Tibet, il sacrificio di Tsewang Norbu

Tibet. Tsewang Norbu è un monaco 29enne del monastero di Nyitso che il 15 agosto si è dato fuoco dopo aver bevuto petrolio ed essersi cosparso di liquido infiammabile e aver gridato slogan inneggianti all’indipendenza del Tibet e al ritorno in patria del Dalai Lama.

Il suo cadavere è stato portato all’interno del monastero, dove vivono circa 270 monaci, per i tradizionali riti funerari, mentre diverse migliaia di soldati e poliziotti cinesi hanno circondato il luogo di culto.

Nella cittadina di Tawu, vicino a Nyitso, è stato imposto una sorta di coprifuoco, con la popolazione che non poteva uscire di casa e le strade pattugliate da mezzi blindati e soldati armati. L’imponente apparato repressivo non è riuscito ad impedire che diverse migliaia di tibetani riuscissero a raggiungere i cancelli del monastero per cercare di difendere i monaci da un possibile assalto delle forze di polizia. Ieri mattina è arrivato Lui Dao Ping, segretario del Partito Comunista per la Prefettura Autonoma di Kardze, che ha inasprito le restrizioni decretando la chiusura di scuole, ristoranti e locali pubblici. Inoltre ha ordinato che tutte le funzioni religiose in onore di Tsewang Norbu siano sospese e il corpo del monaco consegnato alle autorità.

Liberamente tratto (e modificato) dal blog di Piero Verni. E qui un commento del primo ministro Lobsang Sangay.

Il metodo tradizionale asiatico di autoimmolazione è storicamente molto importante. Viene usato da chi lo pratica a) per testimoniare b) per attrarre l’attenzione del mondo c) per punire moralmente chi lo ha costretto al gesto.

Secondo voi il governo cinese si sente moralmente colpevole – e quindi molto in colpa – per aver istigato Tsewang al suicidio?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.