Cina, nuova protesta in Tibet (e nuova repressione)

Puntsok“Armoniose”, così ieri un portavoce del ministro degli esteri di Pechino ha definito le relazioni tra i circa duemila monaci del monastero buddista di Kirti e le forze di polizia cinesi che da settimane lo stringono d’assedio. (da Free Tibet)

Questa è la situazione fra il governo cinese e il monastero di Kirti, armoniosa davvero.

Puntsok, un monaco di Kirti di 21 anni, che vedete in foto, il 16 marzo si è dato fuoco ed è morto per protesta contro l’occupazione cinese del Tibet. Da allora la polizia di Pechino ha represso duramente tutti i laici e i religiosi scesi nelle strade per chiedere libertà religiosa e di espressione. C’è stata una vera e propria escalation di tensione, tanto che il Dalai Lama ha rilasciato un comunicato in cui esorta i tibetani alla calma e implora Pechino di non scatenare una violenta repressione.

Il monastero in questo momento “è in pratica una prigione per i monaci che sono stati privati di ogni assistenza medica, il cui cibo è razionato e non possono uscire all’esterno (e dopo le 20 nemmeno dai loro dormitori). Il capo della locale sezione del UFWD (United Front Work Department), affermando di essere totalmente insoddisfatto delle risposte date dai monaci, ha annunciato che le “sessioni di rieducazione” continueranno per diverso tempo. Inoltre la popolazione locale è sottoposta a continue intimidazioni da parte della Polizia Armata e gli allievi della locale Scuola Superiore che avevano iniziato il 17 marzo uno sciopero della fame, sono anch’essi rinchiusi nell’edificio scolastico.”

(dal blog dell’amico Piero Verni, tibetologo e autore dell’unica biografia autorizzata del XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso)



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.