Inventarsi un lavoro

cane con cappottoDa mesi davanti al Palazzo di Giustizia qui a Milano vedo un signore molto ben messo, alto, con un bel paio di baffoni e un giubbotto verde fosforescente a righe, a metà fra quello dei posteggiatori o quello che usano per lavorare sulle strade e uno di un qualche ufficiale comunale, che ne so, un vigile, ma senza la scritta. Tiene un cane molto piccolo a fianco, con un cappottino in pile, quasi identico a quello della foto.

Se ci passate la mattina verso le 10-11 lo potete incontrare, va su e giù lungo il marciapiede con un gran sorriso buono.

Sventola una banconota da 10 Eu e chiede i soldi.

Datemi 10 Eu per sfamare questo povero cane, l’ho trovato abbandonato legato ai cancelli del’ENPA (n.d.r. Ente Protezione Animali). Lo vogliamo sterilizzare e dargli una vita decente ma non siamo più in grado di mantenerlo. Io da solo non ce la faccio. Vedete questo cappottino? L’ho comprato io, coi miei soldi!

Al che stamattina gli faccio:
Quando l’ha trovato abbandonato? Da quanto tempo ce l’ha?
Preso alla sprovvista, mi risponde con un’aria furba: “Da 6 anni.”

Poi si volta e sistema bene in tasca un bel fascio di banconote da 10.
Una signora che passa scuote la testa mi fa: “Lo lasci perdere, sono anni che batte Milano dale 9 alle 12 con quel cane poi torna a casa. Non fa altro nella vita.”

Lui sono anni che si guadagna da vivere spacciandosi come uno dell’ENPA che vuole aiutare un povero, piccolo cane. Creativo, la trovata del giubbotto finto-vigile è geniale.
Ma possibile che la gente sia tanto fessa?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.