"E' tempo di lasciare l'Islam": guerra contro The New York Times per la libertà di stampa e di religione

Un caso di libertà di stampa e di religione scoppiato inizialmente fra una blogger (dicono in cerca di notorietà e forse di una poltrona al Congresso – Grillo docet) e The New York Times, che poi ha coinvolto l’Autorità dei Trasporti pubblici di Manhattan e i giudici e si è allargato alle minoranze religiose americane. Una polemica virale diventata caso nazionale.

Gli antefatti. Lo scorso marzo The New York Times ha pubblicato uno spazio pubblicitario comprato dal gruppo ateista Freedom From Religion Foundation (Fondazione per la Libertà dalla Religione). Il titolo: E’ tempo di considerare di lasciare la Chiesa cattolica“. Che poi è stato ripubblicato dallo Washington Post, senza adolcire il titolo, come: “E’ tempo di lasciare la Chiesa cattolica“.

Che ha pensato di fare Pamela Geller, la blogger direttore esecutivo del gruppo American Freedom Defense Initiative, che si batte da tempo contro “l’islamizzazione del paese”? Comprare uno spazio per pubblicare lo slogan “E’ tempo di lasciare l’Islam“. Il NYT però ha deciso di non pubblicarlo per i problemi politici e sociale conseguenti alla bruciatura del Corano. Eileen Murphy, vice presidente della comunicazione, ha dichiarato che l’annuncio veniva posticipato alla luce dei recenti avvenimenti in Afghanistan, incluso la supposta uccisione di civili da parte dei soldati Usa.

Non finisce qui. La Geller si è rovolta all’Autorità per i Trasporti di Manhattan per far pubblicare questo annuncio sugli autobus: “In qualsiasi guerra fra l’uomo civile e il selvaggio, sostieni l’uomo civile. Sostieni Israele. Sconfiggi il jihad.” Ma anche loro si rifiutano di pubblicarlo (e fanno bene, a mio avviso).

Allora la Geller si è opposta legalmente e il giudice federale Paul Engelmayer di Manhattan venerdì scorso ha sentenziato in via preliminare che la Metropolitan Transportation Authority non dovrebbe avrebbe dovuto rifiutarsi di pubblicare l’annuncio perché così facendo ha violato il Primo emendamento. Quello che riguarda il divieto per il Congresso di stabilire una religione (che diventerebbe religione di Stato) e protegge il diritto di libertà di religione, di parola, di stampa, di assemblea e di petizione.

La querelle sta coinvolgendo i gruppi americani di induisti, in genere molto benestanti e sempre più potenti, che in via eccezionale vorrebbero unirsi in una sola voce ai cristiani (perché gli induisti da qualche anno accusano i cristiani di imporre la loro religione) e ai sikh per protestare ufficialmente contro The New York Times. Che intanto boicottano non comprando. E la polemica sta diventando caso nazionale.

Chi sa se boicottano anche i trasporti pubblici di New York non andando in autobus?

Scusate ma questi slogan anti religione, qualsiasi essa sia, specie chiamando qualcun altro selvaggio, francamente non li sopporto e le proteste ufficiali contro chi si rifiuta di pubblicarli mi sembrano indegne di un gruppo religioso nobile e civile come quello degli induisti (i cristiani non hanno protestato ufficialmente e non intendono farlo, ne hanno solo parlato sui loro media).



Commenti

  1. la libertà d’espressione è un valore importante, ma non mi pare opportuno usarla per slogan inevitabilmente polemici che istigano intolleranza

    mi sto convincendo, cara boh, che non è irrilevante il come si esprime il concetto

    faccio un esempio: se vengo a casa tua e mi offri un thè, posso anche risponderti «grazie per la gentilezza, non bevo thè», ben diverso se ti rispondo «quello schifo di bevanda non la voglio!»

    a me il thè piace, ma è per fare un esempio di come il modo di dire una cosa faccia la differenza

    penso che anche in tema religioso si possa esprimere ragionamenti e opinioni, con la cautela di non urtare a bella posta

    Scritto da diegod56, 1 anno, 8 mesi fa


  2. Penso che la signora Geller non solo lo fa apposta contro l’Islam, che è la sua battaglia della vita, ma vuole suscitare un certo chiasso.

    D’altronde, in Italia c’è di questo chiasso ci vive alla grande e ci è diventato un politico.

    Scritto da boh, 1 anno, 8 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.