Diritti umani: no la croce no (il turbante e il burqa sì)

Opinabile sentenza della Corte europea. Due cristiane britanniche hanno rivendicato il diritto di poter esporre la croce sul petto sul luogo di lavoro e la Corte glielo ha negato.

Anzi, i datori di lavoro possono anche licenziare i dipendenti che insistono nell’indossare la croce.

Il motivo sarebbe che esporre questo simbolo non è un requisito della fede cristiana.

Ma perché ai sikh è permesso di indossare il turbante e il braccialetto sul luogo di lavoro, alle donne musulmane è permesso indossare il burqa, almeno quello parziale, ma la croce non si può indossare pubblicamente? L’hijab, cioè il vestirsi con modestia, è un requisito per le donne islamiche, ma il precetto è molto ampio e viene interpretato in molti modi: alcuni non prescrivono affatto il burqa. Non è una regola indossarlo.

Quanto ai sikh, molti non indossano né il turbante né il kara, il braccialetto di ferro, né tantomeno hanno i capelli lunghi e portano il pettine. Però quasi tutte le corti del mondo, incluso quella britannica, dicono che possono indossare il coltello ricurvo, il kirpan, perché è un simbolo e non va considerata un’arma. Il simbolo di una croce è più pericoloso di un coltello ricurvo?

La libertà di prefessare una religione è uno dei diritti fondamentali della Carta dei diritti umani e di tutte le nazioni dmocratiche. Due allora sono le cose: o qualche religione ha più diritto di un’altra, oppure questa è ancora una conseguenza della “colpa” di appartenere alla razza bianca, e quindi per forza colonialista. Un concetto che sta prendendo sempre più piede in Asia e in Africa.



Commenti

  1. ovviamente, cara boh, io penso che ogni persona, sul luogo di lavoro, fatte salve le esigenze di sicurezza e di praticità, debba potersi vestire come meglio crede

    ma questo non è il punto nevralgico del tuo post, che è invece il problema di una sorta di anticristianesimo di ritorno che si sta insinuando in vaste fasce sociali e culturali

    con la conseguenza, paradossale, di rafforzare, negli ambienti cristiani, le posizioni più reazionarie ed integraliste che, in qualche modo, giocano di spondacon l’integralismo di stampo islamico o di altre religioni asiatiche

    quel che muore, quel che viene soffocato, è un sentire laico e tollerante, tutti gli integralismi, apparentemente nemici fra loro, in realtà sono alleati contro la cultura aperta al dialogo e alla tolleranza

    purtroppo, io penso, in un mondo che ha paura del futuro, vincono le posizioni cupe e difensive e quelle aperte alla speranza, a quel che una volta si diceva un domani migliore, come minimo son fuori moda

    da tempo nei tuoi preziosi post, cara boh, si legge fra le righe la percezione che il mondo, nel senso delle culture e delle civiltà, sta regredendo, e l’orologio della storia sembra giri all’indietro

    sicuramente un’osservatrice qualificata come te, sente il peso di come stanno volgendo le cose

    c’è qualche speranza possibile, cara boh? o l’orizzonte è denso di brutte nubi?

    Scritto da diegod56, 2 anni, 1 mese fa


  2. Non credevo di trasmettere questo Diego, mi spiace. Però forse hai ragione: questa è una sentenza ufficiale, non l'opinione di qualche retrogrado oscurantista, e come ogni legge decreto e sentenza riflette un sentire comune (una morale comune). Mi pare ci sia una chiusura di ritorno in molti campi. Forse prima c'è stata troppo liberalità. Come ora c'è molta chiusura e ostilità verso le chiese cristiane, che per secoli hanno appoggiato il Potere.

    Scritto da boh, 2 anni, 1 mese fa


  3. LA CROCE, EH, IL LOGO DEL SACRIFICIO ECCELSO SE RIFERENTE ALLA MORTE DEL SIGNORE DEL COSMO E BEYOND FATTO CARNE, SIMBOLO DI MORTE DELLA MORTE STESSA, PENA, DEL CONFLITTUALE RAPPORTO CON LE POTESTà DEL MONDO, VOLENDO. YESHUA L'HA PORTATA PER TUTTI, ORA A NOI DIFENDERE IL SUO ESEMPLARE REGALO.

    Scritto da IACOPO, 2 anni, 1 mese fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.