Terraferma

Ieri sera sono andata a vedere Terraferma di Emanuele Crialese, Premio Speciale della Giuria del Festival di Venezia. Davvero un bel film. Dicono sia buonista e per questo abbia vinto il premio, ma io tutto questo buonismo non l’ho trovato. Anzi, il personaggio principale, Filippo, era piuttosto crudele.

Trama semplice. In un’isola sconosciuta, che fa subito pensare a Lampedusa, una famiglia di pescatori si arrabatta col pesce che non c’è e la barca mezzo rovinata fino a che il nonno non pesca (e salva) dei clandestini. E due di loro, una donna incinta e suo figlio, se li porta a casa. Il nonno sembra S. Pietro, a dire la verità, e il nipote biondastro e tozzo un giovane Cristo inquieto. La nuora di San Pietro, Donatello Finocchiaro, una bella Madonna scura combattuta fra istinto di sopravvivenza su tutto e tutti e bontà innata. Finale né bello né brutto, enigmatico.

Io il film l’ho trovato sofisticato – di una semplicità ricercata -, ben fatto, poetico, senza sbavature, con i personaggi, specie il nipote siciliano e i tre ragazzetti turisti del nord – la milanesina biondina in testa – davvero ben caratterizzati. Veri al 100%.

Sì, c’è della retorica specie nel personaggio della donna libica, che partorisce il figlio nato dagli stupri subiti in prigione da parte delle guardie, che va a raggiungere il marito a Torino. Ma è stemperata dalla regia chiara e dai personaggi netti, dal paesaggio d’incanto e dalla lunghezza del film, 88 minuti in tutto. Che per fortuna sono volati.

Andate a vederlo. A me è piaciuto, non mi ha entusiasmato ma è piaciuto. La sala era gremita e alla fine del film tutti hanno applaudito, quindi evidentemente il film non è piaciuto solo a me. 4**** su 5.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.