Tibet, si moltiplicano le auto immolazioni - si moltiplicano le iniziative in Italia

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sulle nuove autoimmolazioni in Tibet. Una strage di monaci e civili anche donne. Sulla mozione della Regione Lazio e la riposta della Cina. Sulle iniziative a New York, in Olanda, a opera di un hacker, in India e in Italia, in vista della ricorrenza del “Giorno della rivolta”, il 10 marzo 2012.

Tornano caos e proteste nel Tibet. Domenica, una studentessa tibetana di 19 anni, Tsering Kyi, si è data fuoco nella città di Machu, nella ex regione di Amdo, per protestare contro l’occupazione cinese. È morta mentre i venditori di etnia Han del mercato locale le lanciavano pietre. Nello stesso giorno Rinchen, una vedova di 33 anni madre di 4 figli, si è data fuoco per protesta, invocando il ritorno del Dalai Lama a Lhasa, davanti al monastero di Kirti, a Ngaba, nell’odierna provincia del Sichuan, già teatro di altre immolazioni. Sempre di ieri la notizia della morte di Rigzin Dorje, monaco di 19 anni che si era dato fuoco per protesta, mentre a un altro giovane monaco che si era auto immolato a settembre, Lobsang Kunchok, sono state amputate gambe e braccia.

Dal 27 febbraio 2009 a oggi sono 25 i suicidi per protesta di monaci e civili tibetani nella regione. Gli ultimi proprio alla vigilia dell’apertura annuale del parlamento cinese del 5 marzo, qualche giorno prima del Giorno della rivolta tibetana, che commemora la ribellione di Lhasa contro la presenza della Cina del 10 marzo 1959. Varie iniziative si stanno svolgendo in tutto il mondo per rendere nota questa che è diventata un’emergenza umanitaria, prima ancora che politica. Dalla protesta legale lanciata dal Congresso della Gioventù tibetana (TYC) con lo sciopero della fame a oltranza davanti al Palazzo di vetro delle Nazioni Unite a New York, che oggi è arrivato al 12esimo giorno alla marcia pacifica organizzata dall’Unione degli studenti indiani dell’Università di Delhi insieme a Free Tibet, fino all’illegalità di un anonimo hacker olandese, poltergeisth4cker, che due giorni fa ha violato diversi siti cinesi sostituendo la loro homepage con il messaggio “Free Tibet” e l’immagine del Dalai Lama.

In Italia le iniziative ufficiali non mancano. Qualche giorno fa il consiglio regionale del Lazio ha votato una mozione che sospende l’approvvigionamento di beni prodotti in Cina o realizzati con materie prime provenienti dalla Cina in tutti gli uffici regionali e negli enti pubblici dipendenti dalla regione o a partecipazione regionale, in nome del “rispetto dei diritti umani, la libertà di religione e la libertà di associazione”. La mozione impegna il presidente della regione Renata Polverini e la giunta affinché “vengano condannate tutte le forme di violenza contro il popolo tibetano e ad esortare il governo cinese ad avviare subito politiche di dialogo nei confronti delle autorità civile e religiose del Tibet che vivono in esilio”.

Il 3 marzo un comunicato stampa dell’Ambasciata della Cina si augurava che l’Italia eviti di “interferire nella politica interna della Cina” per non “danneggiare i rapporti bilaterali e ferire l’amicizia tra i due popoli“. Il 18 e il 19 febbraio Rai2 e Rai1 hanno trasmesso una trasmissione su “Padiglione Tibet”, una mostra di giovani artisti tibetani allestita a Venezia, attualmente presente a Torino, che non ha potuto essere ospitata all’interno della Biennale per la semplice ragione che il Tibet ufficialmente non esiste. Qualche mese fa Rai News 24 ha trasmesso “Bruciare per il Tibet”. (continua)



Commenti

  1. una studentessa tibetana di 19 anni

    mi colpisce profondamente la capacità di sacrificarsi così assoluta e terribile, mi fa pensare a quanto sia profonda una convinzione religiosa e culturale

    ma, nonostante l’ammirazione, provo anche una profonda tristezza, 19 anni, sono 19 anni

    Scritto da diegod56, 5 anni, 7 mesi fa


  2. Diego, è gente disperata che crede che solo con questa azione, che è essenzialmente politica, si possa smuovere l’opinione internazionale che può fare pressioni sulla Cina.

    Il punto è che temo che sulla Cina non faccia pressione nessuno anche perché tutto succede lì, in Tibet/Cina, appunto.

    Diverso sarebbe se lo facessero in Occidente, magari a New York. Ma certo che pensare a questi atti così assoluti e così dolorosi come a un mezzo di azione politica è atroce. Nessuno dovrebbe essere costretto ad arrivare a tanto per far sentire la propria voce.

    Scritto da boh, 5 anni, 7 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.