Diritti umani: Roma e l'Italia per il Tibet

Domani e dopodomani a Roma si terrà la manifestazione per sostenere la lotta dei tibetani che chiedono una reale autonomia dalla Cina, libertà culturale e libertà religiosa.

Chiedono libertà per il Tibet. Un paese che in realtà non esiste perché è stato occupato e incorporato alla Cina, esiste ancora solo per i tibetani. Il 10 marzo 1959 è il giorno della rivolta di Lhasa.

Lo scorso mercoledì il Consiglio Regionale del Lazio, con quasi l’unanimità dei voti, ha approvato una mozione sul Tibet che, tra l’altro, impegna la Giunta ad attivarsi in ogni sede per esortare il governo cinese ad avviare subito politiche di dialogo con le autorità civili e religiose tibetane che vivono in esilio.

Come ho scritto, varie istituzioni hanno approvato la mozione sul Tibet e manderanno rappresentanti alla manifestazione: Lazio, Abruzzo, Sicilia, Marche, Piemonte, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, Toscana, Trentino Alto Adige, Puglia (dove il presidente ha fatto proprio il testo della mozione e fa esporre la bandiera).

Programma

Il giorno 09/03 (ore 13:30-18:30):
LE REGIONI E LE ISTITUZIONI LOCALI ITALIANE PER IL TIBET, SALA PIETRO DA CORTONA (PALAZZO DEI CONSERVATORI – CAMPIDOGLIO), CON PRESENTAZIONE DELLA MOZIONE SUL TIBET

Il giorno 10/03 (ore 10:30-13:00):
SIT IN DI FRONTE ALL’AMBASCIATA DI CINA, LARGO EQUADOR

Questo è il comunicato stampa della Cina, che sta cercando di far passare i tibetani che si sono autoimmolati per criminali o per pazzi.

Suicidi in Tibet commessi da criminali sostenuti dal Dalai Lama

Pechino (Cina), 7 marzo (LaPresse/AP). Alcuni suicidi sono commessi da religiosi che ritornano alla vita laica e tutti loro hanno precedenti penali o sono stati coinvolti in attività sospette. Hanno una reputazione molto cattiva nella società”. Lo ha deto Wu Zegang, l’amministratore del governo cinese nella città di Aba, a proposito dei tibetani che si sono dati fuoco in protesta contro le politiche di Pechino nella loro terra d’origine. Secondo Wu, si tratta di una pratica “orchestrata e sostenuta” dal Dalai Lama e dai gruppi che chiedono l’indipendenza del Tibet. Prima di darsi il fuoco, ha spiegato, questo persone hanno gridato “indipendenza per il Tibet e altri slogan volti a dividere la nazione”. Molti dei manifestanti che si sono dati fuoco negli ultimi mesi erano legati a un monastero buddista situato nella prefettura di Aba, nella provincia del Sichuan.
Il Dalai Lama ha elogiato il coraggio delle persone che si sono date fuoco e ha attribuito la responsabilità per questi incidenti al “genocidio culturale” portato avanti dalla Cina in Tibet. Ma il leader spirituale dei tibetani ha anche sottolineato che non incoraggia nessuno a compiere un gesto simile, notando che questo tipo di protesta potrebbe invitare Pechino ad aumentare le repressioni. Le autorità cinesi stanno cercando di presentare i tibetani che compiono il gesto estremo come criminali o persone malate di mente. Durante un incontro della delegazione tibetana all’annuale Congresso nazionale del popolo a Pechino un giornalista ha chiesto se secondo i leader della regione anche il Dalai Lama dovrebbe darsi fuoco. “Non importa chi lo faccia, si tratta di un atto disumano e immorale”, ha risposto il governatore del Tibet, Padma Choling. “Se il Dalai Lama si dà fuoco – ha aggiunto – sono affari suoi e la cosa non mi riguarda, ma indipendentemente da chi si tratti io non lo sostengo. La vita è preziosa. Non spero che qualcuno si tolga la vita dandosi fuoco. Qual è il punto?”.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.