Editori molto potenti, scienziati e studiosi molto arrabbiati

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: “La comunità scientifica si ribella contro lo strapotere delle case editrici“. Una storia esemplare di come Davide sconfiggererà Golia. Forse. Certo è che non è proprio vero che le case editrici muoiono di fame, o almeno non tutte. Questa, per esempio, nel 2010 ha fatto il 36% netto di profitto.

Editori in crisi? Non tutti. Sta crescendo il movimento internazionale di scienziati per boicottare il gigante olandese dell’editoria scientifica Elsevier, di proprietà dell’anglo-olandese Reed Elsevier. Dopo poco più di dieci giorni che il movimento è iniziato, oltre 3000 scienziati hanno firmato la petizione “Il costo della conoscenza”, nella quale chiedono esplicitamente di non sostenere più nessuna rivista dell’azienda. Cosa significa? Non pubblicare sui loro giornali, non usarli per le ricerche, non fare riferimento agli studi pubblicati dal gruppo, né svolgere alcun tipo di lavoro editoriale per la Elsevier (le riviste scientifiche hanno bisogno di comitati editoriali di studiosi e scienziati che vaglino i lavori, ne assicurino lo standard e li rileggano per eventuali emendamenti).

Fra i firmatari vi sono diversi “Fields Medal”, cioè matematici che hanno ricevuto il Premio internazionale per le migliori scoperte nella disciplina, un riconoscimento che viene dato a un massimo di quattro matematici di meno di 40 anni durante il congresso internazionale dell’Unione mondiale dei matematici, che si tiene ogni 4 anni.

Ma cosa criticano alla Elsevier? Innanzi tutto il prezzo esorbitante delle riviste, che vanno dai 161 euro di Alter, una rivista di medicina sulle disabilità, ai 4665 euro di Acta Astronautica, che tratta argomenti di ingegneria, energia e tecnologia. La media dei prezzi fra le prime 5 riviste (in ordine alfabetico) distribuite in Europa è di 1120 euro per 4 numeri annuali. Questo è il prezzo per gli agenti librari, che hanno un margine di sconto. Ma Elsevier pubblica anche BBA- Biochimica et Biophysica Acta, che include 9 riviste, 100 numeri annuali in tutto, che in Europa e in Iran costa 18.710 euro, cioè una media di ben 187,1 euro a copia e 748,4 euro l’anno per l’abbonamento al trimestrale. E sì che l’azienda dichiara di “finanziare programmi globali che danno libero accesso alla scienza o a basso costo e sana informazione nei paesi in via di sviluppo”. (continua)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.