Università d'Italia massima trasparenza

Oggi ho ricevuto questo dalla Presidenza di facoltà:

Ai sensi dell’art. 18 co. 1 lettera b e c) della L. 240/2010 dichiara sotto la propria personale responsabilità

di NON avere un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso [cioè cugini], con un altro professore appartenente alla struttura didattica presso cui l’attività sarà svolta ovvero con il rettore o un componente del consiglio di amministrazione dell’ateneo.

In una università italiana che conosco bene il direttore era il marito di una professoressa, diventata tale in seguito al rapporto con lui. Quando ha vinto il concorso non aveva neanche finito il dottorato e non aveva pubblicazioni, né aveva mai insegnato, ma era già la sua fidanzata. Quando, dopo sposata, l’ha piantato per un body builder, ha perso il nuovo concorso. Poteva aspettare eh.

Lo stesso direttore aveva fatto vincere il dottorato alla figlia di uno degli ordinari del suo dipartimento e suo elettore, e poi le aveva assegnato un incarico di insegnamento nello stesso dipartimento (suo e del padre).

Al figlio del migliore amico del direttore, un ordinario notoriamente talmente somaro che diceva “sanscrìtto” invece di “sanscrito” (non so perché mi abbia dato la morte civile quando in Consiglio di Facoltà gli ho risposto “sant’orale”), quello per intenderci che aveva fatto vincere la moglie del direttore di cui sopra in qualità di presidente di commissione di concorso, gli era stato fatto vincere un dottorato presso il direttore suddetto ed era avviato a una sicura e piana carriera accademica. Poi se lo sono tolto di torno facendolo vincere una prestigiosa borsa di studio all’estero. Uno che nascondeva i libri della biblioteca perché non sapeva come ritrovarli se li avessero messi a posto, per dire. La tesi di laurea, sostenuta nello stesso dipartimento di suo padre, gli era stata scritta da un professore associato dello stesso dipartimento, in cambio dello strenuo appoggio da parte del padre al fine di ottenere il concorso da ordinario.

E ora qui fanno gli schizzinosi!



Commenti

  1. intrighi, parentele, legami erotici, lo sfondo perfetto per un giallo, cara boh

    Scritto da diego b, 3 anni, 6 mesi fa


  2. [...] la lettura con la fonte di questo articolo: Università d'Italia massima trasparenza | Orientalia Articoli correlati: Scuola di Dottorato in Culture Classiche e Moderne » Pubblicazioni [...]

    Scritto da Università d'Italia massima trasparenza | Orientalia, 3 anni, 6 mesi fa


  3. Vero eh? Sembra una trama di fantasia.

    Scritto da boh, 3 anni, 6 mesi fa


  4. Ciao!

    Anzitutto: meravigliosa la battuta "sant’orale"!!! Nel caso mi succeda di sentire un "sanscrìtto" da qualche parte, ti prego, permettimi di utilizzarla.

    Poi: tutto sbagliato, ovviamente, il proposito della comunicazione. Come al solito in Italia si fanno le cose alla carlona, così, tanto per far vedere che qualcosa si sta facendo. A parte che io a questo punto sarei per la cosiddetta chiamata diretta, e così ci leviamo di mezzo tutte le beghe di commissioni fasulle e di rimborsi viaggio (magari gonfiati), ma non vedo quale possa essere il problema di mandare avanti un amico o un parente, a patto che sia bravo e se lo meriti… e torniamo all’esempio del Trota(-capra), davvero emblematico dello status quo.
    Più in generale, mi pare che in Italia si riesca a stabilire delle regole solo a livello "metrico", ovvero solo misurando, facendo tabelline con schemetti fissi ecc–il 4° grado di parentela ne è un esempio lampante.
    Un altro esempio è la legge anti alcol per i guidatori: direttamente importanta con gli etilometri (etilo-metri) dall’America, si affida tutto alle misurazioni–spesso errate–di una macchinetta che raramente viene tarata. In America si sono quasi tutti accorti da mo’ che non funziona e che non è attendibile e sono ritornati alle buone e vecchie prove empiriche, tipo camminare diritti, stare fermi in piedi su una gamba sola, ecc. Dico questo perché un tizio che conosco tempo fa si è tracannato 8 birre medie, lo hanno fermato e l’etilometro ha segnato un misero 0,2… alla faccia delle facilitazioni enzimatiche! Così il fortunato è potuto tornare al volante e dirigersi tranquillamente in un altro bar dove continuare a bere ancora un po’… forse se lo avessero fatto camminare dritto seguendo la linea bianca sul ciglio della strada…

    Altro aspetto: spesso ho notato che all’università chi ricopre ruoli di prestigio (leggi: ordinari) per dimostrare il proprio potere fa vincere un posto ad un allievo zuccone, magari in un altro Ateneo rispetto al suo (o magari anche nello stesso!). Oppure, il barone, che non desidera che la sua vivida luce sia oscurata da un allievo più bravo, fa in modo che quest’ultimo non abbia futuro. In ambo i casi il risultato è il depauperamento della proposta scientifica universitaria. Sia perché lo zuccone, in quanto zuccone, insegnerà da zuccone e appoggerà altri zucconi come o peggio di lui, sia perché i bravi allievi o cambiano vocazione o se ne vanno all’estero. Si potrebbe poi dare il caso che lo zuccone di seconda generazione, ovvero quello piazzato dal primo zuccone, allievo del barone, sia ancora più zuccone del primo zuccone, poiché il primo zuccone lo scieglie un po’ meno bravo di lui perché la sua luce non venga a sua volta oscurata… e via di seguito, verso il baratro. Ovviamente non voglio dire che succeda SEMPRE così, ma spesso sì.

    Che dire… facciamoci coraggio!
    k

    Scritto da krishna, 3 anni, 6 mesi fa


  5. Anche io sono per la chiamata diretta o cooptazione, che in pratica c’è già.

    Sai che diceva sempre il mio direttore a Harvard? Un genio spesso mette uno bravo, questi uno mediocre e ilnmediocre un semplice galoppino. 3-4 generazioni e sono sempre più somari, fino a che c’è qualcuno così stupido che non si rende conto di niente e qualcuno bravo torna. Spesso ci vogliono 100-150 anni. Sai una cosa? Conosco bene gli esempi italiani ed e’ assolutamente vero.

    La paura e’ una brutta cosa, temere la concorrenza. O non voler dividere la torta. I potenti si illudono che i mediocri siano più gestibili e stiano più zitti. Spesso e’ pure vero!

    Scritto da boh, 3 anni, 6 mesi fa


  6. guarda cara boh, è un problema enorme quando si mescola cultura e potere

    sto leggendo un libro di storia della scienza (poi magari avrò l’immeritato piacere di avere il tuo giudizio sulla mia recensione), ebbene emerge che tantissimi scienziati, persone che hanno scoperto cose importantissime, hanno fatto poi fatica enorme, più che nelle ricerche vere e proprie, a farle accettare al mondo accademico

    spesso addirittura, specie nell’800, erano ricercatori dilettanti, gente ricca che lo faceva con soldi propri, quelli che riuscivano a concepire e produrre ricerche e idee importanti, e il mondo accademico di solito era nemico fino all’evidenza dei fatti

    pensa einstein, quando concepì la famosa teoria E=M2, era un semplice verificatore dell’ufficio brevetti di berna, e quell’anno lì gli rifiutarono un incarico all’università, addirittura nei licei e perfino una promozione nell’ufficio, insomma era considerato uno studioso pressochè dilettante

    con questo non voglio dire che chi ha titoli accademici sia sempre un cretino ma di certo fra istituzioni e cultura vera c’è sempre stato un rapporto problematico

    Scritto da diego b, 3 anni, 6 mesi fa


  7. Non sarebbe stata, questa, una buona occasione per fare nomi e cognomi? Lo sappiamo tutti come funzionano le cose; ma le accuse generiche non portano da nessuna parte.

    Scritto da marco, 3 anni, 6 mesi fa


  8. Diego si’, cultura e potere. In effetti gli ho dedicato un capitolo nel mio ultimo libro.

    Dispiace vedere quante risorse sprecate, tutto qui. Per produrre e trovare cosa? Niente.

    Sempre come dice il mio direttore:"grazie per acervi detto cose ben note".

    Scritto da boh, 3 anni, 6 mesi fa


  9. Marco sono fatti, non accuse. Accuse di che? L'evidenza dei farti parla da sola. E so per certo che almeno due dei personaggi suddetti mi leggono.

    Scritto da boh, 3 anni, 6 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.