Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sui diritti umani nel mondo: esistono?

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sul compleanno della Dichiarazione universale dei diritti umani. Era il 10 dicembre del 1948 quando, a Parigi, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite raggiunse lo storico traguardo: una carta per definire alcuni standard di libertà degli individui di tutto il mondo al di là delle differenze di genere, razza, religione e status sociale.

Ad oggi, un obiettivo ancora non raggiunto. Per esempio, in Australia.

“Tutti gli esseri umani sono nati liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Questo il primo articolo della Dichiarazione dei diritti umani, adottata il 10 dicembre 1948 per definire alcuni standard di libertà degli individui di tutto il mondo al di là delle differenze di genere, razza, religione e status sociale. In un’Europa ancora sotto shock per i sei anni di guerra e i 55 milioni di morti della Seconda guerra mondiale, il documento in 30 articoli fu adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Parigi come un traguardo universale da raggiungere, il fine al quale tutti gli individui e i paesi e di cui gli organi della società devono mirare tramite l’insegnamento e l’educazione affinché i diritti siano effettivamente rispettati sia fra gli Stati membri delle Nazioni Unite, sia dalle popolazioni dei territori sotto la loro giurisdizione.

I diritti della dichiarazione sono stati in seguito elaborati in altri trattati internazionali e organismi regionali sovranazionali, come il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali dello stesso anno, entrati entrambi in vigore nel 1976, dopo la ratifica di un certo numero di nazioni. Perché La Dichiarazione dei diritti umani e i patti elaborati in seguito non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri delle Nazioni Unite in quanto dichiarazioni di principio ma, di fatto, sono considerati principi inalienabili e sono alla base di molte azioni di politica estera di alcuni paesi democratici politicamente forti in seno ai 193 Stati membri dell’Onu, come gli Stati Uniti d’America.

La relazione annuale sui diritti umani dell’Ufficio degli Affari Esteri e dell’ufficio del Commonwealth pubblicata a marzo del 2011 riporta la situazione in alcuni paesi del mondo, dall’Afghanistan allo Yemen, dove i diritti sono violati, da quelli delle donne a quelli politici, dal diritto al giusto processo alla violazione dei diritti umani con la tortura, il maltrattamento in prigione o la pena di morte. (continua)



Commenti

  1. Malgrado la Dichiarazione sia effettivamente datata, diciamo non piu' di primo pelo, siamo ancora molto lonani alla piena effettivita'!

    Scritto da sole, 5 mesi, 1 settimana fa


  2. Beh è stata assolutamente aggiornata, e comunque la Dichiarazione esprime valori universali credo. Diritti che non hanno tempo e spazi.

    Scritto da boh, 5 mesi, 1 settimana fa


  3. certamente, per sua natura, un diritto universale di ogni uomo, viene concepito come astorico, come un’acquisizione definitiva, non condizionata dalle circostanze storiche, economiche, culturali

    ed è giusto così, è giusto che così sia concepito ed inteso

    purtroppo però la parte debole di questo diritto non sta nella sua giustezza, nella sua anche nitida evidenza, ma nei mezzi e negli strumenti concreti per applicarlo, per sanzionare chi lo minaccia

    quindi abbiamo un diritto universale e inemendabile innestato però purtroppo nel corso concreto degli umani eventi e delle lotte perenni fra interessi e strati del corpo sociale

    di qui il problema: un diritto ha forza se possiede anche una forza per così dire militare, coercitiva, altrimenti, facendo leva solo sull’eticità di chi sta al potere, finisce per non essere efficace

    insomma i diritti universali dell’uomo sono un’enunciazione meravigliosa, forse il prodotto migliore di una civiltà, ma sono anche la cartina al tornasole di quel che, di fatto, non funziona

    Scritto da diegob, 5 mesi, 1 settimana fa


  4. Diego, ma prefeririresti che la carta non esistesse? Perché se non esiste non si può neanche fare una battaglia in suoi nome.

    Scritto da boh, 5 mesi, 1 settimana fa


  5. di certo, cara boh, deve esistere, ma intesa appunto come monito ed esortazione, non certo come risultato acquisito

    di certo, è assolutamente utile che ogni uomo, anche il più povero ed umile, sappia che esiste e che è rivolta proprio a lui

    ma la sua natura è appunto quella del monito, della premessa indispensabile, da cui altre azioni debbono derivare

    Scritto da diegob, 5 mesi, 1 settimana fa


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L'autore del blog

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Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.