Lavoro e articolo 18

L’argomento del giorno è la riforma del lavoro e specialmente l’articolo 18. Un mio caro amico indologo, Roberto, giorni fa mi diceva che parente inglese di un suo cugino acquisito e sua moglie, padre di quattro figli, hanno protestato perché vivono di sussidio di disoccupazione da quasi due anni in una cittadina del Regno Unito in una casa con sole due stanze da letto. Dopo un paio di mesi gliene hanno assegnata una con tre stanze da letto e un giardinetto.

Mi diceva anche che la famiglia percepisce 2000 sterline al mese di sussidio di disoccupazione, ovviamente senza pagare l’affitto e le tasse, e ci campano in sei. Stando attenti, ma ci vivono dignitosamente. Parlavamo di come sia più facile vivere all’estero per uno studioso rispetto all’Italia, specie nei paesi anglofoni, sebbene abbiano problemi anche lì.

E ci chiedevamo: tutti questi cambiamenti fiscali, pensionistici e di diritto del lavoro, che andranno principalmente a scapito dei dipendenti, con cosa saranno controbilanciati? Il signor Monti che parla della poesia di pensare ai nostri figli e le generazioni future quando fa la riforma delle pensioni, ma quando esalta e rinforza il lavoro precario e la mobilità estrema, che non dà alcuna sicurezza né garanzia di lavoro, quando conferma la politica depradoria della cultura universitaria, ai nostri figli non ci pensa?



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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.