Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano: cambiamenti climatici, il pianeta si salverà?

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano sui risultati della conferenza mondiale delle Nazioni Unite a Durban sui cambiamenti climatici e riscaldamento globale.

Perché ancora i politici degli Stati Uniti non si rendono conto se il gioco della supremazia nel mondo li farà vincere ancora, sarà una sconfitta anche per loro.

“Se non riusciamo a estendere il Protocollo di Kyoto o se non ci accordiamo per adottare una tabella di marcia per un consenso che sia legalmente vincolante, ci sarà una forte rabbia verso quei Paesi percepiti come responsabili”. Parole quasi minacciose quelle dello scienziato Alden Meyer, direttore della politica e della strategia dell’Union of Concerned Scientists ed esperto internazionale delle politiche sui cambiamenti di clima, pronunciate alle 11 di stamattina alla conferenza stampa tenutasi a margine della conferenza sul clima di Durban, in Sudafrica. Che rischia di chiudersi senza nessun accordo concreto.

Oggi è l’ultimo giorno della 17esima conferenza annuale delle parti (Cop17) della Convenzione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, che è iniziata il 28 novembre. E’ incentrata sull’implementazione del Protocollo di Kyoto, del Piano d’azione di Bali del 2007 e degli accordi raggiunti alla conferenza sul clima del 2010 a Cancun, in Messico. In base al Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005, nel periodo 2008-2012 i 37 Paesi più industrializzati al mondo e la comunità europea devono diminuire l’emissione di gas inquinanti di almeno 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990. A settembre di quest’anno, 191 Paesi avevano ratificato il protocollo. Esclusi quelli in via di sviluppo, l’India, la Cina e altri perché non considerati responsabili delle emissioni di gas serra durante il periodo di industrializzazione. Grandi assenti non firmatari gli Stati Uniti d’America.

Gli Stati Uniti a Durban erano disponibili a un nuovo trattato solo a condizione che la Cina e l’India aderissero. Preferivano che i singoli Paesi si impegnassero singolarmente e poi comunicassero agli altri le decisioni, invece di uno sforzo collettivo, concertato e soprattutto vincolante per un piano d’azione mondiale. Hanno anche giocato una carta più insidiosa, che è stato subito definita “una sentenza di morte per il pianeta”, cercando di far passare una proposta perché la comunità internazionale adotti un mandato per negoziare un nuovo trattato sul clima, andando oltre il protocollo di Kyoto, da concretizzarsi però nel 2020. (continua)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.