Viaggio in Mozambico

Qualcuno mi ha chiesto perché non scrivo più e che succede. La ragione è semplice: sono stata per quasi un mese in Mozambico. Sapete quel paese a sud dell’Africa, proprio a est del Sudafrica? 21 ore minimo di aereo e tutto?

Paese terribile e bellissimo il Mozambico, come tutti i paesi in via di sviluppo, libero e in pace solo dal 1992. Sta cominciando la stagione delle piogge e a Maputo i giorni di caldo torrido si alternano a notti di pioggia continua e torrenziale. Il Mozambico è famoso per l’epidemia endemica di HIV e per i gamberoni. E per il gas naturale scoperto da poco, un enorme giacimento di proprietà dell’Eni!

Famoso per l’estrema povertà di molti e la grande ricchezza di pochissimi. Per le grandi opportunità che offre a chi può studiare e magari fare qualche anno all’estero, posti di grande potere raggiunti intorno ai 30 anni e cattedre all’università con pochi anni di studio superiore, e la mancanza totale di accesso ai più elementari diritti umani – scuola, cibo adeguato, assistenza medica e perfino ospedali, acqua potabile, luce e quattro mura degne di questo nome da chiamare casa – della maggior parte della popolazione.

Che circonda il centro della capitale, Maputo, con le sue baracche dietro i muri divise dalle fogne a cielo aperto e illuminate dalle lampade a petrolio. molte con il tetto di lamiera, altre col tetto di paglia. Che vive nelle campagne sconfinate in villaggi di 5-6 capanne di fango o mattoni e paglia, molto più dignitose delle baracche, comunque, circondate da lussureggianti alberi di mango, banane, cajun, massala e palme da cocco.

Solo il baracchino con la cerveja, la birra, non manca mai, ovunque ci siano 10 persone c’è una rivendita di cerveja e di alcol importato dal Sudafrica, il Tentação. 75 centesimi di euro per conquistarsi un posto in paradiso su questa terra. Pochi meticais per ubriacarsi da cadere morti tutti i venerdì, tutti i sabati e metà domenica, con la musica a manetta che va tutta la notte diffusa da enormi altoparlanti in mezzo ai bairro e i bambini, anche di 3-4 anni, a gruppi fuori delle baracche, da soli, mentre i genitori sono chi sa dove (se hanno i genitori).

E il lunedì si ricomincia a cercare di svoltare la settimana e sognare una vita migliore e, perché no, l’Italia, terra da sogno per molti – nonostante Berlusconi, che anche qui era noto a tutti. E con la Comunità Sant’Egidio molto presente da decenni, e tanti altre organizzazioni internazionali che regalano soldi e aiuti. Perché la televisione e il cellulare – spesso rubato – non mancano quasi mai neanche nei bairro.

Poi c’è l’onnipresente Cina, “la vera amica del Mozambico”, come ha detto in agosto il presidente Armando Guebuza, che ha stretto un accordo di cooperazione con il governo e costruisce, tramite maestranze e fondi cinesi, grandi opere come stadi, uno scalo commerciale dell’aereoporto e così via. Fondi prestati a interesse zero.

Ma il Mozambico è il più grande hub di cocaina dalla Colombia di tutta l’Africa. Ma il Mozambico è un paese giovane, oltre il 50% degli abitanti ha meno di 18 anni, e quello che colpisce di più sono i bambini. Che spuntano da ogni dove, sono onnipresenti, non sono capricciosi, stanno quasi sempre soli, a gruppi, senza adulti, e anche quando girano con grandi ceste sulla testa per vendere le banane, invece di essere a scuola, si fermano lì a guardarti, curiosi. Oppure vanno sulla spiaggia a fare il bagno tutti insieme ed è una gioia vederli ridere e scherzare per ore e ore in acqua. Anche qui tanti, soli, curiosi. E ridenti.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.