Enrica Garzilli su Il Fatto quotidiano: Lobsang Sangay rimpiazza il Dalai Lama - "La Cina ai cinesi e il Tibet ai tibetani"

Enrica Garzilli su Il Fatto Quotidiano. Con l’insediamento di Lobsang Sangay c’è una netta svolta nella politica del Tibet in esilio.  La “via di mezzo” del Dalai Lama mi pare completamente superata, quella che propugnava l’autonomia del paese in seno alla Cina. E prevedo nuove lotte.

 

Nel discorso di giuramento  Sangay ha esortato i tibetani a lottare “fino a sacrificare la vita”,  se necessario, per riunificare il Tibet “di qua e di là dell’Himalaya” e di riportare il Dalai Lama nella sua città di origine, Lhasa.  Ha pronunciato parole durissime verso la Cina.  E ha ribadito il vecchio patto di mille anni fa:  “La Cina ai cinesi e il Tibet ai tibetani”. La Cina, dice Sangay, non persegue “una politica socialista ma colonialista”. Sangay ha giurato di perseguire l’indipendenza del paese.

Se Sangay non verrà eliminato prima in qualche modo, temo che vedremo lacrime e sangue fra i tibetani. Ma, forse, potremo anche vedere un Tibet diventato di nuovo libero. Spero solo di  essere ancora qui per vederlo.

(Tra l’altro, il nuovo primo ministro era Research Fellow alla Harvard Law School, la facoltà di giurisprudenza, come lo ero io)

 

 



Commenti

  1. "temo che vedremo lacrime e sangue fra i tibetani"

    Perché, non è lo stesso adesso?

    "Ma, forse, potremo anche vedere un Tibet diventato di nuovo libero. Spero solo di essere ancora qui per vederlo."

    È ciò che mi auguro, il Tibet di nuovo libero.

    Scritto da Julo d., 3 anni, 1 mese fa


  2. Sì è lo stesso, ma "moderatamente". Se insorgono davvero il sangue scorrerà a fiumi. E' la stessa differenza che passa nell'omicido magari brutale di un civile in guerra e un genocidio come crimine di guerra.

    Scritto da boh, 3 anni, 1 mese fa


  3. Cara Enrica, ho letto il tuo articolo: complimenti. Hai colto il momento storico che sta vivendo l'intero Tibet. "Il Tibet appartiene al popolo tibetano e non a pochi re o lama" ha detto il Dalai Lama nel passare le consegne. Per quanto riguarda il futuro, l'Oriente ci ha abituato a tempi lunghi. Perché cambino le cose a Lhasa, dovranno prima cambiare a Beijing. Quello che Lobsang Sangay farà, sarà di tenere pronto e unito il popolo tibetano.

    Scritto da carlo buldrini, 3 anni, 1 mese fa


  4. Credo Carlo che le cose succederanno prima di quello che tu pensi. Anche la Cina è in continua evoluzione.

    Grazie dei complimenti, fatti da te (che sei, oltre che un vero specialista, anche un ipercritico) valgono il doppio!

    Scritto da boh, 3 anni, 1 mese fa


  5. [...] fedelissimi e ultraselezionati che continuassero il suo lavoro e che si sostenessero a vicenda.Una scuola orientale, [...]

    Scritto da La scuola orientale di Giuseppe Tucci » Giuseppe Tucci, 3 anni, 1 mese fa


  6. Lei che è un’esperta, può spiegarmi come sia possibile che il Dalai Lama, ex monarca di stampo medioevale per nascita, cultura e formazione, in passato e tuttora ispiratore, fautore e promulgatore di atti di violenza tanto “compassionevole” quanto feroce e gratuita, sostenitore di princìpi controversi come l’elevazione mistica della superstizione, della fornicazione, dell’aborto, della tortura, dell’omicidio e delle violenze sui minori, sia mai in grado di gestire un paese modernamente, in pace e democrazia?

    Il protocollo lamaista di amministrazione temporale, infatti, è sempre stato l’antitesi della democrazia e della fratellanza. Per quale ragione, oggi, dovrebbe essere diverso?

    Quale cambiamento epocale sarebbe mai avvenuto nei rituali lamaisti per far sì che i metodi tradizionali siano stati abiurati o quantomeno modificati? Chi può garantircelo? Ad oggi, non sono pervenute notizie di cambiamenti in questo senso, anzi, casomai abbiamo recentemente assistito a dimostrazioni dell’esatto contrario.

    Vada a vedersi il servizio di Al Jazeera su YouTube che compare a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=KqON2lxArek

    E’ giusto ingannare l’opinione pubblica? E’ legittimo contaminare irreversibilmente la cultura della gente, spacciando un regime per pacifico e democratico senza il minimo conforto storico, anzi, contro le prove dell’inverso? E’ giusto sponsorizzare un sistema che ancora oggi dimostra di essere violento, sopraffattore e anacronistico, solo perché si pensa che questo serva da piede di porco per scardinare il “forziere Cina”?

    E’ assolutamente certo che il Dalai sia figlio della cultura tibetana, ma è assolutamente incerto – perché non ne abbiamo la benché minima prova – che egli ed i suoi seguaci siano intenzionati a rinnegare gli aspetti di intolleranza e fondamentalismo violento, tipici della loro cultura.

    Scritto da Nedo Paglianti, 3 anni, 1 mese fa


  7. Intanto che inganno l’attesa per vedere che fine fa il mio post precedente (non sia mai che me lo pubblichi) vogliamo fare due chiacchiere su Samdhong Rinpoche, il precedente "primo ministro", famoso come Berlusconi in quanto mai eletto da nessuno?

    (a proposito: ha notato quante impressionanti analogie tra il berlusconismo e lamaismo e quante sconcertanti similitudini tra i discorsi di Berlusconi e quelli del Dalai?)

    Orbene, sempre nel filmato su YouTube che le ho segnalato prima, al minuto 6 e 5 secondi c’è un’intervista all’anziano amministratore che, a dir poco, ha del raccapricciante.

    L’intervistatore gli mostra uno di quei cartelli, apposti all’ingresso di tutti i negozi di Dharmasala, che vieta l’ingresso ai praticanti Shugden (sì, proprio loro, quelli che protestano contro le persecuzoni che il Dalai attua contro di loro, quelli che in Europa sono conosciuti come la Western Shudgen Society).

    Il “primo ministro” Samdhong Rinpoche, che trasuda fastidio da tutti i pori, prende il cartello, lo legge e commenta: «E’ vero… (poi legge dal cartello): “Coloro che non si sono dissociati dalla perpetrazione (del culto) dello spirito (Shudgen), sono cortesemente pregati di non entrare in questo negozio” … E’ molto chiaro… e quindi perché loro dovrebbero entrare in quel negozio?! E’ ingiusto per la controparte … Molti praticanti Shudgen stanno diventando terroristi e sono capaci di uccidere chiunque… sono capaci di picchiare chiunque. E’ molto chiaro che adesso la gente seguace di Shudgen è molto vicina al governo della Repubblica Popolare Cinese. Questo è evidente.».

    Già: “Perché loro dovrebbero entrare in quel negozio?!”. Allucinante. C’è da chiedersi in quale misura le dichiarazioni di questo signore siano frutto di un principio di Alzheimer (ma allora perché era primo ministro?!) e quanto, invece, siano la gelida rappresentazione della verità.

    Se a farle fosse stato un membro del parlamento Finlandese, sicuramente si sarebbe trattato di demenza senile, ma datosi che si tratta di un Lama tibetano, la risposta è assolutamente coerente con quella del Sig. Tsultrim Tenzin che definisce il Dalai, nello stesso servizio, uomo-dio infallibile e, anzi, sarebbe stato sorprendente il contrario. L’una risposta conforta l’altra e la completa. Questo è il quadro. Questo è il modo migliore per capire che cosa sia, in realtà, il lamaismo e come esso intenda amministrare il proprio regno.

    Se questo "primo ministro" nominato dal Dalai è come il precedente, siamo a posto.

    Signora Garzilli, perché non comincia a documentarsi sul serio? Oppure lei è davvero una praticante lamaista come io fermamente ritengo? In tal caso, mi scuso, perché la fede non si discute.

    Comunque sia, mi scriva in privato se pubblicare i miei post le crea disagio. A me piace il confronto, perché è solo con il confronto che ci si migliora.

    Cordiali saluti.
    Nedo Paglianti

    Scritto da Nedo Paglianti, 3 anni, 1 mese fa


  8. Gentile Nedo Paglianti, mi spiace ma i link nei commenti non li lascio. Quindi la sua polemica è inutile.

    A me Lobsang Sangay piace, a occhio e croce. Mi sembra molto diverso da Tenzin Gyatso, e un laico "forte" ci voleva. Tutto qui. Il Dalai Lama fa bene il sio lavoro, da religioso, lui penso che agira’ molto diversamente. In modo politicamente efficace.

    Scritto da boh, 3 anni, 1 mese fa


  9. E’ vero, mi scuso per il link. Comprendo e condivido: troppo spesso i blog vengono usati da mascalzoni che si fanno pubblicità a fine di lucro, ha perfettamente ragione lei.

    Allora facciamo così, lei vada su YouTube e nel campo di ricerca digiti "texadebooks". Appariranno alcuni filmato. Quello che le ho consigliato di vedere è quello che si intitola "People & Power–The Dalai Lama: The devil within (sottotitolato in italiano …". Ovviamente, sempre che le vada di documentarsi.

    Lei evidentemente non sa–o fa finta di non sapere–che cosa sia davvero il parlamento di Dharmasala.

    L’espressione "un laico forte che ci voleva" ha senso in un contesto politico pluralista, non nell’ambito lamaista.

    Il parlamento di Dharmasala è monocolore, da sempre. Il parlamento di Dharmasala è tutto tranne che un luogo di dibattito. E’ un "organo" la cui sola funzione è quella di ratificare le decisioni, i sogni e le isterie dell’uomo-dio Dalai Lama.

    Cerchiamo di non confondere i lettori. Parole come "parlamento" inducono subliminalmente al concetto di metodo democratico. Non inganniamo la gente. La democrazia è stata ed è assolutamente sconosciuta ai lamaisti.

    Tenga presente che finché i membri del "parlamento" di Dharmasala continueranno a considerare il Dalai quale uomo-dio infallibile come così candidamente dichiarano Tsultrim Tenzin ed i suoi colleghi, non ci sarà mai nessun laico forte che tenga.

    Il problema è profondissimo: o il lamaismo rinuncia a riconoscere il Dalai come emanazione Buddhica (chi riconosce l’autorità indiscussa del Dalai Lama lo fa perché ritiene che egli sia un essere soprannaturale, incarnazione di Chenresi o Avalokitesvara, l’arcangelo che non può sbagliare), oppure ogni parola che un Dalai pronuncerà da qui all’eternità sarà legge, laico forte o debole che primo ministro sia. Il primo ministro, ma anche il secondo, potranno e dovranno solo assoggettarsi.

    Basterà che il Dalai metta in dubbio anche per un solo istante l’autorità di quel primo ministro ed il Sig. Lobsang Sangay sarà trombato in eterno, in senso amministrativo ovviamente.

    Lei, Signora Garzilli, merità molto di più che l’appellativo di culturalmente monocola. Si documenti anche altrove, non dico per cambiare idea, ci mancherebbe, ma mettiamila così: se non altro per rafforzarsi nelle sue attuali convinzioni.

    Le rinnovo l’invito, calorosamente, a visitare il sito della Texadebooks Edizioni.

    Cordiali saluti.

    Scritto da Nedo Paglianti, 3 anni, 1 mese fa


  10. Carissimo sig. Paglianti

    che un ateo e materialista qual Lei sembra venga a spiegare il mondo tradizionale tibetano è una vera aberrazione. Mai si è sentito che dal meno si ricavasse il più…Non si può certo discutere la funzione del Dalai Lama e dei concetti di democrazia che propinate a destra e a manca ormai si stanno accorgendo un po’ tutti che non contano niente. Del Tibet tradizionale e spirituale sarà anche rimasto poco ma sicuramente è successo anche perché come Lei hanno contribuito in tal senso (si risparmi nella risposta al mio commento di dirci che Lei è pure contento di quel che dice e fa, diciamo della Sua missione "liberatrice"). Se invece di criticare il Dalai Lama usasse per sé e per gli altri un po’ della Compassione di cui il Dalai Lama stesso cerca di insegnare agli uomini con l’esempio forse avremmo meno problemi tutti quanti. Spero che la smetta di consigliare agli altri di documentarsi e generosamente si volga a dar il suo aiuto a coloro che soffrono indipendentemente dal fato che siano o meno tibetani…

    Carissima Prof. Garzilli

    sempre con ’sto laicismo…vabbè non voglio entrare in polemica ma solo segnalarLe che mi son permesso di rispondere al suo commento sul blog "Terre Basse" magari ha piacere di leggerlo. Insomma veda Lei…

    Grazie mille. Saluti.

    Fabio

    Scritto da Fabio, 3 anni, 1 mese fa


  11. [...] post sul Tibet e la drammatica situazione che sta vivendo. Via Orientalia qui e qui. Like this:LikeBe the first to like this post. Questo articolo è stato pubblicato in [...]

    Scritto da Il dramma del Tibet | Sujaata News, 3 anni, 1 mese fa


  12. Caro Sig. Fabio (senza cognome),

    innanzitutto mi rammarico di non aver notato prima il Suo commento. Spero questo non porti pregiudizio all’attualità della discussione.

    Lei ha cannato completamente e del tutto la comprensione di quanto io ho tentato (evidentemente senza successo) di spiegare. Ben lungi dal solo pensare di sentirmi "ateo", sono semplicemente una persona alla quale piace approfondire le questioni. Evidentemente, per Lei, secondo il Suo format culturale, tutti coloro che non bevono fandonie ad occhi chiusi sono atei. Contento Lei.

    La violenza verbale con la quale mi aggredisce, non mi sorprende affatto, anzi è normale.

    Ci sono abituato. Ogni volta che affronto discussioni su questo tema del "finto pacifismo lamaista", finisco sempre, regolarmente, per schiantare ed annichilire senza appello le argomentazioni dei miei antagonisti. Mai–e sottolineo mai–che abbia trovato una sola persona che sia stata in grado di smentire, con dati alla mano di pari valenza, quanto sostengo.

    Quindi, succede regolarmente che a questi non resta altro che l’aggressione, proprio come ha fatto Lei. L’aggressione verbale, peraltro, è una forma di violenza ed è quindi esattamente coerente con lo spirito della filosofia e del metodo lamaisti, anche se Lei lo ignora.

    Tornando al mio ateismo, sono talmente "ateo" che il 16 Maggio del 1993 ero a Roma quando Giovanni Paolo II beatificò Padre Maurizio Tornay come martire, perché trucidato dai Suoi "pacifici e compassionevoli" lama sulla collina di Choula l’11 Agosto del 1949. Evidentemente a Lhamo Dondrub non riesce molto bene di insegnare la Compassione con la C maiuscola (nel 1949 era già ben al trono). Forse, quella con a c minuscola gli viene meglio.

    Minuscola come quella usata dai lama del monastero di Ganda quando pochi anni prima massacrarono i membri della comunità cristiana di Yianjing in Tibet perché si rifiutarono di abiurare alla fede cattolica, come ci racconta Gerolamo Fazzini (sì, proprio lui, l’autore de "Il libro rosso dei martiri cinesi"), nel luogo che ancora oggi è oggetto di pellegrinaggi e venerazione, tristemente noto come "il campo di sangue".

    Veda, caro Sig. Fabio, non sapere che la violenza è parte integrante del metodo lamaista da sempre e tutt’oggi, significa non conoscere nulla. Supportare una filosofia al punto di aggredire, senza peraltro dimostrare alcunché, chi invece cita fatti e documenti, è indice di inefficienza intellettuale. Chi crede in una filosofia violenta ritenendola pacifista senza accorgersi che invece è l’esatto contrario, dimostra, secondo me, un preoccupante sintomo di autismo culturale.

    Dire che il Dalai è un uomo di pace solo perché gli è stato impedito di continuare ad usare la violenza sin dal 1959, è come dire che Totò Riina non è mafioso perché è in carcere dal 1993.

    C’è una cosa però, tra quelle che lei ha detto, che capisco e comprendo: l’invito a smetterla di consigliare alla gente di documentarsi.

    Sono d’accordo, è così che bisogna fare: evitare a tutti in costi di apprendere. Altrimenti si può persino correre il rischio di essere costretti a rivedere le proprie convinzioni e, così facendo, a dare dimostrazione d’intelligenza. No?

    Cari saluti
    Nedo Paglianti (col cognome)

    Scritto da Nedo Paglianti, 3 anni fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.