Bullismo digitale

cyberbullyingUn nuovo crimine, il cyberbullying o bullismo digitale.

Il precedente, che ha fatto scalpore in USA, è il suicidio, il 22 settembre scorso, di un ragazzo di 18 anni, Tyler Clementi, che era stato filmato mentre andava con un uomo. Il video era poi stato mandato in streaming su Internet da due compagni di college.

Come può adeguarsi la legge? Non può farlo, risponde su The New York Times John Palfrey, professore alla Harvard Law School, perché la legge non può essere così specifica contro i crimini su Internet, visto che la tecnologia viaggia più veloce di ogni legislazione.



Commenti

  1. Cara Enrica, mi sembra che si possa dire che il bullismo è bullismo.
    "Cyberbullying is just bullying that happens to be mediated through digital technologies. There's nothing fundamentally different about it."
    Probabilmente nel sistema di common law americano, la questione si fa più spinosa: forse servono nuove metafore legislative.

    Gli spazi virtuali sono simili a quelli reali? L'interazione a valori sociali analoghi?
    L'onore virtuale e reale sono collegati?
    L'amore virtuale e quello reale si compensano?
    Una lesione emotiva o economica in una società virtuale, dove tutto si propaga senza controllo, è maggiore o minore di una lesione reale?
    Occhio per Occhio, Smile per Smile?

    Mi sembra che la cyberificazione della nostra vita da un lato si presenta come un fenomeno utile, dall'altro rischia di trasformarsi in un mostro alienante e senza volto.

    Scritto da stefano / The Catcher, 1 anno, 5 mesi fa


  2. Per una volta Stefano concordo su tutto con te!:) Il punto è che il bullismo è sempre bullismo ma i pericoli che ci sia e si propaghi, grazie alle nuove tecnologie, è centuplicato. Tutto qui.

    Ora c'è un potere di propazione e diffusione, e un potere concreto di commettere questi reati (per es filmando di nascosto o facendo foto di nascosto), che non c'era prima.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 5 mesi fa


  3. io penso che il male sia, nel 2010 d.C., che qualcuno si uccide per vergogna d'essere omosessuale; la tecnologia è un mezzo, certamente amplifica, ma il pregiudizio è preesistente ad essa

    Scritto da diego, 1 anno, 5 mesi fa


  4. Sì, in effetti è assurdo e ingiusto: eppure ancora oggi ci vuole tantissimo per un omosessuale dichiararsi tale in famiglia (vedi anche Tiziano Ferro, per dire uno famoso). So di tantissime tragedie familiari, botte fino a diventare blu e così via.

    Scritto da Boh/Orientalia4All, 1 anno, 5 mesi fa


  5. il tema dell'omosessualità è molto complesso, io per inciso, sarò sincero, ho idee personali non sempre in linea con le avanguardie del movimento gay,

    però è ovvio che ogni forma di condanna, di pregiudizio, di sofferenza inflitta, a causa delle proprie preferenze sessuali, mi vede totalmente avverso

    sicuramente, come nel caso da te opportunamente richiamato, la potenza dei nuovi media diffusi, amplifica e rende più crudeli le forme di irrisione, di gogna, di messa alla berlina

    ora, la questione se la potenza dell'internet, di youtube, dei social network, possa ingenerare non solo un problema di “quantità” del male che fai prendendo in giro qualcuno, ma anche un problema intrinseco di "qualità”, cioè bisognerebbe capire se esistono forme di crudeltà “specifiche” dei nuovi media

    Scritto da diego, 1 anno, 5 mesi fa


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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.