spiacevole” ha dichiarato il prorettore dell’università Sushanta Dutta Gupta, sospendendo la Poddar dal servizio come sorvegliante.

A questo punto è intervenuta la Commissione nazionale per la Protezione dei diritti del bambino. “E’ stato un atto assolutamente barbaro. Neanche gli animali lo fanno” ha dichiarato domenica scorsa all’agenzia IANS il capo della commissione, la dottoressa Shantha Sinha, famosa a livello internazionale per la sua lotta contro sfruttamento dei minori, “accerteremo personalmente che la colpevole venga punita al più presto”.

La querela sporta dai genitori della bambina denuncia anche che l’università viola i principi guida della Corte suprema contro le punizioni corporali. La punizione corporale in India è stata abolita ma gli abusi sono denunciati quasi giornalmente. Secondo Plan India, un’organizzazione umanitaria che lavora nelle comunità di 45 paesi per alleviare la povertà infantile, oltre il 65% dei bambini indiani denuncia maltrattamenti fisici a scuola come schiaffi, bastonate con le canne o con bastoni di legno.

La questione di Punita è arrivata sul tavolo dell’ufficio del Primo ministro, il dottor Manmohan Singh, che ha richiesto una relazione dettagliata sull’incidente al Ministero per lo Sviluppo delle risorse umane. Il giorno dopo sia la signora Poddar sia i genitori della ragazza sono stati rilasciati su cauzione e alla sorvegliante è stato ordinato di pagare le spese della Corte, mentre la bambina è ancora sottoposta a un trattamento psichiatrico per il supposto trauma.

Su tutta la vicenda non poteva mancare l’intervento di un guru, Swami Agnivesh (in foto), noto attivista sociale che dal 1981 lavora per eliminare il lavoro in condizioni di schiavitù ed ex rappresentante presso le Nazioni Unite. Ha dichiarato solennemente che bere la propria urina è un metodo di cura tradizionale.

Perché fare tanto chiasso per il suggerimento di bere la sua urina dato come cura alla bambina? È solo un consiglio, per cui hanno sollevato un inutile putiferio sia i genitori della ragazza sia i media.

Ha aggiunto che lui stesso soffriva di questo problema fino all’età adulta e ha usato il metodo, chiamato in sanscrito Shivambu. “Ho letto molti libri sull’argomento e io stesso ho bevuto la mia urina per mesi” da detto Agnivesh. Oltre tutto, ha aggiunto, anche l’ex primo ministro Morarji Desai, l’ex ministro della difesa George Fernandes e Devi Lal, già primo ministro dello stato dell’Haryana, avevano lo stesso problema e s sono curati con lo Shivambu, traendone beneficio.

In effetti nella medicina ayurvedica, la scienza medica tradizionale indiana nota in Occidente per i massaggi con gli oli profumati e le medicine tratte dal mondo vegetale, il metodo, chiamato anche Swamutra Chikitsa, è considerato valido anche per prevenire la vecchiaia e assicurarsi una buona salute. Parte dall’idea che ingerire dei liquidi prodotti dal corpo non solo lo rafforzi, ma curi alcune malattie in modo naturale, senza dipendere da altri rimedi che da quelli prodotti dal proprio corpo.

Così con l’intervento di Agnivesh, che in India è molto rispettato non solo nel partito nazionale dei conservatori indiani, il BJP, che da anni fronteggia la coalizione progressista di governo capeggiata dall’italiana Sonia Gandhi, ma anche a livello popolare, la questione si fa di giorno in giorno più complicata. E l’India si è divisa fra chi protegge Punita in nome dei diritti del bambino e chi invoca i metodi della scienza tradizionale in nome della millenaria cultura nazionale.

Noi aspettiamo con una certa curiosità la sentenza della Corte. Ma, secondo voi, questo è un caso di diritti umani o una questione culturale?



Commenti

  1. comunque, secondo me il problema non è se sia opportuno o meno bere la propria urina (anche se però penso che se l’organismo espelle delle sostanze per purificarsi mi pare sbagliato reintrodurle di nuovo)

    il problema è che non va imposto come punizione, come umiliazione punitiva

    da bambino facevo la pipì a letto anche a 8 anni, e già mi sentivo umiliato, mi vergognavo tantissimo, e se mi avessero «curato» così penso che l’avrei sofferto tantissimo

    se un adulto lo fa perchè lo ritiene opportuno, nulla da dire, ma imporlo ad un minore mi pare delittuoso

    Scritto da diegod56, 1 anno, 6 mesi fa


  2. Infatti Diego stanno facendo una bella campagna in difesa della bambina, costringerla a leccare sale e urina non credo sia una bella cosa.

    Anche se devo dire che l’urina cura molte cose e viene usata anche nella nostra medicina: per esempio molte creme dermatologiche (che prescrivono in ospedale) sono a base di urina.

    Scritto da boh, 1 anno, 6 mesi fa


  3. L'urinoterapia è nota da sempre anche nella nostra tradizione, pe esempio è classica l'abitudine dei nostri vecchi contadini (e vi assicuro, per strano che possa sembrare, anche dei giovani atleti, che si "sbucciano i palmi delle mani con i volteggi alle parallele) di urinare sulle ferite per detergerle ed acellerarne la cicatrizzazione. Quindi non credo che il discorso dovrebbe vertere sul tipo di "terapia" scelto, ma sulla coercizone operata per applicarla. Che cosa si sarebbe detto se per obbligare una ragazzina a prendere un'aspirina la si fosse chiusa a chiave con l'impedimento di tornare a casa? Mi pare che anche in questo caso l'indigniazione sarebbe legittima, ma molto meno mediatica, e non se ne parlerebbe.

    Scritto da Vera, 1 anno, 6 mesi fa


  4. In effetti è vero che è curativa, come è vero che la coercizione operata è intollerabile, ma questa è anche una coercizione a leccare urina e sale! Voglio dire che non è esattamente come obbligare una bambina a prendere l’aspirina.

    Peraltro negli Ospedali statunitensi obbligano a prendere le medicine davanti agli infermieri e controllano anche che le ingoi. Ma non è esattamente come leccare la propria urina col sale. Penso che l’assurdo sia e il metodo e il contenuto.

    Scritto da Boh, 1 anno, 6 mesi fa


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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.