L'articolo su Giovanni Falcone di Sandro Viola su La Repubblica (versione integrale)

Faccio anche io la mia parte e metto la versione integrale dell’articolo sul giudice Giovanni Falcone di Sandro Viola, il giornalista che se ne è andato il 20 giugno scorso senza scusarsi o giustificarsi per quello che ha scritto. E’ stato pubblicato giovedì 9 gennaio 1992, quattro mesi prima della strage.

La cosa peggiore l’ha fatta La Repubblica, che pare che quell’articolo l’abbia rimosso. Io non l’ho trovato in effetti, vedete se riuscite a trovarlo voi. In ogni caso circola in rete.

Falcone, accusato di essere “uno dei più loquaci e prolifici componenti del carrozzone pubblicistico italiano” e altre amenità, aveva semplicemente paura di venire isolato. L’isolamento è molto pericoloso, anche per un semplice cittadino. Ne ho avuto esperienza a livello di bassa criminalità, solo un furto, quasi avvenuto alla stazione di Torino quando ero sola. Sono stata circondata da una nota banda latina di ladri. La gente intorno era sparita. Sono stata salvata da una famigliola latina dall’altra parte della strada che mi ha urlato di correre e ha chiamato la polizia. Figuriamoci per uno come Falcone cosa significava l’isolamento.

Ecco l’articolo. Non lo commento, non ha bisogno. Ma su La Repubblica avrei qualcosa da dire.



Commenti

  1. intanto condivido la tua osservazione a proposito di isolamento. L'esempio che hai riportato mi pare significativo perché mostra come la sicurezza intesa sia come incolumità personale sia come sicurezza delle città sia strettamente connessa con la dimensione sociale e solidaristica. Poi, venendo al caso Falcone ogni volta che ripenso alla sua storia mi viene da rabbrividire. Non solo perché penso all'enorme coraggio dell'uomo e del magistrato, non solo perché mi ritorna in mente l'atrocità della strage di Capaci ma soprattutto perché fa male pensare che l'operato di Falcone non sia stato ai tempi pienamente compreso e che Falcone sia stato abbandonato a se stesso. Per quel che ho potuto studiare e leggere di Falcone, e per quel che si avverte quando si sentono le registrazioni delle sue parole, la battaglia contro la mafia era una battaglia che Falcone sentiva di dover combattere su tutti i fronti, primo tra tutti quello della sensibilizzazione della popolazione. Quello che erroneamente veniva allora percepito come protagonismo altro non era che voglia di far parlare del problema mafia e di far riflettere i cittadini, io credo. Educare alle regole, questo il compito fondamentale che ognuno di noi nel suo piccolo dovrebbe assumersi nei confronti della collettività.

    Scritto da Edoardo Colzani, 1 anno, 9 mesi fa


  2. Grazie Edoardo, detto da un avvocato quello che dici è particolarmente importante. Educare alle regole, ed educarsi. In piccolissimo: perché la signorina vicino a me molto di sinistra molto ambientalista ed ecologista lascia sporcare il cane sul marciapiede? La guardavo stamattina. Lei ha fatto finta di niente.

    Le regole sono una mentalità: chi pensa di poterle infrangere in piccolo, se potesse le infrangerebbe anche in grande, credo. Almeno fino a un certo punto. Conosco di persone onestissime che dicono che non pagare le tasse è un diritto perché sono troppo alte! Fregando non solo lo Stato, ma tutti noi.

    Su Falcone, anche io ho letto molto e so che voleva educare e voleva non isolarsi. Trovare solidarietà, trovare sostegno anche dal basso. Certo, articoli come questo sono un invito all’antipatia e al disprezzo, se non peggio.

    Scritto da boh, 1 anno, 9 mesi fa


  3. davvero un articolo velenoso

    secondo me, chi lo ha scritto, non ha tenuto conto della situazione in cui si è trovata l’italia, cioè quella di un potere criminale così forte da essere incardinato nelle mentalità, da apparire non una patologia, ma quasi la norma, come se un cancro fosse il corpo sano e il resto del corpo la malattia

    dunque, in una situazione così difficile, è anche per così dire naturale che la comunicazione venga considerata essenziale, parte inevitabile di un conflitto così mortale fra legalità e illegalità

    in un’italia «normale» sarebbe anche giusto pensare che un magistrato deve fare il magistrato e non fare il giornalista, ma è davvero ingenuo ritenere di vivere tempi «normali»

    comunque, non credo che per la stragrande maggioranza degli italiani di buon senso, l’articolo abbia una qualche rilevanza: un po’ di inchiostro sprecato, e nulla più

    Scritto da diegod56, 1 anno, 9 mesi fa


  4. Speriamo Diego. Ora, comunque, al tempo forse no.

    Ma che mi dici della rimozione da parte della democraticissima Repubblica?

    Scritto da boh, 1 anno, 9 mesi fa


  5. io credo, cara boh, che sia abbastanza normale non mettere in luce i propri errori

    repubblica è una voce importante nella dialettica democratica dell’italia, ma non è una voce «sacra» esente da difetti, parzialità, approssimazioni

    è comprensibile il pudore verso i propri errori, qualunque azienda, anche se la sua merce sono le notizie, cerca di non sottolineare i prodotti riusciti male

    forse a volte siamo noi lettori a sacralizzare un giornale, un autore, perchè umanamente ci piace avere delle certezze

    credo che repubblica non sia un giornale eccelso, diciamo però che essendovene di pessimi, brilla d’una luce «relativa»

    Scritto da diegod56, 1 anno, 9 mesi fa


  6. Va bene ma La Repubblica, come anche L'Espresso, spesso si fanno vanto di trasparenza. Penso che a lasciare l'articolo in archivio e magari ammettere che hanno sbagliato non sarebbe male. Magari venderebbe di più, sarebbe più apprezzato dai lettori, che sa.

    Scritto da boh, 1 anno, 9 mesi fa


  7. questo articolo è aberrante!!! come è aberrante questo 'giornalista' - le virgolette sono ovviamente propositate perchè lo chiamerei in tutti i modi ma non certo giornalista questo signor viola...questo soggetto fa capire che Falcone si era inventato un sacco di cose e che era alla ricerca del sensazionalismo quando invece SOLO lui ha iniziato una dura lotta che nessuno aveva mai avuto il coraggio di fare e per cui è morto in modo così brutto.... io non ho parole neppure per la repubblica, avrebbe fatto bene a tenerlo l'articolo e mostrarlo durante il griono della memoria e chiedere scusa ai familiari...ecco cosa mi sarei aspettata...un pò di rispetto da chi ha davvero dato la vita per la giustizia, per la verità...chi in Italia lo fa ancora?

    Scritto da sole, 1 anno, 9 mesi fa


  8. Chi in Italia lo fa lo paga troppo. Con la vita, talvolta, con il lavoro, con i rapporti personali. L’ipocrisia e la connivenza sono quello che c’è di meglio. Poi c’è la corruzione.

    La Repubblica è un’azienda. Tutto qui. Nell’editoria non ci sono editori buoni ed editori cattivi: alla fine della sera sono tutti uguali, devono far quadrare i conti a tutti i costi. Anche a costo della trasparenza.

    Scritto da Boh, 1 anno, 9 mesi fa


  9. Direi a Repubblica (come tutti i giornali per niente democratica, per niente trasparente): chissà, magari il giudice Falcone, per essere ancora più popolare e per passare alla Storia da eroe, si è addirittura fatto assassinare!

    Per quanto riguarda l’archiviazione dell’articolo, è un fatto che non fa altro che confermare che Repubblica non si distingue dagli altri giornali, tutti politicizzati, tutti venduti, tutti saturi di bugie, faziosi e interessati. Da tempo non credo ad una informazione corretta e pulita e trasparente.

    Scritto da celeste, 1 anno, 9 mesi fa


  10. Non so, per mia esperienza tutti i giornali hanno un'agenda, ovvio, c'è sempre una linea editoriale, ma i giornali proprio allineati si distinguono: per es. Il Giornale, La Repubblica, i giornali di partito. Ma da qui a dire che sono saturi di bugie ce ne vuole! Venduti a chi? Ovvio che se un editore paga non vuole articoli contro di lui. Voglio dire, ovvio che chi paga non si scalda la serpe in seno! Tu lo faresti? Ma da qui a dire bugie, cioè inventarsi qualcosa o stravolgerla completamente, o tacere delle notizie essenziali riguardanti quel fatto, c'è differenza!

    Scritto da Admin, 1 anno, 9 mesi fa


  11. L'informazione NON dovrebbe essere di partito. I giornali NON dovrebbero essere finanziati dalla politica. Ma siccome è cosi, dire che sono venduti è un sillogismo. E siccome la politica È bugia, altro sillogsimo: i giornali raccontano bugie. Indivio un po' chi non la pensa come me.. Ha ancora qualche ideale, qualche speranza e un po' di fiducia. Io le ho finite tutte.

    Scritto da Celeste, 1 anno, 9 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.