Iran, venti di guerra (o di ricatto)

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sulla condanna a morte a Tehran di Amir Mirzaei Hekmati, di origine iraniana, accusato di essere della CIA. Il fatto che i servizi segreti iraniani dichiarino di avere sempre saputo che Hekmati era una spia e gli abbiano comunque concesso il visto mi fa pensare che l’uomo sia usato come merce di scambio contro le sanzioni finanziarie che Obama ha aggiunto alle già pesanti sanzioni economiche inflitte all’Iran per il suo programma nucleare “a scopi civili. Serve anche da monito agli altri e come deterrente per ulteriori sanzioni. E forse, semplicemente, come provocazione in vista di una guerra fra Iran e Usa. Ma l’Iran ha già l’atomica quindi?

Una corte di giustizia iraniana giudica colpevole di spionaggio un uomo statunitense di origine iraniana accusandolo di lavorare per la Cia e lo condanna a morte, accelerando la tensione fra Iran e Stati Uniti. La notizia è stata data stamattina dalla radio di Stato. L’imputazione di Amir Mirzaei Hekmati è di aver avuto un addestramento speciale in quanto ex marine e aver servito nelle basi militari americane in Iraq e Afghanistan, prima di essere inviato in Iran per una presunta missione di intelligence. Secondo la legge iraniana l’uomo ha 20 giorni per ricorrere all’appello.

Hekmati, 28 anni, ufficialmente è un traduttore militare dall’arabo. Nato in Arizona da famiglia iraniana, ha studiato in Michigan. Il padre, professore di college a Flint, una città di 100.000 abitanti a circa 100 chilometri da Detroit, ha dichiarato che il figlio non è una spia ma è andato in Iran circa 4 mesi fa per fare visita alle nonne. Hekmati ha la nazionalità sia iraniana sia americana ma l’Iran lo considera solo cittadino iraniano perché la legge del paese non riconosce la doppia cittadinanza.

Il processo contro di lui si è svolto quando gli Stati Uniti hanno annunciato nuove pesanti sanzioni contro l’Iran per il suo programma nucleare, che Washington pensa sia sviluppato non per fini civili ma per possibili fini bellici. L’Iran rivendica da anni che i reattori nucleari servono per la produzione di energia e per la ricerca. Stamattina però fonti diplomatiche hanno confermato che il paese ha cominciato ad arricchire l’uranio al 20% in un bunker sotterraneo vicino alla città santa di Qom. Il materiale tenuto nel bunker pare che possa essere facilmente convertito in armi nucleari.

Sin da febbraio Tehran aveva cominciato ad arricchire una parte delle sue riserve di uranio al 20%, un livello molto più alto del 3,5% dell’uranio arricchito nel maggiore impianto. Questa percentuale fa sì che il prodotto possa essere tramutato molto in fretta in materiale fissile, cioè in materiale capace di sviluppare e sostenere una reazione a catena di fissione nucleare. Per la produzione di febbraio Tehran aveva dichiarato che l’uranio al 20% sarebbe servito per produrre carburante per un reattore della capitale usato per produrre isotopi radioattivi impiegati in medicina, per diagnosticare diverse patologie tumorali e per distruggere le cellule maligne. (continua)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.