L'arresto di Antonio Iovine dei Casalesi, lo Stato, la gente

Antonio JovinePreso con grande risalto dei media internazionali e del ministro Maroni il bell’Antonio del clan dei Casalesi. Ne parlano tutti come di un grande risultato dello Stato.

Stamattina guardavo il TG1 delle 8 e lo vedevo portare via da Polizia e Carabinieri ridente, con la faccia da sfottò da chi ha vinto e ha beffato tutti per anni (si vede un po’ anche nel video del Corsera). Bene, rientra nel personaggio. Un Grande Capo non sgattaiola via torcedosi le mani come fosse lo zio di Sabrina.

Due cose però saltavano all’occhio. La prima è la gente. La gente intorno, mentre veniva portato in auto, inneggia, lo chiama a gran voce, commenta con voce allegra: in una parola, lo festeggia. Non credo che siano stati tutti suoi compari. Lui si guarda intorno ridente e soddisfatto e ci manca poco che alza la mano a benedire.

Subito dopo viene interrogato il Procuratore capo della Procura di Napoli che dice “Sì è una grande vittoria e dimostra come le intercettazioni siano indispensabili non solo per localizzare i latitanti, ma per prenderli“. Neanche finisce la frase e viene tagliato, forse questro discorso sull’importanza delle intercettazioni a qualcuno del TG non piace.

Mi chiedo quindi: ma davvero la maggior parte delle persone, almeno in loco, è contro la criminalità organizzata transnazionale – leggi mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita? E inoltre, siamo certi che le forze che rappresentano al legge siano favorevoli alla limitazione dell’uso delle intercettazioni?

Mi sembra molto evidente lo scollamento fra l’azione dello Stato, quando c’è, e la gente. E non solo la gente comune ma i funzionari dello Stato stesso, anche quelli ad alto livello. Questo Stato e le sue leggi, insomma, a chi piacciono?



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L'autore del blog

boh

Questo è il blog di Enrica Garzilli, specialista di indologia e di studi asiatici e docente di Storia del Pakistan e dell'Afghanistan presso il Dip. di Studi Politici dell'Università degli Studi di Torino.