Perché Fukushima mi ha fatto smettere di preoccupare e mi ha fatto amare il nucleare

uranioSul Giappone e il disastro di Fukushima la voce non mia, assolutamente, ma di George Monbiot del Guardian. In un articolo che sta suscitando molte polemiche in Gran Bretagna e USA.

La fonte di energia alla quale la maggior parte delle economie ricorrerebbe se chiudesse i suoi impianti nucleari non sarebbe la legna, l’acqua, il vento o il sole, ma combustibile
fossile. Il carbone per tutta una serie di motivi (per i cambiamenti climatici, per l’impatto dell’estrazione, per l’inquinamento locale, per i danni e le morti dell’industria e addirittura per le scorie radioattive) è 100 volte peggiore dell’energia nucleare.

Io penso invece che sia vero che col nucleare succedono pochi incidenti, ma quando succedono sono disastri epocali. E durano molto a lungo. E’ come per gli incidenti aerei: ce ne sono molto meno di quelli con auto e moto ma, quando accadono, non c’è scampo. Anche senza pensare agli incidenti, basti pensare all’incidenza di leucemia fra la gente che vive vicino alle centrali: decine di volte maggiore di quelli che vivono lontano, e più la distanza aumenta più l’incidenza diminuisce. Inoltre, la dipendenza da altri paesi per l’approvigionamento delle risorse c’è comunque perché non tutti hanno l’uranio o, come l’Italia, non ne hanno in misura sufficiente (pare che ci sia un piccolo giacimento nei pressi di Novazza, vicino Bergamo). Tra l’altro, state attenti a cercare la parola “uranio” fra le immagini di Google, potreste impressionarvi.

Io non so voi cosa ne pensiate ma dovete pensare qualcosa, dato che prima o poi sull’argomento saremo chiamati a decidere. O almeno così spero.



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.