Il Buddha tirato per le orecchie fino al Copyright

Come si sa, Buddha è come Gandhi: va bene per tutto. C’è sempre la massima o il sermone giusto per ogni occasione.

Si discute sull’avarizia menzionata nei versi del Tipitaka, il canone buddhista in pali. Bel dibattito fra studiosi, dai risvolti inaspettati. La traduzione parla dei cinque tipi di avarizia, di miseria d’animo, di meschinità insomma, da abbandonare. Quali sono? Sono l’avarizia riguardo il proprio monastero, la propria famiglia di sostenitori, i propri guadagni, il proprio status e l’avarizia riguardo al Dharma. Queste cinque qualità sono menzionate nei cosiddetti Macchariya Sutta, i versi che parlano appunto dell’avarizia.

In alcuni sutta viene specificato che per i bhikkhu, cioè i monaci (e le monache ovviamente, le bhikkhuni), l’avarizia riguarda il posto dove vivono, la famiglia, il guadagno o quello che ottengono (dalle elemosine), il riconoscimento da parte di altri, “le cose mentali”.

E secondo l’interpretazione di qualche studioso americano, per “cose mentali” si intende la proprietà intellettuale e il Copyright.



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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.