Perché un libro su Giuseppe Tucci e Gentile, Mussolini, Andreotti?

Piccolo aggiornamento: il libro è n. 1 nella classifica di vendite su Amazon sezione Geografia, n. 3 su Ideologie politiche, n. 18 Biografie e Autobiografie e n. 305 nella categoria Bestseller.

Attraverso il viaggio nella vita di Tucci, nel tempo e nei territori d’Asia, questo libro è un’affermazione della grande potenzialità di scoperta, di scelta e di realizzazione che è facoltà non solo sua, ma di ognuno noi; e, all’opposto, è una dimostrazione dell’interdipendenza fatale e inevitabile delle azioni, e persino delle passioni umane, fra di loro.

Non vi allego lo screenshot perché potete vederlo da soli, dico solo su Amazon il libro sta salendo le classifiche della sezione Geografia (dal 16° al 9° posto) e Ideologie politiche (dall’82° al 56° posto). Da solo, non è stato ancora lanciato!

Significa che interesse per gli argomenti c’è e che circola tanto bisogno di cultura, di aprirsi a nuovi orizzonti di spazi e di tempi, di ampliare la conoscenza della nostra storia, di capire perché in Italia siamo arrivati a questo punto. Per esempio, perché la “defascistizzazione” dopo il Ventennio sia avvenuta solo per i personagi minori e non per le figure di fama internazionale come Tucci.

Quello in apertura chiude invece il capitolo. La storia di Tucci è strettamente intrecciata con la Storia di due epoche, il Fascismo e la Democrazia cristiana, e di tanti personaggi da tutto il mondo della cultura, della religione, della politica. E ha segnato la vita dell’Italia e dell’Europa più di quanto si possa immaginare: Tucci agli inizi del 1937 fu mandato in Giappone a preparare l’adesione dell’Italia al Patto anticomintern fra Germania e Giappone, che anticipò il Patto tripartito del 1940 – e la Seconda Guerra mondiale.

Voglio riportare il brano iniziale dall’introduzione de L’esploratore del Duce.

La prima idea di scrivere la storia di Giuseppe Tucci (1894–1984) nasce da alcune lettere in sanscrito che lui scrisse al pandit Hem Raj Sharma (1879–1953), precettore reale del Nepal, delle quali sono venuta in possesso tra la fine del 1998 e gli inizi del 1999. Tucci fu l’esploratore dei paesi dell’Himalaya durante il regime fascista e negli anni d’oro della Democrazia Cristiana, quando questi paesi erano ancora vietati agli stranieri, conobbe un gran numero di lingue antiche e moderne, fu vorace studioso e insaziabile collezionista di libri, manoscritti e opere d’arte e reperti archeologici buddhisti, induisti e bon dell’Asia centrale, meridionale e orientale, dall’Iran al Giappone, professore di Lingua e letteratura cinese all’Istituto Universitario Orientale di Napoli e, in seguito, di Filosofie e Religioni dell’India all’Università di Roma, accademico della Reale Accademia d’Italia e promotore della fondazione dell’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente (IsMEO), di cui tenne la presidenza dal 1947 al 1978. Alla fine degli anni Trenta fu la punta di diamante della politica di propaganda di Mussolini in Asia, tanto che la sua forte azione culturale fu lo strumento che accompagnò, e talvolta precedette, la diplomazia ufficiale. Fondò il Museo Nazionale d’Arte Orientale e negli anni Cinquanta dette inizio all’archeologia italiana in Asia. Andò in Nepal, primo italiano dopo i missionari del XVIII secolo, e vi compì cinque spedizioni; altre otto ne compì in Tibet.

Così, scrivere di lui significa scrivere anche su molte altre figure che incrociò lungo il suo cammino. Per esempio Hem Raj, quello che il grande buddhologo e indologo Rahul Sankrityayan nel 1957 chiamò «l’enciclopedia del Nepal». La sua immensa biblioteca – la più grande biblioteca privata dell’Asia centrale e meridionale –, i suoi insegnamenti, i suoi consigli e la sua mediazione politica furono di indispensabile aiuto a Tucci e ad altri grandi studiosi. E poi Giovanni Gentile e Giulio Andreotti; e Carlo Formichi, suo professore di sanscrito all’università e suo maestro, il premio Nobel Rabindranath Tagore, Sylvain Lévi, William F. Thomas, Rahul Sankrityayan e Vishnu Sukthankar, solo per citarne alcuni – che forgiarono la cultura orientalistica della prima metà del secolo scorso.

Carlo Formichi, Giovanni Gentile e Giulio Andreotti furono i tre personaggi chiave nella vita di Tucci, senza i quali non avrebbe potuto raggiungere i traguardi che raggiunse. [...] Tramontata l’Era fascista, le imprese di Tucci non finirono, anzi, si ampliarono grazie alla sua lungimiranza scientifica e alla sua abilità nei rapporti con i potenti, unita al sostegno di un personaggio politico d’eccezione: il senatore Andreotti.

Questi è stato così gentile da darmi la corrispondenza intercorsa fra lui e Tucci; e un capitolo di questa biografia la presenta e la spiega. Questa storia sarebbe mutila senza i personaggi che Tucci frequentò, che credettero in lui, che lo aiutarono in tutti i modi e promossero le sue iniziative; e se non comprendesse altri personaggi importanti che
lo favorirono e lo sostennero, come l’alto funzionario della Camera dei deputati Luigi Nuvoloni, suo suocero, il Nobel Rabindranath Tagore e il generale nepalese Kaiser Shamsher Rana. Sarebbe incompleta se non incorporasse la relazione che ebbe con personalità che lui conobbe, o che ebbero rapporti decennali con lui, come Gandhi, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, Pandit Nehru, Indira Gandhi, Fosco Maraini, Subhas Chandra Bose, Aldo Capitini, Surendra Nath Dasgupta, Mircea Eliade, Julius Evola, Karl Haushofer, Prassitele Piccinini, Pio Filippani-Ronconi e altri, che ebbero un peso non indifferente nel dibattito culturale del tempo e, in molti casi, furono anche protagonisti del dibattito politico e religioso. Oltre che di questi, parlerò di noti intellettuali come Sibilla Aleramo, Mario Carelli, Alexandra David-Néel, Dilli R. Regmi, Rishikesh Shaha e altri, come lo sherpa Tenzing, che entrarono e parteciparono tutti, in vario modo, alla vita di Tucci.

E, ancora, parlerò delle sue mogli. Fra queste, in particolare dell’ultima, la più amata, Francesca Bonardi, che è stata al suo fianco in tanti viaggi e lo ha assistito teneramente e con fermezza nei suoi ultimi giorni. [...] Tessendo la storia dei personaggi intorno a Tucci, spero che questo libro ampli la conoscenza dei rapporti fra il fascismo e l’Oriente – il Nepal che era sotto una dittatura, l’India che era sotto un regime coloniale, il Giappone che era governato da un imperatore dai sogni imperialisti – sviluppando una tesi del tutto nuova sulla reale visione politica di Mussolini verso l’Asia, che va ben oltre l’interesse verso l’India dalle «radici profonde» di cui ha già parlato De Felice.



Commenti

  1. Sono molto curioso di leggerlo, Enrica. E' già nella lista delle letture in cui mi immergerò appena avrò messo da parte i manuali di diritto.

    Scritto da Edoardo Colzani, 1 anno, 6 mesi fa


  2. Grazie Edoardo. Ma puoi leggerlo anche un po’ alla volta dato che è diviso in capitoli e in capitoletti a sé stanti.

    Alcuni sono 1-2 pagine, altri un po’ più lunghi (per esempio il carteggio con Andreotti, ma lì ci sono le loro lettere), ma li ho fatti così apposta per dare la possibilità di leggere anche solo 2 pagine alla volta, senza doversi tenere a memoria il resto del capitoletto. E in modo da non annoiarmi e, spero, senza troppo annoiare.

    Scritto da boh, 1 anno, 6 mesi fa


  3. Complimenti per la tua fatica letteraria.....é da un pò che non ti seguivo e vedo che coerentemente porti fino in fondo con impegno i tuoi progetti. Un grandissimo augurio a te e al futuro del tuo libro.

    Scritto da conigliazzo, 1 anno, 6 mesi fa


  4. Certo che porto a termine le cose. Crepi il lupo!

    Scritto da boh, 1 anno, 6 mesi fa


  5. sto leggendo, con interesse e curiosità

    certo, ci vorrà qualche settimana prima di averne attraversato un buon tratto, ma si legge volentieri, altro non posso anticipare, ora

    Scritto da diegod56, 1 anno, 5 mesi fa


  6. non mi garba la definizione, che ho trovato nelle recensioni, di opera «monumentale», perchè il termine non rende l'idea di un’opera certamente molto consistente ma che non è affatto celebrativa

    Scritto da diegod56, 1 anno, 5 mesi fa


  7. Grazie Diego del tuo interesse. Non penso di aver scritto un libro celebrativo, o almeno non erano affatto le mie intenzioni, ma ho cercato di farlo onesto. E spesso l'onestà è dura, suscita molte proteste e gente che si arrabbia (più della disonestà, che è presa in modo scontato).

    Scritto da boh, 1 anno, 5 mesi fa


  8. cara Enrica, questo libro non l’hai semplicemente «scritto», ma «vissuto» e questo traspare dalle pagine. Ma ci tornerò su.

    Scritto da diegod56, 1 anno, 5 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.