Steve Jobs, i koan, il Ma e la mente da principiante

Enrica Garzilli su Il fatto Quotidiano su Steve Jobs e la sua vita e il suo lavoro legati all’Induismo e allo Zen. E forse chi sa, al Medio Oriente – tramite il padre biologico siriano. Frequenta gli Hare Krishna, va in cerca dell’illuminazione induista in India e diventa buddhista zen, pratica la “terapia dell’urlo”, diventa vegano e preferisce mangiare le mele. Da lì inizia la storia…

Jobs era il figlio naturale di Abdul Fattah “John” Jandali, un arabo nato a Homs, la terza città più importante in Siria (il cui padre era un multimilionario conservatore e tradizionalista). Jandali, che al momento è vicepresidente del casinò di Reno, in Nevada, ha studiato all’università Americana di Beirut, laica e privata, diventando contemporaneamente un attivista pan-arabo del movimento nazionalista. Agli inizi degli anni Cinquanta è emigrato negli Stati Uniti per completare gli studi e ha avuto il piccolo Steve da una studentessa americana, Joanne Carole Schieble. Temendo la reazione del padre di lei, fortemente conservatore, hanno dato in adozione Steve ai Jobs, una famiglia modesta dove nessuno aveva frequentato l’università. Poi Jandali è diventato un noto professore di scienze politiche e ha sposato Joanne. Uno storico americano ha parlato del ruolo dei geni e della loro superiorità sull’educazione e l’ambiente, pubblicando l’articolo per poche ore su Internet prima che fosse rimosso, facendo riferimento all’altra figlia dei genitori naturali di Steve, Mona Simpson, che è una delle più note narratrici americane. Sul fatto che Steve Jobs sia visto nel mondo arabo come un arabo-americano, Jandali però ha detto che “Steve non ha mai prestato attenzione a questa cosa dei geni ereditari. Ha la sua forte personalità ed è molto determinato. I geni come lui possono fare quello che vogliono”.

In effetti Steve fa tutto quello che vuole. Entra al Reed College a Portland, uno dei migliori d’America, ma frequenta solo un corso di calligrafia, un’arte coltivata in Cina e Giappone. Poi lascia gli studi ma più tardi dice che “se non avessi frequentato quel singolo corso di calligrafia, il Mac non avrebbe avuto tutte le caratteristiche grafiche che ha”. Vive di piccoli lavori come fanno i bambini americani, raccogliendo bottiglie di plastica e rivendendole per pochi centesimi, dorme nelle stanze degli amici. Il suo primo incontro con la filosofia orientale sono i pasti gratuiti, il famoso prasad, cioè quello che avanza dalla mensa degli dèi, che riceve nel vicino tempio Iskon, gli Hare Krishna. Sono induisti seguaci di Krishna, il dio bambino capriccioso e dispettoso diversissimo dalle altre divinità terrifiche o benigne, dai molti aspetti e dalle molti amanti. I devoti seguono una filosofia e uno stile di vita vecchio di quasi 4000 anni e vivono spesso in comunità.

Jobs comincia a lavorare come tecnico in un’azienda di videogame per mettere da parte i soldi per un ritiro spirituale in India. Nel 1974 chiede un anno di permesso e parte per andare nell’ashram di Kainchi di Neem Karoli Baba, il famoso maestro di molti noti americani degli anni 60 e 70, che però era morto nel 1973. Jobs gira per un mese in cerca dell’illuminazione induista – e torna illuminato buddhista. Rientra in patria con la testa rasata e i vestiti tradizionali.

Frequenta per molti anni il Los Altos Zen Center, in California, e diventa vegano. Fra i suoi cibi preferiti sembra ci fosse la mela. Al centro pratica la “terapia dell’urlo”, un metodo giapponese che usa la voce come strumento terapeutico. Diventa seguace di Kobun Chino, un monaco della scuola Soto Zen educato in Giappone, che diventerà il consigliere spirituale di NeXT, l’azienda che Jobs fonda nel 1985.(continua)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.